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Cinque stelle dell’Italia protagoniste delle fallimenti più importanti nelle qualificazioni ai Mondiali XI

Tre Mondiali consecutivi. Tre assenze consecutive. I numeri riescono a sfondare il cerchio – e gli ultimi dati di Transfermarkt sono quelli più profondi di tutti.

Mentre il mondo del calcio si prepara allo spettacolo estivo tra Stati Uniti, Canada e Messico, cinque dei giocatori più preziosi che non saranno presenti portano il passaporto azzurro.

Questa non è una nota a piè di pagina del disastro delle qualificazioni dell’Italia. È l’atto d’accusa centrale.

Un cimitero da 834 milioni di euro: l’undici più prezioso che manca alla Coppa del Mondo

L’undici più prezioso di giocatori che mancano alla Coppa del Mondo 2026 di Transfermarkt si schiera in un 3-4-3 e gli Azzurri sono incastonati ovunque.

Gianluigi Donnarumma sta tra i pali – il portiere più prezioso assente dal torneo.

Dietro di lui, Alessandro Bastoni E Riccardo Calafiori occupare due delle tre posizioni di difensore centrale, affiancando l’ucraino Zabarnyi.

A centrocampo, Nicolò Barella E Sandro Tonali completano la rappresentanza dell’Italia insieme a Dominik Szoboszlai del Liverpool – l’assente più apprezzato di tutti – e Baleba del Brentford.

In attacco, due ex luminari della Serie A, Khvicha Kvaratskhelia e Victor Osimhen, completano una linea d’attacco devastante insieme a Mbeumo.

L’XI completo: Donnarumma; Zabarnyi, Bastoni, Calafiori; Szoboszlai, Tonali, Barella, Baleba; Mbeumo, Osimhen, Kvaratskhelia.

La squadra in trasferta dell’Italia ha un valore di mercato complessivo di 834 milioni di euro, più alto di quello di ogni altra nazione non qualificata.

Danimarca (312 milioni di euro), Serbia (299 milioni di euro), Grecia (288 milioni di euro), Ucraina (262 milioni di euro): nessuna di queste si avvicina.

Gli Azzurri non solo non sono riusciti a qualificarsi. Hanno fallito con la squadra probabilmente più costosa rimasta in patria.

Gli italiani nell’XI: di livello mondiale e da guardare a casa

L’inclusione di Donnarumma è simbolicamente brutale.

Il capitano dell’Italia – l’uomo che avrebbe dovuto essere il fondamento di una Nazionale ricostruita – trascorrerà l’estate davanti a una televisione piuttosto che a un obiettivo.

La sua presenza in questo 11 ricorda che il fallimento di Zenica, dove la Bosnia ha battuto gli Azzurri 4-1 ai rigori dopo un pareggio per 1-1, non può essere spiegato con una mancanza di qualità individuale.

Bastoni e Calafiori rappresentano una delle migliori coppie di difensori centrali del calcio europeo, è un dato di fatto analisi dettagliata dei valori di mercato dei difensori di Serie A ha costantemente sottolineato.

Entrambi sono al culmine della loro potenza. Entrambi guarderanno dai loro divani.

Poi c’è Barella – probabilmente il centrocampista italiano più completo della sua generazione – e Tonali, il cui ritorno dalla squalifica dopo il divieto di scommesse ha rappresentato una delle poche sottotrame davvero edificanti di una stagione di qualificazione altrimenti cupa.

Tonali ha aperto le marcature anche nella vittoria per 2-0 dell’Italia contro l’Irlanda del Nord a Bergamo, un risultato che è sembrato, per un attimo, come l’inizio di qualcosa. Non lo era.

Ciò che dicono realmente i dati: il talento senza sistema è solo valutazione

La cifra di 834 milioni di euro è schiacciante proprio per ciò che non riesce a giustificare. L’Italia non ha mancato il Mondiale perché mancava di talento.

L’hanno mancato perché gli è mancata la coerenza tattica, la lucidità manageriale e – nel momento decisivo della finale play-off – il coraggio di trasformare da dodici metri.

Mancano Francesco Pio Esposito e Bryan Cristante; La Bosnia avanzò; Le speranze dell’Italia per la Coppa del Mondo sono morte a Zenica per la terza volta in otto anni.

La presenza di Kvaratskhelia e Osimhen in questo XI ha un suo peso per i tifosi della Serie A.

Entrambi hanno costruito la loro reputazione in Italia: Kvara al Napoli, dove era elettrico; Osimhen nello stesso club, dove è stato devastante. Entrambi sono andati avanti.

Entrambi, come i loro ex compagni azzurri vincitori dello scudetto, quest’estate saranno assenti dal Nord America.

Il torneo si espande a 48 squadre e, in qualche modo, trova comunque il modo di escludere alcuni dei migliori giocatori del mondo.

Questa è la conversazione che il calcio italiano non può evitare – ed è una conversazione che voci molto più antiche e sagge di qualsiasi allenatore attuale cercano di avviare da anni.

Il giudizio schiacciante di Roberto Baggio sullo stato attuale degli Azzurri non è mai stato così rilevante, e i cedimenti strutturali da lui identificati non sono mai sembrati così costosi.

L’allenatore ad interim Silvio Baldini nominerà la sua squadra il 25 maggio in vista delle due amichevoli di giugno: un esercizio necessario, ma che rischia di sembrare come riorganizzare i mobili in una casa in cui gli architetti hanno sbagliato di grosso.

La Figc affronta una ricostruzione che va ben oltre il personale. COME La recente condanna di Dino Zoff alla cultura della Nazionale Detto chiaramente, qualcosa è marcito nel profondo – e le valutazioni di mercato, per quanto sconcertanti, non risolvono il problema.

Cinque dei giocatori più preziosi del mondo. Una delle nazioni calcistiche più leggendarie del mondo. E nemmeno un minuto di calcio della Coppa del Mondo lo dimostra quest’estate.

La diagnosi, ancora una volta, è schietta. Se il calcio italiano troverà finalmente il coraggio di agire di conseguenza è l’unica domanda che conta adesso.

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