Il presidente Usa Donald Trump ha scritto su Truth di aver dato istruzioni alla Marina statunitense di intercettare le navi che hanno pagato un pedaggio all’Iran per transitare nello Stretto di Hormuz.
Trump: “Non ci vorrà molto per ripulire lo Stretto”
Il presidente Usa Donald Trump ha detto che ripulire lo Stretto dalle mine “non richiederà molto tempo”. “Credo che molti Paesi ci aiuteranno”.
Trump: “Quella di Teheran su Hormuz è una estorsione. Non li lasceremo fare”
Donald Trump accusa l’Iran di “estorsione” bloccando lo Stretto con la minaccia delle mine. Nei lunghi messaggi su Truth, parlando del blocco di Hormuz, il presidente americano scrive: “Ad un certo punto arriveremo a una situazione in cui “A TUTTI È PERMESSO DI ENTRARE, A TUTTI È PERMESSO DI USCIRE”, ma l’Iran non ha permesso che ciò accadesse, dicendo, semplicemente: “Potrebbe esserci una mina da qualche parte là fuori”, di cui nessuno sa nulla tranne loro. QUESTA È ESTORSIONE MONDIALE, e i leader dei Paesi, specialmente gli Stati Uniti d’America, non si lasceranno mai fare”.
L’Oman: “Per il successo delle trattative servono concessioni dolorose”
L’Oman ritiene che per avere successo le trattative Iran-USA richiedono “concessioni doloranti”.
Trump: pronti a dare il colpo di grazia all’Iran al momento giusto
Trump afferma che gli Stati Uniti sono pronti a “dare il colpo di grazia” all’Iran “al momento opportuno” dopo il mancato raggiungimento di un accordo nei colloqui con il Pakistan.
Trump annuncia di aver ordinato alla Marina Usa di fermare le navi che hanno pagato pedaggio a Teheran per passare a Hormuz
Trump afferma di aver dato istruzioni alla Marina statunitense di intercettare le navi che hanno pagato un pedaggio all’Iran per transitare nello Stretto di Hormuz.
Trump: blocco navale immediato dello stretto di Hormuz
Donald Trump ha annunciato su Truth il blocco “con effetto immediato” di tutte le navi da e per lo stretto di Hormuz dopo il fallimento dei negoziati in Pakistan.
Il Cremlino: “Putin ha parlato con Pezeshkian e ha offerto la sua mediazione”
Vladimir Putin ha parlato al telefono con il presidente iraniano Massoud Pezeshkian poche ore dopo la fine dei negoziati fra Stati Uniti e Iran di Islamabad, con la mediazione del Pakistan. Putin “ha sottolineato la sua disponibilità a facilitare ulteriormente la ricerca di una soluzione politica e diplomatica del conflitto e a effettuare una mediazione degli sforzi per arrivare a una pace giusta e duratura in Medio Oriente”, ha reso noto il Cremlino.
Tajani: fondamentali i colloqui Israele-Libano. Nessuno tocchi i militari italiani
“Un aspetto fondamentale per la stabilità dell’aria sono i colloqui tra Israele e Libano per chiudere una situazione di guerra in quella parte di Oriente. Ci rendiamo perfettamente conto dei rischi che arreca Hezbollah”. E’ quanto ha affermato il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani. “Noi sosteniamo il governo libanese e il presidente Aoun, – ha aggiunto – c’è una presenza forte dei militari italiani dell’Unifil, nessuno si azzardi a toccare i militari italiani, più c’è un’altra missione della formazione delle forze armate libanesi. Il presidente Aoun è un amico dell’Italia e io domani sarò a Beirut, per una serie di incontri compreso il presidente Aoun per dimostrare quanto l’Italia voglia essere protagonista della costruzione di pace in tutta l’area del Medio Oriente, garantendo anche la stabilità e l’incolumità della popolazione civile libanese che non è Hezbollah”.
