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Un capolavoro di 350 anni considerato “inadattabile” diventerà un film (e sarà molto divisivo)

Si potrebbe pensare che, arrivati ​​a questo punto nella storia del cinemaogni grande opera letteraria sia già stata adattata per il grande schermo. In realtà non è così. Alcuni dei testi più celebri e influenti restano ancora oggi considerazioni “impossibili” da portare al cinemasoprattutto quando si tratta di opere monumentali in cui si intrecciano dimensioni umane, divine e soprannaturali.

In passato, Hollywood non aveva paura di affrontare questo tipo di sfide. I grandi kolossal storici e biblici erano una costante: basti pensare a film come I dieci comandamenti, Spartaco o Ben Huropere capaci di trasformare racconti epici in spettacoli cinematografici imponenti. Oggi, però, anche con budget sempre più elevati, le major tendono a evitare progetti troppo complessi o rischiosi, preferendo puntare su franchising consolidati.

Eppure qualcosa sembra stare cambiando. Dopo l’annuncio dell’ambiziosa trasposizione dell’“Odissea” da parte di Christopher Nolan, un altro progetto altrettanto audace è pronto a prendere forma: l’adattamento cinematografico di Paradiso perdutoil poema epico scritto nel XVII secolo da Giovanni Milton. Un’opera che, per secoli, è stata considerata praticamente impossibile da tradurre in immagini.

A raccogliere la sfida è Ruggero Avarysceneggiatore noto per lavori molto diversi tra loro, che spaziano da adattamenti letterari a progetti legati al mondo videoludico. Il suo nuovo film sarà prodotto da una realtà decisamente particolare: Ex Machina Studios, uno studio che punta a integrare l’intelligenza artificiale nei processi produttivi cinematografici.

Ed è proprio questo l’aspetto più controverso — e potenzialmente rivoluzionario — del progetto. Secondo quanto emerso, Paradiso perduto verrà realizzato sfruttando sistemi avanzati di AI generativacapaci di creare mondi complessi e scenari impossibili da ottenere con i metodi tradizionali, ma con costi decisamente più contenuti.

La storia, del resto, richiede un livello di ambizione visiva straordinaria. Il poema di Milton racconta la ribellione dell’arcangelo Lucifero contro Dio, la sua caduta negli inferi e la successiva trasformazione in Satana. Da lì prende forma il suo piano di vendetta: corrompere l’umanità appena creata, portando Adamo ed Eva a disobbedire e provocando così la Caduta e la perdita del Paradiso.

Si tratta di un racconto che alterna dimensioni cosmiche e momenti profondamente umani, seguendo sia il percorso di Satana — figura complessa e carismatica — sia quello dei primi esseri umani, alle prese con la tentazione e le conseguenze delle proprie scelte. Non sorprende, quindi, che per decenni Hollywood abbia esitato davanti a un materiale così vasto e stratificato.

Le difficoltà non sono solo narrative, ma anche tecniche. Rappresentare credibilmente il Paradiso, l’Inferno, gli angeli ei demoni è sempre stato un ostacolo enorme, così come trovare un equilibrio tra spettacolo visivo e fedeltà al testo originale. In questo senso, l’uso dell’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare una soluzione — o, al contrario, un nuovo problema.

Non è la prima volta che Avary si confronta con un’opera considerata “inadattabile”. In passato ha lavorato anche alla sceneggiatura di Beowulf, uno dei primi esperimenti su larga scala con la motion capture. Il risultato, però, è rimasto famoso anche per il cosiddetto “uncanny Valley”, quell’effetto disturbante che rende i personaggi digitali quasi realistici, ma non del tutto convincenti.

Questa volta, il regista è convinto che la tecnologia abbia finalmente raggiunto un livello tale da evitare quegli errori. L’obiettivo è realizzare una versione più fedele possibile al testo di Milton, sfruttando strumenti innovativi per dare forma a un universo visivo finora irraggiungibile.

Resta però una domanda fondamentale: il pubblico è pronto ad accettare un film costruito, almeno in parte, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale? Paradiso perduto potrebbe diventare un punto di svolta, non solo per il modo in cui adattiamo le grandi opere del passato, ma anche per il futuro stesso del cinema.

Leggi anche: Questo film di fantascienza ha un finale così sconvolgente che, ancora oggi, divide chiunque lo guardi

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