Istat, replica sul deficit: “Non bastava il 2,99%”
L’Istat respinge, con toni tecnici ma netti, la polemica sul decimale che ha tenuto l’Italia sopra il 3% di deficit. «Acquisire una fonte non significa necessariamente incorporarla poi nei conti», spiega il direttore del Dipartimento per la produzione dei dati economici, Stefano Menghinello: ogni informazione va valutata secondo le regole europee, perché l’Istituto deve garantire «armonizzazione e comparabilità» dei dati di finanza pubblica. Dopo il 31 marzo, aggiunge, la valutazione non è più solo nazionale ma «congiunta» con Eurostat. E il punto, dice, è anche evitare una «riserva sui conti», cioè un giudizio negativo di affidabilità da Bruxelles.
Ancora più esplicita la replica sulla soglia del 3%. «Si sono sentite parecchie cose e parecchi numeri», dice Giovanni Savio, direttore della contabilità nazionale. L’interpretazione di Bruxelles, ricostruisce, è quella dell’«eccesso del 3%»: non sarebbe bastato planare a 2,99. C’è «un’area di dubbio» tra 2,99 e 2,94, e solo quest’ultimo valore avrebbe potuto portare l’Italia fuori dalla procedura per deficit eccessivo. Inoltre, avverte l’Istat, il rapporto deficit/Pil è molto più sensibile al numeratore che al denominatore: per scendere sotto la soglia con una revisione del Pil sarebbe servito un aumento «molto ampio». (Valentina Conte)