L’ex ministro degli Esteri Zarif: “Gli Usa imparino, non posso dettarci le condizioni”
L’ex ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha dichiarato via social che i colloqui in Pakistan tra Stati Uniti e Iran sono falliti perché Teheran non accetterà condizioni dettate da Washington, e che gli Usa “devono imparare” questo, aggiungendo che al momento “non è troppo tardi” per farlo. “Volete sapere perché i negoziati non hanno avuto successo?”, ha scritto, citando la dichiarazione del vicepresidente Usa JD Vance secondo cui l’Iran ha “scelto di non accettare i nostri termini”.”Esatto. Nessun negoziato, almeno con l’Iran, avrà successo sulla base di ‘i nostri/i vostri termini’. Gli Usa devono imparare: non si possono dettare condizioni all’Iran. Non è troppo tardi per impararlo. Per ora”. Zarif è stato ministro degli Esteri tra il 2013 e il 2021 nel governo del presidente Hassan Rouhani, percepito come relativamente moderato, in carica quando gli Usa raggiunsero l’accordo sul nucleare con l’Iran nel 2015 sotto Barack Obama. Donald Trump uscì dall’accordo tre anni dopo, sostenendo che l’Iran stesse sviluppando un programma nucleare.
Starmer sente il sultano dell’Oman: “Evitare escalation”
Il premier britannico Keir Starmer e il Sultano Haitham bin Tariq dell’Oman hanno discusso del fallimento dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad e hanno sottolineato la necessità di evitare un’ulteriore escalation. lo ha riferito Downing Street, sottolineando che i due leader hanno “esortato entrambe le parti a trovare una soluzione”. “E’ fondamentale che il cessate il fuoco continui e che tutte le parti evitino qualsiasi ulteriore escalation, hanno concordato i leader”, ha affermato la portavoce Sophie Clare in un comunicato stampa. Starmer ha dichiarato che i partner internazionali continuano a lavorare per ripristinare il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz.
Ben-Gvir prega sulla Spianata delle moschee e dice: “Mi sento il padrone”
Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano di estrema destra Itamar Ben-Gvir ha visitato oggi il complesso della moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme, dicharando di voler ottenere un maggiore accesso per i fedeli ebrei e suscitando la condanna della Giordania. Il complesso, situato nella Città Vecchia di Gerusalemme, è uno dei siti più delicati del Medio Oriente. Conosciuto dagli ebrei come Monte del Tempio, è il luogo più sacro dell’ebraismo e il terzo più sacro dell’Islam. In base a un fragile accordo, in vigore da decenni con le autorità musulmane, è amministrato da una fondazione religiosa giordana e gli ebrei possono visitarlo, ma non possono pregarvi. Le ipotesi che Israele potesse modificare le regole hanno scatenato indignazione tra i musulmani e innescato violenze in passato. “Oggi mi sento il padrone qui”, ha dichiarato Ben-Gvir in un video girato sul posto e diffuso dal suo ufficio. “C’è ancora molto da fare, molto da migliorare. Continuo a sollecitare il Primo Ministro (Benjamin Netanyahu) a fare sempre di più: dobbiamo continuare a puntare sempre più in alto”.
Tajani: “Molto preoccupato per come sono andati i colloqui”
“L’economista francese Frederic Bastiat diceva che laddove passano le merci non passano le armi. Ecco, noi dobbiamo fare in modo che le armi non passino più. Sono molto preoccupato per l’andamento dei colloqui tra l’Iran e gli Stati Uniti. Speriamo che vadano meglio quelli tra Israele e Libano. Domani sarò a Beirut per dare un segnale di grande attenzione ad un paese che sta soffrendo, che è un paese dove l’Italia è presente con i suoi militari”. L’ha detto il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani parlando alla cerimonia di apertura del Vinitaly di Verona.
Teheran spera di ripristinare infrastrutture raffinazione entro due mesi
L’Iran si sta impegnando per ripristinare le sue infrastrutture di raffinazione e distribuzione danneggiate, riportandole a circa il 70-80% della capacità preesistente nei prossimi due mesi. Lo ha dichiarato il viceministro del Petrolio, Mohammad Sadegh Azimifar, come riporta Al Jazeera. Parlando all’agenzia di stampa Snn, Azimifar ha affermato che le raffinerie, le condotte di trasmissione, i depositi di petrolio e gli impianti di rifornimento per aerei iraniani sono stati “ripetutamente attaccati in tutte le parti del Paese”. Sono state dispiegate squadre per rimuovere i detriti e sostituire le attrezzature danneggiate, anche presso una raffineria sull’isola di Lavan, ha aggiunto Azimifar. I funzionari prevedono di riavviare le operazioni in una parte della raffineria entro i prossimi 10 giorni.
