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Miranda Priestly non è più un mito, ma una maschera che detta il nostro tempo: come cambia un’icona

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Il Diavolo veste Prada 2 spiazza il pubblico perché non cerca l’epica, ma mostra una cruda e amara realtà: Miranda Priestly non è più un mito, è diventata una maschera del nostro tempo alla ricerca di nuove certezze e qualche punto fermo.

2 maggio 2026 21:01

Il Diavolo veste Prada 2 sta riempiendo le sale cinematografiche, ma le reazioni ei pareri a questo seguito sono contrastanti. Se il primo film è stata la rottura di un’argine e il lasciapassare all’interno del mondo della moda e delle passerelle, stavolta l’obiettivo è un altro: portare chi guarda direttamente nelle fiamme dell’inferno.

Un mondo profondamente cambiato nell’arco di vent’anni che attraversa le passerelle e arriva in un giornale di moda e lifestyle. Il riferimento però è anche all’editoria in generale e al mondo della comunicazione. Miranda Priestly è meno pungente e più fragile proprio perché gli anni che stiamo vivendo, a chiunque, non danno certezze. La strada che porta al successo è più veloce, lastricata di ostacoli, ma anche meno solida.

Miranda Priestly, un mito che non c’è più

Un giorno sei in cima, quello successivo torni nel baratro. Tutto va troppo veloce e ogni cosa – citando una delle protagoniste del film – ha un costo. Questo prezzo, però, non tutti sono disposti a pagarlo. Miranda Priestly, una perfetta Meryl Streep, anche questa volta è centrata. I fan avrebbero voluto vederla maggiormente cinica e parzialmente spietata. Non è stato possibile, perché nel mondo che tutti – dentro e fuori dall’editoria – stiamo vivendo nessuno ha più tempo di fare nulla. Persino di essere “squalo”.

Il Diavolo veste Prada come cambia Miranda Priestly
Il Diavolo veste Prada 2 mostra la metamorfosi di Miranda Priestly (Profilo Instagram ufficiale) – Cineblog

Miranda Priestly, nello specifico, è sempre stata una mantide. Arriva, conquista, divora. Vorrebbe farlo anche adesso, ma non può. Miranda Priestly dopo vent’anni è diventata impotente, non perché vecchia o fuori moda. Impotente di fronte alla velocità con cui avvengono i cambiamenti e si modificano i canoni. Il Diavolo veste Prada 2 non intende demonizzare il progresso: avverte, semmai, quanto sia pericoloso enfatizzare ogni cosa in maniera preventiva e spesso esagerata. Nel bene e nel maschio.

Il segno dei tempi

Oggi o sei un genio, oppure sei da buttare. Non esistono, nella moda e nella vita, le vie di mezzo e questo a una personalità come Miranda non può essere detto. Miranda è una donna che studia il territorio, valuta le persone e aspetta il momento giusto per agire. Ora non è più concesso – a nessuno – esitare. In qualsiasi campo viene richiesta immediatezza ed efficacia, senza la minima remora e chi tentenna è condannato all’oblio. Una sorta peggiore di un licenziamento.

Il Diavolo veste Prada 2 Meryl Streep nei panni di Miranda Priestly
Meryl Streep nei panni di Miranda Priestly (Instagram profilo ufficiale) – Cineblog

Sul lavoro e nella vita siamo tutti costretti a rincorrere qualcosa, anche se nessuno ha capito bene cosa sia davvero. Se successo, celebrità oppure semplice appagamento. La serenità è scambiata con l’efficacia. Si parla, anche a livelli alti, di elogio del fallimento. Fallire, però, nell’industria ad alti livelli non è contemplato e persino una come Miranda non può più morire. Deve limitarsi a sopravvivere. Senza costruire le basi per un avvenire professionale. Conta l’hic et nunc. Qui e ora, nient’altro.

Una finestra sul mondo

Ecco perché Il Diavolo veste Prada 2 ha spiazzato il pubblico: Miranda ha finito di interpretare il ruolo di mito per passare a quello di maschera alterata dei nostri tempi. Dove nessuno si salva e tutti cercano un “porto sicuro”: non ci sono certezze, solo obiettivi da determinare. Non si vive, si sopravvive per sperare di non soccombere. Questo film, come spesso è stato ipotizzato, non è un confronto tra vecchie e nuove generazioni. Rappresenta, semmai, il riflesso tra vecchio e nuovo business.

Il capitalismo odierno, a qualsiasi livello, non risparmia nessuno. Resiste chi ha più mordente e capacità di adattamento. La sola strategia possibile coincide con l’affidarsi a complici esperti sperando non facciano il passo più lungo della gamba. Il film di David Frankel, generato dalla penna sferzante di Aline Brosh McKenna, è una finestra sul mondo attuale. Spietato e senza sconti.

La verità a scapito dell’epica

Miranda Priestly non è più l’ineffabile donna a cui chiunque vorrebbe rubare un po’ del suo carisma: è diventata il datore di lavoro per eccellenza, che vorrebbe ancora fare la differenza ma non riesce appieno a gestire i cambiamenti di una quotidianità che va troppo veloce persino per chi non smette di sognare. Il Diavolo veste Prada piace perché conserva una sorta di epica catartica, il sequel spiazza perché vuole mostrare una verità amara che non lascia spazio all’immaginazione.

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