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Jumpers – Un salto tra gli animali: la Pixar cambia ritmo e punta su una comicità più vicina a DreamWorks

Casa Botteghino Jumpers – Un salto tra gli animali: la Pixar cambia ritmo e punta su una comicità più vicina a DreamWorks

Il trentesimo lungometraggio Pixar prova a spostare l’asse dello studio verso territori leggermente diversi da quelli a cui il pubblico si è abituato negli ultimi decenni. Jumpers – Un salto tra gli animali arriva infatti in un momento particolare per lo studio di Emeryville, che nel quarantennale della propria rifondazione sembra voler sperimentare nuove strade

8 marzo 2026 15:22

Il trentesimo lungometraggio Pixar prova a spostare l’asse dello studio verso territori leggermente diversi da quelli a cui il pubblico si è abituato negli ultimi decenni.

Jumpers – Un salto tra gli animali arriva infatti in un momento particolare per lo studio di Emeryville, che nel quarantennale della propria rifondazione sembra voler sperimentare nuove strade narrative. Alla guida del progetto c’è Daniele Chongautore che molti spettatori conoscono per la serie animata “We Bare Bears – Siamo solo orsi”. Il risultato è un film che mantiene l’attenzione sui temi classici dell’animazione per famiglie ma sceglie una comicità più diretta, spesso demenziale, con un ritmo che ricorda più la tradizione DreamWorks che quella Disney.

Una storia semplice nel mondo degli animali

Al centro della storia c’è Mabeluna ragazza che ama gli animali e che decide di utilizzare una nuova tecnologia capace di trasferire la coscienza umana nel corpo di un animale artificiale. L’esperimento la porta a vivere dentro un castoro robotico ea entrare in contatto diretto con un mondo che fino a quel momento aveva solo osservato da fuori.

Attraverso questa esperienza Mabel scopre che il mondo animale è organizzato in diversi regni e che dietro la vita quotidiana dei boschi si nasconde una complessa rete di relazioni. Tra gli incontri più importanti c’è quello con Ri Giorgioun castoro carismatico che guida uno dei gruppi più influenti della foresta.

Quando una minaccia proveniente dal mondo umano mette in pericolo l’equilibrio degli animali, Mabel si ritrova coinvolta in una missione più grande di quanto immaginasse. La ragazza dovrà convincere specie diverse a collaborare tra loro per affrontare il piano del sindaco Jerry Generazzo.

La comicità di Daniel Chong

Se la trama segue una struttura piuttosto lineare, il film trova la propria forza nella componente comica. Daniel Chong porta con sé l’esperienza maturata negli anni di lavoro nell’animazione televisiva e costruisce molte scene attorno a gag visive e momenti di slapstick.

Questa scelta si riflette anche nel carattere disegno degli animali. I protagonisti sono volutamente stilizzati e meno realistici rispetto a molti film Pixar del passato, un approccio che rende l’animazione più elastica e permette di accentuare le situazioni comiche.

Il risultato è un film scorrevole, pensato chiaramente per un pubblico familiare. Le battute e il ritmo rapido rendono la visione leggera, anche se la struttura narrativa resta abbastanza prevedibile.

Una Pixar che sperimenta

Negli anni la Pixar ha costruito la propria identità su storie emotive e su una narrazione molto raffinata. Contro Ponticelli lo studio sembra invece muoversi verso un equilibrio diverso, più vicino alla leggerezza dell’animazione contemporanea.

La presenza di temi come l’ecologia, l’inclusione e la convivenza tra specie diverse rimane centrale, ma viene raccontata attraverso una struttura più semplice e immediata. Il film insiste molto sull’idea di comunità e sulla possibilità di trovare un terreno comune anche tra realtà molto lontane tra loro.

Dietro l’apparente semplicità della storia emerge comunque un messaggio legato alla collaborazione e alla convivenza tra mondi diversi. Un tema che attraversa buona parte dell’animazione recente e che qui viene raccontato attraverso la metafora del regno animale.

Tra nuove strade e vecchio spirito Pixar

Dal punto di vista visivo il film mantiene l’alto livello tecnico dello studio grazie ai software RenderMan e Presto, ormai strumenti consolidati della produzione Pixar. Il personaggio di Mabel, in particolare, mostra un lavoro di design molto accurato.

Allo stesso tempo il film sembra indicare un cambio di passo nella strategia dello studio. Dopo il successo di Dentro Out 2 e in attesa dei risultati futuri di Toy Story 5, Pixar continua a cercare nuove direzioni.

Jumpers non ha forse l’impatto emotivo dei grandi classici dello studio, ma rappresenta comunque un tentativo di rinnovare il linguaggio dell’animazione Pixar. Un film divertente, veloce e pensato per un pubblico ampio, che dimostra come anche uno studio con una storia così riconoscibile possa provare a cambiare tono.

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