Exclusive Content:

questo film continua a farci scervellare dopo 24 anni

Ci sono film che, rivisti a distanza di anni, sembrano quasi cambiare forma. Non perché siano davvero diversi, ma perché siamo cambiati noi. Alcuni titoli che da adolescenti potevano apparire soltanto strani, affascinanti o indecifrabili, da adulti rivelano una profondità molto più inquieta, fatta di malinconia, angoscia e domande impossibili da risolvere. È il caso di Donnie Darkoesordio alla regia di Richard Kellyuscito negli Stati Uniti nell’ottobre del 2001 e diventato nel tempo uno dei cult più discussi e misteriosi del cinema contemporaneo.

Il tempismo della sua uscita non fu dei più fortunati: un film che si apre con un incidente aereo arrivato nelle sale americane appena poche settimane dopo l’11 settembre. Eppure, nonostante un percorso iniziale complicato, Donnie Darko ha saputo costruirsi lentamente una reputazione enorme, trasformandosi in un’opera di culto grazie al passaparola, alle visioni ripetute e alle infinite teorie nate attorno alla sua trama. A 24 anni di distanza, continua a essere uno di quei film che non si limitano a essere guardati: restano addosso, disturbano, confondono e costringono a tornare più volte sulle stesse immagini.

La storia segue Donnie, interpretato da un giovanissimo e già magnetico Jake Gyllenhaalun adolescente problematico che nella notte del 2 ottobre 1988 sfugge miracolosamente alla morte quando il motore di un aereo precipita nella sua stanza. Poco dopo, il ragazzo inizia a vedere Frank, una figura inquietante con le sembianze di un coniglio umanoide, che gli annuncia la fine del mondo entro 28 giorni. Da quel momento, la vita di Donnie scivola in una dimensione sempre più ambigua, sospesa tra allucinazione, destino, viaggio nel tempo e crisi esistenziale.

Il film procede come un enigma, alternando momenti da teen drama a sequenze di thriller psicologico, suggestioni fantascientifiche e improvvisate esplosioni di violenza o assurdità. Donnie compie gesti apparentemente inspiegabili, entra in contatto con teorie legate alla possibilità di manipolare il tempo e si muove in un mondo abitato da adulti spesso ipocriti, repressivi o incapaci di comprendere davvero il disagio adolescenziale. Tra questi spicca Jim Cunninghamguru motivazionale interpretato da Patrick Swayzesimbolo di una moralità di facciata che nasconde qualcosa di molto più oscuro.

Uno degli aspetti più affascinanti di Donnie Darko è proprio la sua resistenza a una spiegazione definitiva. La misteriosa Filosofia del viaggio nel tempoil ruolo di Frank, le visioni liquide che sembrano guidare i personaggi, il paradosso temporale e il sacrificio finale di Donnie compongono un puzzle che può essere interpretato in molti modi diversi. C’è chi lo legge come un racconto di fantascienza sul collasso di un universo tangente, chi come una parabola religiosa, chi come la rappresentazione deformata di una mente fragile e chi, semplicemente, come un viaggio emotivo nell’adolescenza più inquieta.

Il finale, sulle note di Mondo pazzoresta una delle sequenze più riconoscibili e malinconiche del film. Donnie sceglie di tornare al punto d’origine e accettare il proprio destino, chiudendo il paradosso e salvando, almeno in parte, le persone che ama. È una conclusione tragica e al tempo stesso stranamente pacificata, che lascia allo spettatore più domande che risposte. Proprio per questo continua a funzionare: perché non offre una soluzione semplice, ma un’emozione difficile da archiviare.

Negli anni, il culto attorno a Donnie Darko si è alimentato anche grazie alle discussioni online. Su Letterboxd e Reddit, molti spettatori raccontano di aver vissuto in modo diverso a ogni nuova visione: prima come un film incomprensibile e ipnotico, poi come un rompicapo da decifrare, infine come un’esperienza quasi emotiva, da accettare più che da spiegare. Alcuni fan sostengono che la Director’s Cut, pur chiarendo meglio la parte legata ai viaggi nel tempo, finisce per rimuovere parte del fascino misterioso della versione originale. Altri continuano invece a considerarlo un piccolo tesoro indie, capace di unire interpretazione, atmosfera, colonna sonora e ambiguità narrativa in un equilibrio difficilmente replicabile.

Ed è forse questo il motivo per cui, rivisto oggi, Donnie Darko può sembrare persino più disturbante di quanto appare all’inizio. Da ragazzi si può restare colpiti dal coniglio Frank, dall’estetica anni Ottanta, dalla stranezza della trama o dal fascino oscuro del protagonista. Da adulti, però, emergono con più forza altri elementi: il senso di solitudine, la paura di non appartenere al mondo, la violenza nascosta dietro il conformismo, la fragilità mentale, il peso delle scelte e l’idea che crescere significa anche accettare una perdita.

A distanza di 24 anni, il film di Richard Kelly continua quindi a farci scervellare non solo perché è complesso, ma perché non smette di parlarci in modo diverso. Ogni visione sembra aprire una nuova crepa, una nuova domanda, una nuova possibilità di interpretazione. Poco importa se il seguito, S. Darkonon è mai riuscito a raggiungere la stessa forza dell’originale: basta tornare al film del 2001, perdersi ancora una volta nei suoi wormhole e lasciarsi guidare da Frank dentro uno degli incubi adolescenziali più affascinanti del cinema degli ultimi decenni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Suggeriti per te

Da non Perdere

La Juventus va alla ricerca di Emi Martinez mentre l’Aston Villa fissa il prezzo richiesto

Quando un club del calibro della Juventus non riesce a risolvere il ruolo del portiere durante...

Guerra Ucraina – Russia, le notizie di oggi. Raid russi nella regione di Kharkiv: 4 morti e 15 feriti

Zelenskyj ha parlato con Witkoff e Kushner. Il Cremlino: “Difficile immaginare un accordo con Kiev”