Teheran arresta 50 persone per collaborazione con Usa e Israele
Le autorità iraniane hanno arrestato almeno 50 persone per presunte attività di spionaggio, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale Snn, come riporta Al Jazeera. Le persone arrestate sono accusate di aver collaborato con Stati Uniti e Israele condividendo posizioni sensibili, tra cui strutture di servizio e infrastrutture. Le autorità hanno anche sequestrato apparecchiature elettroniche, satelliti e armi, ha affermato la Snn. L’Iran ha arrestato decine di persone accusate di spionaggio nel recente conflitto, dopo una precedente ondata di arresti seguita alla guerra di 12 giorni con Stati Uniti e Israele dello scorso anno. Una legge sullo spionaggio recentemente inasprita prevede la pena di morte e la confisca dei beni per coloro che sono accusati di spionaggio.
Baqaei: “La via della diplomazia non è chiusa”
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha affermato che “la via della diplomazia non è chiusa”. Come riporta Irna, la Repubblica islamica al momento non prevede di riprendere immediatamente i negoziati con gli Usa, dopo il fallimento dei colloqui a Islamabad, ma tiene i canali diplomatici aperti.
Nuovi raid israeliani nel sud del Libano, almeno 11 morti
Almeno 11 persone sono rimaste uccise in nuovi raid israeliani nel sud del Libano, cinque delle quali nella località di Qana e altre sei Maaroub, dove è stata presa di mira un’intera famiglia: lo riporta l’agenzia libanese Nna.
La stessa fonte aggiunge che ci sono stati attacchi anche in altre località del Libano meridionale e che, oltre ai morti, si contano pure diversi feriti.
L’Arabia Saudita annuncia il ripristino della piena capacità dell’oleodotto East-West
L’oleodotto East-West, utilizzato per trasportare il petrolio verso il Mar Rosso, è stato riparato dopo un attacco. Lo ha dichiarato il ministero dell’Energia saudita in un comunicato. L’oleodotto ha ora una capacità di circa 7 milioni di barili al giorno. La stazione di pompaggio è stata attaccata giovedì, con un’interruzione di circa 700.000 barili di produzione attraverso l’oleodotto. Saudi Aramco gestisce l’oleodotto dal centro di lavorazione petrolifera di Aqaiq, vicino al Golfo Persico, al porto di Yanbu sul Mar Rosso, evitando il punto critico iraniano sullo Stretto di Hormuz e sul Golfo Persico. Il ministero ha inoltre affermato che anche il giacimento petrolifero di Manila è stato riparato, ripristinando una capacità di circa 300.000 barili al giorno. I lavori sono tuttora in corso presso un altro giacimento, Kurais, per ripristinare un’ulteriore capacità di 300.000 barili al giorno.
Beirut: “Oltre 2.000 persone uccise in attacchi Israele dal 2 marzo”
Il ministero della Salute libanese afferma che almeno 2.020 persone sono state uccise e altre 6.436 ferite negli attacchi israeliani a partire dal 2 marzo. Lo riporta Al Jazeera. Tra le vittime figurano 165 bambini, 248 donne e 85 operatori sanitari. Il ministero ha inoltre dichiarato che le forze israeliane hanno ucciso 97 persone e ne hanno ferite altre 133 nella giornata di sabato.
Teheran: “Oltre 2.000 bambini feriti in attacchi Usa-Israele”
Jafar Miadfar, capo del dipartimento di emergenza iraniano, ha dichiarato che circa 2.115 persone di età inferiore ai 18 anni sono rimaste ferite negli attacchi israelo-americani contro l’Iran. Ha riferito all’agenzia di stampa Mehr che 124 di queste vittime hanno meno di cinque anni e 24 meno di due. Altre 5.000 persone ferite sono donne, e la maggior parte degli attacchi si è verificata nelle province di Teheran, Khuzestan, Lorestan, Isfahan, Kermanshah e Ilam.
