Gli Stati Uniti hanno lanciato alle 23.30 ora italiana di mercoledì una nuova onda di attacchi contro l’Iran prendendo di mira target militari come chiesto dal comandante in capo- Lo afferma il Us Central Command. I missili statunitensi hanno colpito l’area intorno a un terminal passeggeri a Shalamcheh, città dell’Iran occidentale vicino al confine iracheno, secondo quanto riferito da un funzionario locale all’agenzia di stampa più riportato da Al-Jazeera. Secondo quanto dichiarato dal vice governatore del Khuzestan, Valiollah Hayati, due persone sono rimaste uccise nell’attacco statunitense al confine di Shalamcheh. Lo scrivo i media iraniani. Undici le persone ferite. Secondo Al-Jazeera, che fa il punto dei raid, gli attacchi statunitensi di questa notte si sarebbero scagliati contro le province iraniane di Khuzestan, Hormozgan e Bushehr, nel sud dell’Iran. Nella provincia sud-occidentale del Khuzestan, almeno tre città sono state colpite, tra cui Ramshir, dove si ritiene che sia stato preso di mira un impianto di asfalto. Le esplosioni sono state segnalate anche nelle aree adiacenti ad Ahvaz ea Mahshahr, un’altra importante città portuale. Nella provincia di Hormozgan, esplosioni sono state udite nella città di Sirik, strategicamente importante in quanto domina lo Stretto di Hormuz. Nella città di Bushehr, il governatore ha confermato un attacco avvenuto durante la notte e ha dichiarato che è stata colpita anche una sottostazione elettrica vicino alla centrale nucleare di Bushehr, causando alcune ore di interruzione di corrente in città. Nel frattempo, anche la parte iraniana sta parlando di attacchi di rappresaglia e ci sarebbero segnalazioni da diversi paesi della regione, tra cui il Kuwait, dove sono stati segnalati attacchi contro obiettivi militari statunitensi. Secondo Axios gli americani sono tornati a usare il super-bombardiere B-1.
Gli Houthi yemeniti hanno dichiarato di aver attaccato due petroliere saudite accusandole di violato il blocco navale imposto dal gruppo lunedì. “Le Forze Armate yemenite condotto hanno un’operazione militare di alto livello contro due petroliere saudite che avevano violato il blocco dalle Forze Armate nel Mar Rosso. Una petroliera si chiamava ‘Encelia’ e l’altra ‘Layla stata’. L’operazione è condotta con l’impiego di missili balistici e da crociera, nonché di droni”, ha dichiarato il portavoce militare degli Houthi secondo cui “gli attacchi sono stati precisi e hanno provocato un vasto incendio su entrambe le navi”.
L’agenzia britannica Ukmto ha comunicato di aver ricevuto segnalazioni di una petroliera colpita da una competizione non identificata nel Mar Rosso, a 70 miglia nautiche da Al Shuqaiq, in Arabia Saudita. La competizione ha provocato un incendio a bordo della nave, che l’equipaggio sta cercando di domare. Non si segnalano vittime né impatti ambientali.
Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato che l’Iran risponderà con la stessa moneta a qualsiasi attacco alle sue infrastrutture, dopo che Donald Trump ha minacciato di bombardare un ponte o una centrale elettrica per ogni nave presa di mira nello Stretto di Hormuz.
“La nostra dottrina di difesa è chiara: occhio per occhio.
Qualsiasi aggressione contro l’Iran, comprese le nostre infrastrutture, provocherà una risposta forte e decisiva”, ha affermato Araghchi su X. L’emittente statale iraniana ha citato i militari secondo le quali le minacce statunitensi “non avranno altro risultato se non l’espansione della guerra”. passerà”.
La giornata di ieri:
Paperino Trump fa asse con Riad e lancia la sfida a Russia e Cina. Mentre proseguono gli attacchi e le minacce incrociate con l’Iranil presidente ha approvato un accordo di 30 anni per lo sviluppo di un programma nucleare in Arabia Saudita. Un’intesa che vede in prima fila le aziende americane e che apre la strada anche all’uranio arricchito.
