Trentaquattro anni fa Cosa nostra uccideva a Capaci il giudice simbolo della lotta alla mafia, Giovanni Falconeinsieme alla moglie Francesca Morvillo e agli uomini della scorta, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. UN Palermo è il giorno delle commemorazioni, ma anche dell’impegno, per riflettere sulla riorganizzazione di Cosa nostra, che nonostante i colpi subiti continua a infiltrarsi nella società. Alla Fondazione che porta i nomi dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ci sono i ministri dell’Interno Matteo PiantedosiDella Giustizia Carlo Nordiodella Cultura Alessandro GiuliDello Sport Andrea Abodi. Nel pomeriggio, un corteo si snoderà per le vie del centro di Palermo, fino all’albero Falcone, davanti all’abitazione del magistrato, dove alle 17.58 (l’ora esatta dell’eccidio) ci sarà un momento di raccoglimento con la lettura dei nomi delle vittime delle stragi. “La data del 23 maggio ha segnato la storia della Repubblica. La strage di Capaci, manifestazione tra le più sanguinarie della disumanità mafiosa, fu un attacco di inedita ferocia contro la libertà e la dignità degli italiani”, scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
In prima fila il presidente dell’Ars Galvagno ha avviato un processo di corruzione
Gaetano Galvagnoil presidente dell’Assemblea regionale siciliana imputato per corruzione a Palermo, siede in prima fila accanto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, alla cerimonia che si tiene alla Fondazione Falcone, in diretta su Rai 1. Anche l’anno scorso Galvagno era presente alla cerimonia, sapeva di essere indagato dalla procura di Palermo, ma non aveva detto nulla. La notizia fu poi svelata qualche giorno dopo da “Repubblica”. Galvagno è già a processo, la prima udienza si è svolta nei giorni scorsi.
Miccoli alla commemorazione: insultò Falcone poi chiese scusa
Per la prima volta alla commemorazione della strage di Capaci partecipa Fabrizio Miccolil’ex capitano del Palermo finì nelle intercettazioni con il figlio di un mafioso al quale dava appuntamento “davanti all’albero di quel fango di Falcone”. Miccoli, che è stato anche in carcere, ha poi chiesto scusa alla famiglia Falcone, promettendo un suo impegno concreto per la legalità.
Piantedosi: “Fu una stagione terribile ma anche di grande rinnovamento”
“Siamo qui per rinnovare la memoria e il ricordo di quella stagione terribile e nello stesso tempo di grande rinnovamento, è doveroso stare qui e sono molto lieto di farlo personalmente. È un grande onore da quando sono ministro non essere mancato in nessuna delle occasioni e quindi mi fa molto piacere”. Così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi all’inaugurazione della mostra su Giovanni Falcone a palazzo Jung a Palermo. Alla domanda sull’emergenza sicurezza a Palermo Piantedosi ha risposto: “Sono fenomeni diversi. All’epoca c’era veramente chi tendeva a negare proprio il futuro di questi territori. Adesso sono fenomeni importanti, importantissimi, molto seri ma qualcosa di diverso. Mi piace sottolineare che le forze dell’ordine e la magistratura si manifestano sempre una grande saldatura nel contrasto ai fenomeni per come essi in qualche modo si manifestano anche in maniera così variabile, quindi bisogna avere fiducia nello Stato e nelle istituzioni”.
Capaci, il procuratore de Lucia: “La politica espella le mele marce”
«C’è una grande illusione che serpeggia nel Paese, a tanti livelli, che dopo l’arresto di Matteo Messina Denaro la mafia sia stata sconfitta e che dunque si possa iniziare una stagione di normalizzazione», dice in un’intervista a “Repubblica” il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia. Un invito a non abbassare la guardia, soprattutto alla politica, «perché espella in modo deciso le mele marce dai partiti».
Mattarella: “Dopo la strage di Capaci iniziò la riscossa civile”
“La data del 23 maggio ha segnato la storia della Repubblica. La strage di Capaci, manifestazione tra le più sanguinarie della disumanità mafiosa, fu un attacco di inedita ferocia contro la libertà e la dignità degli italiani”, scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Nell’anniversario, il primo pensiero, commosso, va a Giovanni Falcone, a Francesca Morvillo e agli uomini della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, barbaramente uccisi in quel tragico giorno. A loro saranno sempre uniti, con lo stesso filo della memoria, i nomi di Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina, vittime della medesima strategia eversiva e anch’essi testimoni fino al sacrificio estremo dei valori costituzionali incompatibili con le trame infami della mafia Il 23 maggio – aggiunge il presidente Mattarella – rappresentò l’avvio della riscossa civile, per questo è divenuto per gli italiani la ‘Giornata della legalità'”.
