Quando l’ultimo dei giapponesi, Tanaka, si è arreso a un rimpallo innescando l’azione che ha portato Martinelli a superare Suzuki, un intero Paese ha tirato un sospiro di sollievo. Era il quinto minuto di recupero di una partita di sofferenza per il Brasile di Carlo Ancelotti e il gol – ormai inatteso – sigillava la rimonta dopo la grande paura di fine primo tempo, quando la Selecao era andata negli spogliatoi in svantaggio e con gli avversari che palleggiavano indisturbati nella metà campo verdeoro. Tristezza va’ via, risuonava nel cuore di 200 milioni di brasiliani dall’Amazzonia al Rio Grande do Sul, e il Dio del calcio che spesso vive di musica, li ha accontentati. Ora agli ottavi il Brasile affronterà la vincente di Costa D’Avorio-Norvegia con qualche palpitazione, perché il 2-1 finale nasce solo nella ripresa, dopo un primo tempo di rara insipienza. Nell’intervallo però gli innesti di Ancelotti, pur a lungo terreo in volto, cambiano il piano inclinato del match e il gol di Sano che aveva illuso il Giappone viene prima pareggiato da Casemiro e poi appunto ribaltato con una freddissima esecuzione dell’attaccante dell’Arsenal quando tutti già si preparavano alle montagne russe emotive dei supplementari.
Il tecnico italiano, per la prima volta da quando siede sulla panchina verdeoro, conferma l’undici della partita precedente, un 4-3-3 dove davanti ci sono Cunha e il 19enne Rayan al fianco di Vinicius. Moriyasu, invece, ne cambia cinque rispetto alla Svezia, con un 3-4-3 che si trasforma in 5-4-1 in fase difensiva. Arbitra l’italiano Maurizio Mariani, assistito da Daniele Bindoni e Alberto Tegoni.
Il Brasile parte subito forte, con una conclusione di Bruno Guimaraes deviata in corner e in generale una squadra che sembra aver recepito la richiesta di maggior grinta del suo ct. Suzuki mette in angolo su tiro di Cunha, la partita ha ritmo e intensità – due i gialli nei primi 15′, per Sano e Casemiro. Al 29′, però, è il Giappone a mettere la testa davanti: proprio Sano intercetta e ruba un passaggio in orizzontale di Danilo a centrocampo, si invola verso la porta e da venti metri calcia un diagonale rasoterra imprendibile per Alisson.
I verdeoro ci provano soprattutto dal limite, perché i ‘Samurai Blu’ si chiudono bene e non permettono agli avversari di entrare in area con facilità; la verve del match cala. Nel finale di tempo, addirittura, addomesticano la partita gestendo il possesso con lunghissimi fraseggi. All’intervallo fuori Paquetá, che aveva accusato un problema fisico attorno al 40′, e dentro Endrick, per un Brasile più arrembante e proiettato in avanti. La partita cambia.
Al 7′ della ripresa, Danilo crossa per Bruno Guimaraes che chiama Suzuki alla parata. E’ la prima scossa, i verdeoro ci credono e lavorano la metà campo avversaria aumentando la rapidità della manovra, e due minuti dopo il Giappone si salva per miracolo. Altro cross dalla destra, portiere a farfalle e Casemiro che, a tre passi dalla porta, colpisce pieno Tomiyasu, con la palla che poi carambola via regalando anche un contropiede sprecato dai Samurai Blu. Ma il gol è questione di tempo: Gabriel Magalhaes la mette in mezzo e sul secondo palo Casemiro si riscatta.
All’11’ è 1-1, ma non è finita. Serpentina di Vinicius in area, che si libera con una sterzata e calcia con un guizzo d’esterno, ma Suzuki si allunga e devia sul palo. Moriyasu chiama le prime sostituzioni per cambiare un po’ l’inerzia della gara, togliendo i due esterni di centrocampo per il più difensivo Sugawara e per Junnosuke Suzuki; di là, fuori un Cunha non incisivo per Martinelli. Il Giappone, però, di fatto si rintana nella propria metà campo, un po’ più impermeabile ma assolutamente inoffensivo.
Nel finale si fa male Casemiro ed entra Fabinho e il recupero si allunga. Sembra tutto apparecchiato per i supplementari, ma al sesto dell’extra-time i nipponici perdono un pallone sanguinoso al vertice dell’area con un retropassaggio di Tanaka. Bruno Guimaraes riceve centrale al limite, temporeggia e, invece di calciare, trova Martinelli che controlla col sinistro e in un attimo batte Suzuki col destro. Per il Brasile è più un sollievo che una festa, forse, ma in ogni caso i sorrisi si dilatano sui volti dei giocatori della Selecao.
Mentre Moriyasu – sia pur con una squadra tecnicamente impoverita da molti infortuni – può forse rimproverarsi un atteggiamento troppo passivo, paradosso per il Paese dei samurai, Ancelotti la spunta modificando l’assetto tattico, quasi il contrappasso per un popolo che vive il calcio come puro istinto. Ma il mondo vero è così, ribalta attesa e pregiudizi, oltre che – naturalmente – risultati.
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