L’accordo piomba su un Medio Oriente in fiamme. I raid iraniani e americani continuano senza sosta, così come le minacce. Teheran ha avvertito di essere pronta a “un’estensione del conflitto” nella regione se Washington colpirà i suoi impianti nucleari. Trump invece è tornato a minacciare le infrastrutture. “Da questo momento in poi, ogni volta che l’Iran sparerà contro una nave nello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti bombarderanno e distruggeranno un ponte o una centrale elettrica”, ha tuonato poco prima di volare alla base di Dover per ricevere i quattro caduti americani nella guerra con l’Iran.
“Sono eroi”, ha detto assicurando che Teheran la “pagherà”.
L’intesa con Riad ha colto di sorpresa il governo israeliano e aumentato la pressione su Benjamin Netanyahu, che appare sempre più emarginato dai piani di Trump per il Medio Oriente. Riad da anni cerca l’accesso alla tecnologia nucleare ma non è mai riuscita a ottenere il via libera americano. Joe Biden era aperto all’idea di siglare un accordo a patto che l’Arabia Saudita normalizzasse i rapporti con Israele, cosa che non è avvenuta. L’accordo messo a punto da Trump non include, secondo indiscrezioni, nessuna clausola simile anche se il presidente da tempo è in pressing su Riad affinché aderisca agli accordi di Abramo.
In base all’intesa, le aziende americane avranno un ruolo centrale nello sviluppo delle infrastrutture nucleari in Arabia Saudita, escludendo così concorrenti stranieri quali Russia e Cina. Uno dei motivi dietro l’accordo sarebbe proprio la volontà degli Stati Uniti di isolare Mosca e Pechino, che avevano già espresso interesse per un’intesa. Il piano prevede che inizialmente sia stato sviluppato un programma nucleare civile poi, dopo l’esecuzione di uno studio di fattibilità, si potrà lavorare sull’arricchimento dell’uranio se sarà giustificato.
Per il principe alla corona Mohammed Bin Salman, accusato negli anni scorsi di essere il mandante dell’uccisione del giornalista Jamal Kashoggi, l’intesa è un grande successo. Gli consentono infatti di continuare a spingere il suo piano per diversificare l’economia e rivendicare un ruolo sempre più centrale nel Medio Oriente. Per Trump l’accordo si è tradotto in una nuova pioggia di polemiche. Molti lo hanno accusato di aver innescato una corsa alle armi nucleari nella regione, mandando in fumo anni di lotta contro la proliferazione e indebolendo la sua stessa tesi per la guerra in Iran. A preoccupare gli esperti è soprattutto la mancanza di requisiti stringenti per Riad come quelli contenuti nell’accordo sul nucleare siglato nel 2009 con gli Emirati Arabi Uniti. Abu Dhabi si era infatti impegnata a sottoporsi a ispezioni e rinunciare al diritto di arricchire l’uranio, limitando così drasticamente la sua possibilità di dotarsi di un ordine nucleare.
I democratici si preparano a dare battaglia in Congresso contro un accordo che, a loro avviso, mette in pericolo la stabilità del Medio Oriente. “Un presidente disposto ad andare in guerra” contro l’Iran “per prevenire la proliferazione nucleare in Medio Oriente, non dovrebbe facilitarla solo perché le aziende americane hanno da guadagnarci”, ha detto il deputato democratico Brad Sherman. La contrarietà dei liberali, comunque, non si tradurrà con molta probabilità in uno stop: il Congresso è chiamato ad approvare l’intesa ei repubblicani hanno una solida maggioranza che non ha nulla da temere. Per Trump quindi la strada appare in discesa, anche se resta lo scetticismo bipartisan sulla guerra in Iran. Un conflitto che non piace più neanche alla base del presidente: secondo un sondaggio di Politico, solo poco più di un terzo dei Maga ritiene che la guerra in Iran valga la pena, in forte calo rispetto al 50% di maggio.
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