Franco Menichelli ora volteggia tra gli angeli. Se n’é andato a 85 anni l’atleta simbolo della ginnastica artistica nell’Italia del boom, tra Roma ’60 e Tokyo ’64, il ‘campione’ per eccellenza prima dell’era Chechi. In Giappone conquistò l’oro del corpo libero tra i giganti di casa, più l’argento agli anelli e il bronzo alle parallele pari, e fu ribattezzato l’ ‘angelo azzurro’. Ma la sua faccia pulita era già stata iconica quattro anni prima, a Roma ’60.
Nell’Italia che dal dopoguerra si riaffacciava al boom, il ginnasta romano regalò infatti a una nazione sportivamente ancora ‘povera’ e in via di ricostruzione la prima medaglia della ginnastica nel dopoguerra: il bronzo a squadre sul palcoscenico di Caracalla (insieme con Giovanni Carminucci, Angelo Vicardi, Pasquale Carminucci, Gianfranco Marzolla e Orlando Polmonari). Nella sua città aggiunge anche il podio del corpo libero, un altro bronzo. Poi a Tokyo l’exploit definitivo. Raccontò poi Menichelli che la prova a squadre di quell’Olimpiade giapponese, con l’Italia quarta, lo aveva insospettito per i voti bassi dati da un giudice australiano, ‘ammaliato’ dagli esercizi degli atleti di casa e dei russi. Nella sua specialità, il corpo libero, la sfida al campione del mondo in carica e fresco oro olimpico del concorso generale, l’idolo di Tokyo, Yukio Endo.
Menichelli é in gara per ultimo, una sequenza di combinazioni ‘multiple’ dà vita a un esercizio perfetto: voto 19,450 e oro olimpico – il primo della ginnastica dall’impresa del doppio oro di Guglielmetti a Los Angeles 1932 -, oltre a un’innovazione che farà scuola. “E’ stato un mito, e un innovatore elegante”, ricorda oggi Jury Chechi. “Riguardo spesso il suo esercizio dell’oro a Tokyo, e anche quello degli anelli che valse l’argento e spesso è sottovalutato. E c’é ancora da imparare. Ha fatto la storia della ginnastica italiana, e non solo”.
E infatti nel 2003 fu inserito nella Hall of Fame della ginnastica mondiale. Menichelli non aveva cominciato dal suo sport, ma dal calcio. Precedendo il fratello Giampaolo, di sette anni più giovane, attaccante con una carriera tra Roma e Juve e nove presenze con un gol in maglia azzurra. Nell’anno in cui Menichelli jr. debuttava in A, l’angelo azzurro aveva però già scelto il suo destino: nel ’56 il primo titolo nazionale della ginnastica, nel ’57 la prima convocazione dell’Italia in vista dei Giochi romani. Poi una carriera folgorante, Roma ’60, Tokyo ’64 e in mezzo 6 ori, 3 argenti e 4 bronzi euroei, più 3 bronzi mondiali. A Città del Messico ’68 la rottura del tendine d’Achille, nel ’73 il ritiro e l’immediato passaggio a tecnico della nazionale, per sei stagioni. “È un momento difficile per tutto il mondo della ginnastica e per chi come me l’ha sempre visto come un modello, un mito – ricorda ancora Chechi – Io sono contento che abbia vissuto, credo, esattamente come volesse lui”. Dalla federginnastica italiana e dal suo presidente, Andrea Facci, il cordoglio e l’abbraccio “alla moglie Gabriella e alle figlie Cristiana e Francesca”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
