Sul palco dell’arena Robinson, al padiglione 3 del Lingotto a Torino, star della narrativa nazionale e internazionale, musicisti, attori e le nostre grandi firme. Una festa dedicata alla comunità di Repubblica nell’anno che celebra un anniversario speciale, i nostri primi 50 anni di storia.
Zadie Smith grande ospite internazionale del primo giorno ad Arena Repubblica Robinson
La scrittrice Zadie Smith, che ha pubblicato la raccolta Vivi e morti, dal palco dell’arena Robinson riflette sul male a partire da quello che continua a consumarsi tra Israele e Palestina: in uno dei suoi saggi si interrogava sulle proteste per Gaza nelle università americane: “ci si può schierare con gli studenti che protestano, restando capaci di vedere l’oppressione del ragazzo ebreo umiliato. Il punto è capire quale lingua vogliamo usare mentre cerchiamo di costruire un mondo migliore”.
“Non esistono idee assolute. Tutto deriva dalle circostanze nelle quale ci si ritrova a vivere. È normale che i ragazzi oggi abbiano l’ansia dopo aver vissuto la pandemia: bisogna riconoscere le circostanze che li hanno portati a essere quelli che sono. Ma le circostanze non sono confini invalicabili. Vanno scavalcati. L’opposto del pensiero ideologico è il pensiero storico. Il pensiero ideologico è senza tempo e vuole solo imporre una verità a prescindere dal vissuto. Ricordiamoci sempre che l’essere umano è sacro”.
Arianna Porcelli Safonov: “Genitori di oggi distrutti dal punto di vista culturale”
“Sono nata nell’82, cresciuta vedendo di nascosto ‘Non è la Rai’ perché c’era una sorta di censura a casa mia. Dopodiché noi, che siamo genitori delle nuove generazioni, ci siamo nutriti di quella roba lì. Siamo distrutti dal punto di vista culturale, senza che nessuno sia stato punito per certa produzione televisiva che sta continuando questo disastro di impoverimento”. Così la scrittrice Arianna Porcelli Safonov dal palco dell’arena Robinson.
di Martina Vivani
Il ministro della Cultura Giuli: “Con Buttafuoco è tutto chiarito e parteciperò alla Biennale”. Poi arriva in ritardo da Cacciari
“Con Pierangelo Buttafuoco abbiamo chiarito e ho già deciso che parteciperò alla Biennale di Venezia molto presto, forse già la prossima settimana”, il ministro della Cultura Alessandro Giuli, lascia l’incontro con Marco Tarchi e Massimo Cacciari rilasciando solo una breve dichiarazione sull’esito delle polemiche sulla Biennale di Venezia. È stato un acceso botta e risposta soprattutto con il filosofo Massimo Cacciari che ha invitato al Salone del libro insieme a Marco Tarchi per parlare pubblicamente del suo progetto di un Salone delle riviste a Pistoia a dicembre 2026.
Un incontro partito in salita, con il ministro in ritardo di mezz’ora all’appuntamento e il pubblico innervosito per la lunga attesa. Anche Cacciari ha detto segni di insofferenza e ha accennato alla prossimità di lasciare il Salone. Ma alle 14.32 Giuli ha varcato la soglia e il dibattito è potuto incominciare. Con la stroncatura netta del filosofo: “La stagione delle riviste culturali è completamente finita – ha detto Cacciari – è finito quel contesto politico in qualunque accezione. Poiché se vuoi animare un dibattito nell’ambito di un contesto politico disciplinare attraverso una rivista non puoi prescindere dalla politica, lo farai sempre con un fine politico. E oggi non esiste una prospettiva tale da immaginare un progetto simile”. Infine Cacciari dice che non c’è più modo di aggregare intellettuali intorno alle riviste come si faceva nel 900. “Le riviste sono per definizione politicamente eretiche. Che senso può avere l’eretico adesso, contro chi? Contro il niente?”
