In aula a Pavia, per l’incidente probatorio nell’inchiesta su Andrea Sempio per il delitto di Garlasco, è presente anche Alberto Stasi, condannato per l’omicidio dell’ex fidanzata Chiara Poggi. È entrato coi suoi legali senza rilasciare dichiarazioni.
“Stasi è interessato a seguire l’udienza – ha spiegato l’avvocato Antonio De Rensis – e questo mi fa piacere”. Stasi non può rilasciare dichiarazioni in quanto in semilibertà. Parlerà in aula? “Non lo sappiamo, l’udienza non è ancora cominciata”, si è limitato ad aggiungere il legale.
Video Garlasco, legale Stasi: ‘E’ interessato a seguire l’udienza’
Ultimo atto, stamani, nell’aula del tribunale di Pavia, ‘assediato’ come sempre da troupe televisive e giornalisti, per l’incidente probatorio sul delitto di Garlasco (Pavia). Gli esperti si confronteranno soprattutto su quel Dna maschile estrapolato dalle unghie di due dita di una mano di Chiara Poggi che la consulenza della Procura della Repubblica di Pavia e del gip, Denise Albani, ritengono compatibile con quello di Andrea Sempio o dei componenti della linea paterna della sua famiglia. Dopo la discussione in incidente probatorio, quel che ne risulterà entrerà come prova in un eventuale processo che la Procura sembra intenzionata a chiedere. Albani scrive di una compatibilità “moderatamente forte” in un caso, e nell’altro di “moderata”. La perizia, di per sé, nel suo linguaggio asettico è cauta: “Non si può dire” che Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto del 2007 e per il cui omicidio è stato condannato l’ex fidanzato della ragazza, Alberto Stasi, si sia difesa perché è impossibile “stabilire con rigore scientifico” se quelle tracce genetiche siano state “sotto o sopra” le unghie e se si tratti di Dna “diretto o mediato”.
Per Angela Taccia e Liborio Calatiotti, difensori di Sempio, non è affidabile dal punto di vista scientifico l’analisi effettuata nella perizia genetica, perché si basa, come chiarito dalla stessa Denise Albani, su dati documentali del 2014 “non consolidati”. Perizia che non può dire nemmeno se quel Dna trovato sulle unghie di Chiara Poggi, sia effetto di un trasferimento diretto da contatto o mediato da un oggetto. Inevitabile che siano di diverso avviso i difensori di Stasi. Per Giada Boccellari e Antonio Derensiis, la perizia di Albani ha confermato le analisi dei loro esperti, che hanno portato alla riapertura dell’inchiesta su Sempio, e anche la consulenza della Procura, sulla compatibilità di quel profilo genetico con quello del 37enne o dei familiari della linea paterna. Per i consulenti dei legali dei Poggi, infine, una perizia basata su dati “non consolidati” non ha alcun valore scientifico e non aggiunge, dunque, in sostanza, nulla di nuovo al caso. Potrebbero esserci però eccezioni tali da muovere l’udienza. Per esempio la richiesta dell’ingresso nell’incidente probatorio della traccia 33, trovata su un muro, che presenta tracce biologiche (ma quel pezzo d’intonaco “grattato” nell’inchiesta del 2017 manca). Una richiesta del legale della famiglia Poggi in tal senso è stata già respinta due volte dalla Procura. Dopo un’eventuale richiesta di rinvio a giudizio si parlerà anche delle telefonate a vuoto di Sempio al fratello di Chiara, Marco, pur sapendolo assente, e dello scontrino del parcheggio che per l’accusa non è di Sempio, che ha sempre detto che ti trovava a Vigevano mentre Chiara veniva uccisa.
Il legale dei Poggi: “Accertamenti forse necessari, ma sconvolgono la vita”
“Gli accertamenti sono stati fatti, siamo a questo punto, forse sono necessari ma finiscono con lo sconvolgere la vita delle persone”. Così l’avvocato Francesco Compagna, che con il collega Gianluigi Tizzoni assiste la famiglia Poggi, al suo arrivo in tribunale a Pavia per l’incidente probatorio nell’inchiesta che vede indagato Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi.
L’avvocato Compagna si è detto inoltre “convinto della colpevolezza di Alberto Stasi” e, oltre a ricordare che questi accertamenti sconvolgono le persone, ha ricordato che “per Stasi sarebbe stata comunque praticabile l’ipotesi della richiesta di revisione della sentenza di condanna”.
L’avvocato Francesco Compagna, in una pausa dell’incidente probatorio per il delitto di Garlasco (la perita ddl gip Denise Albani ha finito la sua esposizione), ha spiegato che “la famiglia di Chiara Poggi non ne può più di questa attenzione morbosa in cui ciascuno in qualche modo strumentalizza una vicenda processuale per sostenere le proprie tesi”. “Ovviamente una maggiore riservatezza, una maggiore tutela delle persone coinvolte sarebbe auspicabile – ha aggiunto – ma vediamo che non è possibile. Io stesso ricevo sui social insulti, attacchi, questo è il risultato di tutto questo”.
“Io poi – ha aggiunto Compagna – lo faccio di professione, ma che le famiglie della vittima devono subire questo senza avere in nessun modo deciso di innescare polemiche è francamente assurdo e direi a volte ributtante”.
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