Ok della procura: no a processo per Netanyahu la prossima settimana
La procura israeliana ha annunciato di non opporsi alla richiesta del premier Benjamin Netanyahu di annullare la sua testimonianza in tribunale la prossima settimana. Il legale del premier aveva presentato domanda venerdì scorso, giustificandola con “ragioni di sicurezza e politiche classificate, naturalmente legate ai drammatici eventi in Israele e in tutto il Medio Oriente”. Nella richiesta si indicavano due settimane, ma per la settimana successiva la procura si è riservata di decidere in seguito.
Almeno cinque morti in raid israeliano nel sud del Libano
Un attacco israeliano sulla città meridionale di Qana in Libano ha causato la morte di cinque persone e il ferimento di altre. Lo riferisce l’agenzia Nazionale di Stampa libanese (Nna). Le squadre della protezione civile si sono adoperate per evacuare i feriti e trasportarli negli ospedali della vicina città di Tiro, ha dichiarato l’Nna. Israele ha inoltre lanciato attacchi separati contro altre comunità nel distretto di Tiro, ferendo almeno tre persone a Ma’raka. La città di Qana, ricorda Al Jazeera, è già stata vittima di massacri israeliani, tra cui quelli del 1996 e del 2006.
Due petroliere arrivate a Hormuz hanno fatto marcia indietro
Due “superpetroliere” vuote dirette verso il Golfo Persico attraverso lo Stretto di Hormuz hanno “fatto marcia indietro all’ultimo minuto” una volta avvicinatisi all’isola iraniana di Larak, proprio mentre i colloqui tra Washington e Teheran in corso a Islamabad venivano dati per falliti: lo riferisce sul suo sito Bloomberg. Le due navi in questione, una battente bandiera maltese e una battente bandiera pachistana, hanno invertito la loro rotta una volta avvicinatisi a un “checkpoint” controllato da Teheran, secondo dati di tracciamento citati da Bloomberg. Una terza petroliera, battente bandiera liberiana, avrebbe invece proseguito la propria rotta, ma non è chiaro dove si stia dirigendo di preciso.
Idf: “Colpito in Libano lanciarazzi pronto a sparare”
Le forze armate israeliane hanno annunciato di aver individuato durante la notte “un lanciarazzi posizionato e pronto a lanciare contro Israele nella zona di Jouaiyya, nel Libano meridionale”. Poco dopo, “il lanciarazzi è stato colpito e distrutto, sventando il lancio prima che potesse essere effettuato”, ha aggiunto l’Idf.
Teheran: “Negoziati falliti a causa di 2 o 3 questioni fondamentali”
Il ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato domenica che i negoziati con gli Stati Uniti sono falliti a causa di “un divario tra le nostre posizioni su due o tre questioni importanti”. “Alla fine i colloqui non hanno portato a un accordo”, ha dichiarato il portavoce Esmaeil Baqaei alla TV di Stato iraniana. Non ha specificato quali fossero tali questioni. Su alcuni argomenti, Baghaei ha affermato che i negoziatori statunitensi e iraniani “hanno effettivamente raggiunto una comprensione reciproca”. I negoziatori hanno discusso dello Stretto di Hormuz, ha detto Baghaei, ma non ha menzionato alcuna discussione sulle armi nucleari.
Anche la delegazione di Teheran ha lasciato il Pakistan
Anche la delegazione di Teheran inviata a Islamabad per i colloqui con gli Usa ha lasciato il Pakistan dopo che i negoziati sono stati dati per falliti. Lo riferisce l’agenzia iraniana Mehr.
Trump rilancia articolo, ipotesi blocco navale come con il Venezuela
Dopo che i colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad si sono conclusi senza un accordo, il presidente americano Donald Trump ha condiviso sulla sua piattaforma Truth Social un articolo in cui suggerisce la possibilità di imporre un blocco navale all’Iran qualora quest’ultimo non accettasse le richieste statunitensi. L’articolo, intitolato “La carta vincente che il presidente ha in mano se l’Iran non cede: un blocco navale”, pubblicato dal sito filo-Trump Just the News, afferma che il blocco soffocherebbe l’economia iraniana e metterebbe sotto pressione gli alleati dell’Iran, Cina e India, che dipendono dalle esportazioni di petrolio iraniano. L’articolo sostiene che una simile mossa da parte di Trump “riproponerebbe la sua strategia di blocco di successo”, dopo che un precedente blocco navale “ha messo in ginocchio l’economia venezuelana” prima della cattura del leader venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti a gennaio.
