Un attacco di droni ucraini contro un autobus in viaggio da Mosca alla Crimea ha causato la morte di sette persone e il trasferimento di altre undici, secondo quanto riferito dalle autorità della regione di Donetsk, in Ucraina, controllata da Mosca, dove è avvenuto l’attacco. I droni di Kiev hanno inoltre colpito un maxi-terminal petrolifero a San Pietroburgo, nel giorno in cui inizia il Forum Economico internazionale. Brucia nella notte anche uno stabilimento missilistico russo, mentre droni ucraini prendono di mira anche Mosca e Leningrado.
Gli attacchi avvengono all’indomani di una notte da incubo per Kiev e tutta l’Ucraina, con Mosca che continua a intensificare i raid che fanno strage di civili e allontanano la pace. Nella capitale, svegliata ancora una volta dalle sirene e dalle esplosioni, il bilancio della notte tra lunedì e martedì è di almeno sei morti, ma a pagare di più il massiccio attacco russo è stata Dnipro, con 15 vittime, tra cui due bambini, dopo il crollo di un edificio residenziale di quattro piani. Sono oltre 120 i feriti in entrambe le città, con i soccorritori che hanno passato la giornata a scavare sotto le macerie. Un lavoro che rappresenta la tragica quotidianità degli ucraini da ormai oltre quattro anni. E che non vede fine all’orizzonte, con gli Stati Uniti che hanno messo da parte il dossier per la guerra con l’Iran, mentre Volodymyr Zelensky continua a ripetere che “c’è assolutamente bisogno dell’aiuto americano nella fornitura di missili ai Patriot”.
“Nella notte, la Russia ha lanciato contro i nostri cittadini 656 droni d’attacco e 73 missili di vari tipi: balistici, da crociera, antinave. Un attacco su larga scala e una dichiarazione assolutamente trasparente da parte della Russia: se l’Ucraina non sarà protetta dagli attacchi balistici e da altri missili, questi attacchi continueranno”, ha detto il presidente ucraino. La metropolitana di Kiev si è affollata nella notte di oltre 40.000 residenti che hanno cercato rifugio nei tunnel. A Odessa, un ospedale di maternità con neonati e donne in travaglio è stato colpito ma non ci sono state vittime.
E a Kharkiv, quindici persone, tra cui un bambino, sono rimaste ferite in un attacco russo, mentre le autorità dell’omonimo oblast hanno ordinato l’evacuazione obbligatoria di 7.000 persone nelle città di confine con la Russia, tra i timori di un’avanzata.
Mosca ha rivendicato i raid parlando solo di “attacchi sistematici contro le infrastrutture militari ucraine a Kiev” e in altre città. “Abbiamo sempre detto che preferiamo raggiungere i nostri obiettivi in modo pacifico, ma se l’altra parte continua a rifiutare di partecipare a veri negoziati di pace, allora l’operazione speciale militare continuerà”, ha messo in chiaro il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, aggiungendo che “la guerra potrebbe concludersi entro la fine della giornata, basta che Zelenskyj ordini alle sue truppe di ritirarsi dal territorio russo”.
Secondo gli analisti, l’inasprimento degli attacchi russi rappresenta un tentativo del Cremlino di riaffermare la propria superiorità nella guerra. Nell’ultimo periodo, la Russia ha incassato attacchi alle raffinerie petrolifere che hanno alimentato timori di carenza di carburante nel Paese. L’esercito di Mosca sembra essere poi in difficoltà sul campo di battaglia, dove secondo l’Afp, l’Ucraina ha riconquistato più territorio di quanto ne avesse perso a maggio, per il secondo mese consecutivo. Secondo il Washington Post, l’escalation potrebbe poi segnalare un tentativo di forzare la ripresa dei colloqui di pace, attirando l’attenzione di Donald Trump, attualmente concentrato sulla guerra in Iran. Secondo una recente analisi pubblicata da ‘Russia in Global Affairs’, una delle principali riviste russe di politica estera, gli obiettivi bellici di Putin sono infatti ormai irraggiungibili e il sostegno occidentale a Kiev ha reso ormai impossibile per la Russia superare l’Ucraina in termini di spese militari. Inoltre, con lo stallo sui negoziati restano in sospeso miliardi di dollari di potenziali investimenti americani nell’economia russa, così come l’allentamento delle sanzioni occidentali.
Da parte sua, Kiev continua a sperare in una visita degli inviati statunitensi in Ucraina per riavviare i negoziati.
Secondo il capo dell’ufficio presidenziale ucraino Kyrylo Budanov, un accordo per porre fine alla guerra contro la Russia entro l’inverno resta un orizzonte “realistico”. Ma intanto, il Cremlino ha annunciato che dopo diversi anni di assenza, una delegazione ufficiale Usa è attesa al al Forum economico internazionale di San Pietroburgo, in programma da domani al 6 giugno. Un segnale di certo non incoraggiante, per le forze di Volodymyr Zelensky.
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