Il ministro della Cultura Giuli: “Con Buttafuoco è tutto chiarito e parteciperò alla Biennale”. Poi arriva in ritardo da Cacciari”
“Con Pierangelo Buttafuoco abbiamo chiarito e ho già deciso che parteciperò alla Biennale di Venezia molto presto, forse già la prossima settimana”, il ministro della Cultura Alessandro Giuli, lascia l’incontro con Marco Tarchi e Massimo Cacciari rilasciando solo una breve dichiarazione sull’esito delle polemiche sulla Biennale di Venezia. È stato un acceso botta e risposta soprattutto con il filosofo Massimo Cacciari che ha invitato al Salone del libro insieme a Marco Tarchi per parlare pubblicamente del suo progetto di un Salone delle riviste a Pistoia a dicembre 2026. Un incontro partito in salita, con il ministro in ritardo di mezz’ora all’appuntamento e il pubblico innervosito per la lunga attesa. Anche Cacciari ha detto segni di insofferenza e ha accennato alla prossimità di lasciare il Salone. Ma alle 14.32 Giuli ha varcato la soglia e il dibattito è potuto incominciare. Con la stroncatura netta del filosofo: “La stagione delle riviste culturali è completamente finita – ha detto Cacciari – è finito quel contesto politico in qualunque accezione. Poiché se vuoi animare un dibattito nell’ambito di un contesto politico disciplinare attraverso una rivista non puoi prescindere dalla politica, lo farai sempre con un fine politico. E oggi non esiste una prospettiva tale da immaginare un progetto simile”.
Massimo Cacciari sull’esclusione di Max e Spinoza dai programmi: Una stupidaggine”
“Non una decisione politica, la scelta di qualche burocrate o di un usciere”. Il filosofo Massimo Cacciari in attesa del ministro alla cultura Alessandro Giuli al Salone del libro commenta così la scelta del ministero dell’Istruzione di escludere lo studio di Marx e Spinoza dai programmi di filosofia delle scuole superiori. “Una stupidaggine mi auguro che il governo e i ministri sconfessino al più presto la comica direttiva. Mi rifiuto di pensare che ci siano al governo del Paese persone semplicemente e radicalmente stupide. Sarà qualche burocrate, sarà qualche usciere”.
Gustavo Zagrebelsky: “Riscopriamo la forza della diplomazia e della cultura”
“La Costituzione ci dice che l’Italia ripudia la guerra: l’articolo 11 è tra i più citati, e ‘ripudia’ è una parola profonda, che richiama una propensione, un dovere morale ed etico. Quello che dice è semplice: evitare la guerra a ogni costo, fare di tutto per evitare di giungere al conflitto. Riscopriamo la forza della diplomazia e della cultura, che possono essere un eccezionale strumento a favore della pace. Diffondere la cultura al di là dei confini, soprattutto in questi scenari, crea incontri che ci fanno sentire meno una nazione chiusa e ristretta e più una comunità che abbraccia tutti”. Così Gustavo Zagrebelsky, giurista e ex giudice della Corte Costituzionale dal palco dell’arena Robinson.
“Ci si deve dare da fare all’interno di strutture e alleanze sovranazionali per fare valere i propri principi costituzionali, che fanno dell’uguaglianza uno dei cardini fondamentali”.
di Giuseppe Nuzzi
Il ministro Giuli: “Mi sento più a casa qua che altrove”
Chiude i saluti istituzionali Alessandro Giuli: “Mi sento un po’ più a casa qua che altrove”, premette il ministro della Cultura e sullo sfondo resta la questione dell’ingresso del governo nella governance del Salone del libro di Torino. “È un rito collettivo e partecipato dove non si avverte né barriera di ingresso né inviti all’uscita, è uno dei valori principali del Salone”
Apprezzando poi del titolo dell’evento Giuli si rivolge prima a Annalena Benini, “direttrice a vita del Salone”, poi passai numeri del comparto. “L’editoria è cresciuta e nei primi 4 mesi del 2026 – spiega – Abbiamo una crescita 2,5% e maggior spesa di 16,4 milioni di euro. Non è poco, non sarà mai abbastanza ma è un bel segno. Gli acquisti delle biblioteche sono un motore importante”.
Ne approfitta poi per annunciare di aver rimodulato il costo del biglietto di ingresso al Pantheon da 5 a 7 euro per i non residenti per alimentare a getto continuo il comparto editoriale. Stimiamo 5-7 milioni. Giuli invita poi alla “pluralità” del Salone e annuncia l’avvio del Salone italiano delle riviste, la cui prima edizione si terrà a Pistoia.
