Nel panorama delle serie di fantascienza degli ultimi anni, poche produzioni hanno osato spingersi oltre i confini del plausibile come La Brea. Eppure, proprio questa sua natura sfacciatamente improbabile è ciò che l’ha resa un piccolo cult. Con tre stagioni alle spalle e una schiera di fan affezionati, la serie NBC continua ancora oggi a sorprendere per un concetto che ha dell’incredibile: una gigantesca voragine che si apre nel cuore di Los Angeles e trascina centinaia di persone indietro nel tempo, fino al 10.000 aC
A prima vista sembra l’incipit di un B-movie di fine anni ’90, e forse è anche per questo che La Brea è riuscita a conquistare l’attenzione del pubblico. Il suo mondo preistorico, popolato da mammut, tigri dai denti a sciabola, fenomeni naturali estremi e comunità rivali, è il perfetto mix di assurdità e avventura.
Il punto di forza della serie, però, non è solo l’idea folle di partenza. A renderla così sorprendentemente coinvolgente è il lancio guidato da Natalie Zea ed Eoin Mackencapaci di dare un’impronta emotiva a una storia che altrimenti rischierebbe di deragliare verso il puro delirio narrativo. I loro personaggi, divisi tra sopravvivenza in un mondo brutalmente ostile e il disperato tentativo di ricongiungersi con la famiglia, tengono saldamente al centro il fattore umano, anche quando la serie si concede deviazioni sempre più strane e imprevedibili.
Certo, La Brea non ha mai nascosto i suoi limiti produttivi: gli effetti speciali sono spesso modesti, il green screen è evidente e alcune svolte narrative sfidano apertamente la logica. Ma forse è proprio questa sincerità a renderla così affascinante. Non è una serie raffinata, non è Westworldnessuno Separazione — e non ha mai cercato di esserlo. È intrattenimento pop, esagerato, a tratti goffo e proprio per questo capace di regalare un divertimento genuino.
Oggi, con la possibilità di recuperarla integralmente in streaming e un interesse rinnovato verso titoli più “weird”, La Brea merita una seconda possibilità. Perché nessun’altra serie recente è riuscita a portare in TV un concetto così folle, così sfrontato e così autenticamente divertente. A volte, per staccare la testa, serve esattamente questo: una storia che non ha paura di andare troppo oltre.
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