Teheran: “Certi che contatti con Pakistan continueranno”
“Teheran è certa che i contatti con il Pakistan proseguiranno”. A farlo sapere, il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran.
Teheran: “Nessuno si aspettava un accordo già nelle prime fasi trattative”
“Nessuno si aspettava un accordo già nelle prime fasi trattative”. A sottolinearlo, il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, riferendosi ai colloqui di pace a Islamabad tra Usa e Iran con la mediazione del Pakistan.
Il ministro pakistano: “Usa e Iran rispettino cessate il fuoco”
Il ministro degli Esteri pakistano, Ishaq Dar, ha ribadito che Washington e Teheran devono rispettare l’accordo di cessate il fuoco, dopo che colloqui tra le due parti per porre fine alla guerra in Medio Oriente si sono conclusi senza un accordo. “È fondamentale che le parti continuino a rispettare il proprio impegno al cessate il fuoco”, ha detto Dar, il cui governo ha moderato i colloqui e ha svolto il ruolo di mediatore.
“Il Pakistan ha svolto e continuerà a svolgere il proprio ruolo per favorire il coinvolgimento e dialogo tra la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti d’America nei giorni a venire”, ha aggiunto in una breve dichiarazione diffusa dai media statali.
Vance lascia il Pakistan dopo negoziato fallito
Il vicepresidente Usa, JD Vance, ha lasciato il Pakistan, subito dopo il suo discorso sul fallimento dei colloqui di pace. Vance si è imbarcato sull’Air Force Two alle 7:08 del mattino, ora locale, (02:08 GMT) e ha salutato i funzionari pakistani dalla cima delle scale.
Media iraniani: “Negoziati falliti per richieste irragionevoli degli Usa”
Le “richieste irragionevoli” degli Stati Uniti hanno fatto fallire i negoziati. È la versione della Tv di Stato iraniana riguardo al fallimento dei colloqui in Pakistan, secondo quanto riporta Al Jazeera.
Vance: “Devono capire che è la nostra offerta finale”
Il vicepresidente statunitense JD Vance ha concluso la sua breve conferenza stampa da Islamabad, in Pakistan, lanciando una specie di ultimatum all’Iran: “Lasciamo questo incontro con una proposta molto semplice: devono capire che questa rappresenta la nostra offerta finale e migliore. Vedremo se gli iraniani la accetteranno”, ha detto Vance prima di andare via.
Vance: “Non c’è impegno a non sviluppare il nucleare”
Vance, nel suo discorso da Islamabad dopo 15 ore di colloqui tra delegazioni iraniane e statunitensi, non ha voluto indicare i punti di disaccordo con gli iraniani, ma sembra che non sia stato trovato un punto di contatto sull’arricchimento dell’uranio per produrre le armi nucleari. “Non entrerò in tutti i dettagli, perché non voglio negoziare in pubblico dopo aver negoziato per 21 ore in privato – ha detto il vicepresidente statunitense – ma il punto fondamentale è che dobbiamo vedere un impegno esplicito da parte loro a non cercare un’arma nucleare e a non cercare gli strumenti che permetterebbero loro di ottenerla rapidamente. Questo è l’obiettivo centrale degli attuali Stati Uniti, ed è ciò che abbiamo cercato di ottenere attraverso questi negoziati”. “Il loro programma nucleare, per quello che è, le strutture di arricchimento che avevano in precedenza, sono state distrutte.
Ma la domanda fondamentale è: vediamo un impegno reale e duraturo da parte degli iraniani a non sviluppare un’arma nucleare? Non solo adesso, non solo tra due anni, ma nel lungo periodo. Questo ancora non lo abbiamo visto. Speriamo di sì”, ha aggiunto, parlando ai giornalisti.
