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Le elezioni in Perù, Sanchez e Fujimori divisi da un pugno di voti – Notizie

Ci vorranno settimane per sapere chi sarà il prossimo presidente del Perù, un Paese che anche stavolta si conferma segnato dall’eterna incertezza politica e istituzionale: dal 2016 a oggi ha infatti cambiato ben otto presidenti. E intanto, al termine del ballottaggio, solo poche migliaia di voti separano i due candidati in lizza, la conservatrice Keiko Fujimori dal progressista Roberto Sanchez Palomino.

La prima ha vinto nelle grandi città, mentre il secondo nelle zone rurali. E pare che decidere i giochi potrebbe essere il responso elettorale della diaspora, il voto dei 112 seggi sparsi in tutto il mondo, oltre un milione di emigrati, pari al 4,4% dell’intero corpo elettorale. E’ la terza volta consecutiva che le presidenziali vengono decise sul filo di lana. Malgrado lo scrutinio al cardiopalma e l’enorme polarizzazione politica, le operazioni di voto non hanno fatto registrare gravi incidenti ma solo episodi minori: dodici persone sono state arrestate, in tre seggi distinti. Nove di loro erano scrutatori e sono stati fermati con l’accusa di aver maldestramente manipolato alcune schede durante lo spoglio. Le autorità dell’ufficio elettorale hanno infatti sottolineato che tutto si è svolto regolarmente, senza incidenti o casi di brogli. Ma sono sempre loro a mettere la mani avanti circa il risultato finale: la portavoce del Jurado Nacional de Elecciones, Grecia Renteria, ha fatto sapere che la proclamazione ufficiale arriverà solo a metà luglio, in osservanza del nuovo processo obbligatorio di riconteggio dei voti nei casi di seggi contestati. E con scarti così ridotti sicuramente i ricorsi si moltiplicheranno.

In attesa di quel giorno i due candidati hanno ostentato fair play, chiedendo calma e moderazione, assicurando che accetteranno qualunque risultato. Secondo la proiezione Ipsos Perù, che nelle ultime elezioni ha anticipato alla perfezione il risultato definitivo, il vincitore sarà Sanchez con il 50.3%, seguito da Keiko Fujimori si ferma al 49.7%. Ma tutto può ancora accedere.

Il primo, 57 anni, leader di Juntos por el Perú, propone riforme contro la povertà, misure a favore della scuola e della salute pubblica. Tuttavia tra il primo e il secondo turno ha moderato il suo messaggio aprendo al dialogo “rispettoso” con l’America di Trump, e sfumando sull’idea di convocare una Assemblea Costituente. Ha comunque arringato i suoi, sicuro della vittoria, presentandosi in serata su un balcone con in testa il suo caro cappello bianco, il celebre sombrero chotano in paglia, tipico della provincia di Chota. Si tratta di un simbolo del Perù rurale, dei contadini e dei lavoratori delle Ande, storicamente marginalizzati rispetto alle élite politiche ed economiche di Lima.

E proprio a queste élite appartiene Keiko Fujimori, 51 anni, leader di Fuerza Popular, che dopo tre sconfitte consecutive spera che questa sia la volta buona.

Erede del controverso ex presidente Alberto, il suo programma ricalca quello degli altri sovranisti latinoamericani: legge e ordine, pugno duro contro la criminalità, investimenti privati ​​e la modernizzazione tecnologica come motori dello sviluppo del Paese e strumenti ideali per sconfiggere la corruzione e la paralisi burocratica. Ambedue sperano di ricevere dal Presidente Papa Leone nella tappa peruviana del suo viaggio in America Latina, sempre che la missione sarà confermata. L’itinerario dovrebbe includere Lima e Chiclayo, la città della costa settentrionale dove Prevost ha guidato la diocesi per diversi anni.

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