Se parliamo di serie televisive che hanno raccolto molto meno successo e notorietà di quanto avrebbero effettivamente meritato, non possiamo non parlare di Fermati e prendi fuocola quale ha portato sul piccolo schermo le vicende di una fase decisiva della storia umana – eppure ancora poco sfruttata – come la rivoluzione digitale.
Andata in onda su AMC dal 2014 al 2017 per quattro stagioni, la creazione di Christopher Cantwell e Christopher C. Rogers non ha mai riscontrato un grande successo di pubblico durante la messa in onda, al quale ha tuttavia fatto da contraltare un consenso critico in crescita costante. Ad oggi Fermati e prendi fuoco è infatti riconosciuto come uno dei ritratti più lucidi, ambiziosi e umani della rivoluzione tecnologica a cavallo tra gli anni ’80 ei primi ’90.
Ambientata nel pieno boom dei personal computer e alle soglie della nascita del World Wide Web, la serie racconta una versione romanzata ma sorprendentemente credibile dell’industria tech, osservata dall’interno. Il titolo stesso, Fermati e prendi fuocorimanda a un’espressione gergale dell’informatica riguardante una sequenza di istruzioni in grado di mandare in crash irreversibile una CPU. Insomma, un riferimento perfetto per una serie che parla di visioni, ambizioni e fallimenti pronti a esplodere da un momento all’altro.
Al centro della storia c’è Joe MacMillan – un magnetico Lee Pace – ex dirigente IBM e imprenditore carismatico, ma profondamente manipolatore, che entra nella fittizia Cardiff Electric con l’obiettivo di clonare il PC IBM sfruttandone l’architettura aperta. Un’idea tanto brillante quanto pericolosadestinato a generare tensione non solo con i colossi del settore, ma anche all’interno del suo stesso team.
Fermati e prendi fuoco non è solo una serie sul progresso tecnologico, ma soprattutto sui rapporti umani che lo alimentano e lo complica. Accanto a Lee Pace spiccano Scoot McNairy nel ruolo di Gordon Clark, ingegnere informatico di talento segnato da un fallimento passato, e Kerry Bishé nei panni di Donna, moglie e collega, destinata a emergere come una delle figure più incisive dell’intero racconto. A completare il quadro c’è Mackenzie Davis, straordinaria nei panni di Cameron Howe, una programmatrice prodigio e designer di videogiochi, anima ribelle e visionaria che diventerà una delle forze trainanti della serie.
Con una scrittura fattasi sempre più raffinata stagione dopo stagioneuno stile visivo riconoscibile e personaggi in costante evoluzione, Fermati e prendi fuoco ha costruito il suo valore nel tempo, lontano dai riflettori ma con una coerenza difficile da ritrovare in altre serie. È una di quelle serie che chiedono attenzione e pazienza, ma che sanno ripagare lo spettatore con una profondità emotiva e narrativa sempre più rara nel panorama televisivo contemporaneo.
Oggi, guardata a distanza di anni, appare chiaro come Fermati e prendi fuoco meritasse ben altro destino in termini di pubblico. Ad oggi rimane uno dei gioielli nascosti della serialità degli anni 2010 e, senza dubbio, uno dei progetti più riusciti e intensi nella carriera di Lee Pace che merita di essere recuperato quanto prima.
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