Michele Ainis e il referendum: “In Italia non abbiamo il referendum propositivo, ci siamo arrangiati con le forbici”
“La nostra democrazia nasce con un esercizio di sovranità popolare, i referendum poi però sono sempre stati vilipesi. La legge che dà le gambe al referendum arriva solo nel ‘70, perché c’era di mezzo il divorzio. Poi, siccome in Italia non abbiamo il referendum propositivo, ci siamo arrangiati con le forbici: taglio un aggettivo, una virgola di là e faccio un trucchetto”.Il costituzionalista Michele Ainis, ospite dell’Arena Robinson poi aggiunge: “Anche l’appello all’astensione è un trucco: anziché misurarti apertamente, tu che sei contrario ti aggiungi alla quota di astensionismo e fai saltare il referendum. Poi capita un referendum senza quorum e supera il 60% dei votanti: cosa è stato percepito? L’idea che si volesse silenziare un contro potere.
di Martina Vivani
Gianrico Carofiglio: “Serve un confronto senza violenza verbale”
“La sicurezza, correttamente declinata, è un tema tutto di sinistra: sicurezza di tornare al sicuro a casa, di avere un lavoro non precario, di avere stabilità economica, di poter stabilire relazioni e di poter costruire un futuro. Non significa scadere in un atteggiamento securitario: non si fa sicurezza creando semplicemente nuovi reati che ancora non esistono”. Così Gianrico Carofiglio ospite dell’Arena Robinson.
“La comunicazione non è accessoria al contenuto, è una sua parte strutturale: occorre essere in grado di tornare a confrontarsi, ad affrontare punti di vista diversi, senza violenza verbale. E bisogna tornare a dare ai cittadini le motivazioni per votare”.
di Giuseppe Nuzzi
La benedizione di Papa Leone per il salone del libro: “Copiosi lumi celesti su chi vi prenderà parte”
Tocca alla direttrice editoriale dell’evento Annalena Benini riportare l’augurio inviato al cardinale Roberto Repole da Papa Leone XIV: “In un tempo che sembra soffocato dall’orrore della guerra e del gelo dell’indifferenza, i bambini, con la loro capacità innata di guardare il mondo con occhi nuovi, accendono nella società una luce di speranza -legge Benini – C’è bisogno di una letteratura che aiuti a riconoscere la dignità di ogni persona, specialmente dei più vulnerabili, e che diventi sempre più scuola di fraternità e di pace”.
Nell’ auspicare che l’evento susciti rinnovata consapevolezza circa l’importanza della cultura nel costruire il dialogo e la concordia, il pontefice poi invoca copiosi lumi celesti su quanti prenderanno parte alla manifestazione e volentieri invia la benedizione apostolica.
Il ministro della cultura Giuli al salone del libro
Si apre con un concerto a sorpresa la XXXVIII edizione del Salone internazionale del libro di Torino. I cinquanta giovanissimi dell’orchestra Suzuki (la più giovane orchestra da Camera d’Europa) hanno intonato l’inno di Italia e, subito dopo, quello della Grecia, paese ospite di questa edizione. La performance inaugurale si è chiusa con l’inno alla gioia che ha strappato un lungo applauso alla platea dell’auditorium Giovanni Agnelli.
In prima fila, il ministro della Cultura Alessandro Giuli, accanto al sindaco di Torino Stefano Lo Russo e al vice prescindente della Regione Maurizio Marrone.
Michele Serra: “Non mi autocensuro, ma sento la responsabilità della parola”
“Ogni tanto la tentazione di fare un giornale satirico ce l’ho, penso ai lettori di Cuore. Le occasioni di satira si sono moltiplicate, chi poteva pensare che Trump avrebbe detto ‘sono tutti in coda per baciarmi il culo’. Sembra satira, ma alla fine è realtà. Oggi c’è molta qualità nella satira ma nulla che la tiene insieme, se dovessi rifarlo comunque dovrebbe essere online. Se qualcuno mi dà un filtro che mi riporta ai trent’anni, lo faccio”.
“Con la satira non mi censuro, ma sento la responsabilità della parola. la polis è fatta di parole: parola politica, comunicazione e giornalistica. quando facevo satira a volte è capitato di non fare titoli che potessero cozzare con la sensibilità altrui. Minimizzare il rischio è giusto, è difficile trovare l’equilibrio”.
di Martina Vivani
Michele Serra: “Si scrive per se stessi e per i lettori”
Attesissimo l’incontro di Michele Serra con i lettori che apre ufficialmente la prima giornata dell’Arena Robinson. “Come si fa a scrivere ogni giorno? Prendendo sul serio l’impegno con i lettori, ma non prendendo troppo sul serio il proprio ego”. Serra poi risponde a un lettore che gli chiede quanto i social influenzano la scrittura di una rubrica quotidiana come l’Amaca: “Le persone si accodano, l’odio è un ingrediente senza tempo, era tutto già scritto nei Promessi sposi per questo è obbligatorio imparare a fregarsene. Scrivi mettendo in pubblico un pezzo di te e se non fai così non vivi più”.