Vance: “Non hanno accettato le nostre condizioni”
“Torniamo negli Stati Uniti senza aver raggiunto un accordo – continua Vance – Abbiamo chiarito molto bene quali sono le nostre linee rosse, su quali punti siamo disposti a venire loro incontro e su quali invece non lo siamo, e lo abbiamo fatto nel modo più chiaro possibile. E loro hanno scelto di non accettare le nostre condizioni”, ha detto Vance parlando a Islamabad, in Pakistan.
Vance: “Non abbiamo raggiunto un accordo”
Non è stato raggiunto un accordo tra Stati Uniti e Iran. Lo ha detto il vicepresidente americano JD Vance, parlando a Islamabad, in Pakistan. “Per 21 ore abbiamo avuto una serie di discussioni sostanziali con gli iraniani. Questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo”, ha detto. “E penso – ha aggiunto – che questa sia una cattiva notizia per l’Iran molto più che per gli Stati Uniti d’America”.
Teheran: “No a richieste eccessive Usa”
Passi in avanti nel negoziato a Islamabad per mettere fine alla guerra in Medio Oriente dipendono dall’assenza di richieste “eccessive e illegali” da parte degli Stati Uniti. La sottolineatura arriva dal portavoce del ministero degli Affari esteri di Teheran. “Il successo del processo diplomatico dipende seriamente dalla buona volontà dell’altra parte, dall’astensione da ogni eccesso e da ogni pretesa illegale, nonché il riconoscimento dei diritti e degli interessi legittimi dell’Iran”, scrive su X Esmaeil Baqaei.
Funzionario pakistano: “Colloqui procedono in giusta direzione”
Un funzionario pakistano, che ha chiesto di rimanere anonimo, ha detto all’agenzia di stampa Afp che i colloqui Iran-Usa in corso a Islamabad stanno “procedendo nella giusta direzione” e che l’atmosfera generale “è cordiale”.
Casa Bianca, i colloqui tra Iran e Usa stanno andando avanti
I colloqui tra gli Stati Uniti e l’Iran si sono protratti fino alle prime ore del mattino in Pakistan e stanno proseguendo. Lo ha detto un alto funzionario della Casa Bianca smentendo le notizie dei media iraniani secondo i quali l’incontro si era concluso e riprenderà in serata. Al momento i colloqui vanno avanti da 15 ore.
Teheran: “I negoziati continueranno nonostante rimangano divergenze”
Il governo di Teheran scrive su X al termine della prima giornata di negoziati: “I colloqui tra Iran e Stati Uniti, mediati dal Pakistan, si sono conclusi dopo 14 ore. I team tecnici di entrambe le parti si stanno ora scambiando i documenti degli esperti. I negoziati proseguiranno nonostante alcune divergenze ancora presenti”. Un nuovo round è previsto nella tarda serata di oggi.
Iran, risposta ferma contro navi militari se tentano Hormuz
“Qualsiasi tentativo da parte di navi militari di attraversare lo Stretto di Hormuz incontrerà una ferma risposta”. È l’avvertimento lanciato dai Pasdaran, che hanno ribadito il loro controllo del passaggio marittimo “in modo completo ed efficace”.
Media iraniani, prima giornata di colloqui tra Usa e Iran terminata
I colloqui tra Usa e Iran sarebbero terminati, secondo l’agenzia iraniana Tasnim.
Trump: “Potrebbero fare l’accordo o potrebbero non farlo. Noi abbiamo vinto”
“Siamo nel pieno di trattative molto “profonde” con l’Iran”. Lo ha detto il presidente Usa Donald Trump, che non è comunque certo dell’esito di questo ultimo passaggio cruciale: “Forse ci sarà un accordo, forse no. In ogni caso, non fa nessuna differenza per me”. Infine un avvertimento alla Cina: “Avrete grossi problemi se invierete armi all’Iran”.
Nyt, stretta mano tra Vance e Ghalibaf, “clima sereno”
Incontro tra una delegazione Usa guidata dal vicepresidente J.D. Vance e una delegazione iraniana guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, durante i negoziati trilaterali guidati dal primo ministro pakistano Shehbaz Sharif. Secondo il New York Times, che cita come fonti alti funzionari iraniani, tra Vance e Ghalibaf c’è stata una stretta di mano e il clima dell’incontro è cordiale e sereno.
