Una creatura che chiede compagnia, una scienziata disposta a sfidare i limiti della vita e una città attraversata da criminalità e disillusione. La sposa, nuovo film diretto da Maggie Gyllenhaal, prende il mito della sposa di Frankenstein e lo sposta in un territorio inatteso, tra Chicago anni Trenta, suggestioni gotiche e riferimenti letterari. Il risultato è
7 marzo 2026 15:07
Una creatura che chiede compagnia, una scienziata disposta a sfidare i limiti della vita e una città attraversata da criminalità e disillusione.
La sposanuovo film diretto da Maggie Gyllenhaalprende il mito della sposa di Frankenstein e lo sposta in un territorio inatteso, tra Chicago anni Trenta, suggestioni gotiche e riferimenti letterari. Il risultato è un film che prova a giocare con l’immaginario del cinema classico e con la cultura popolare, alternando momenti di grande libertà creativa ad altri in cui la storia sembra perdere direzione.
Una storia tra horror e noir
Il punto di partenza è quasi fiabesco. La creatura di Frankenstein, che qui viene chiamata semplicemente Francoarriva nella Chicago della Grande Depressione con una richiesta precisa: trovare qualcuno disposto a creare per lui una compagnia.
La risposta arriva dalla dottoressa Eufronioscienziata visionaria che non si lascia impressionare dall’origine del suo ospite. Con una procedura che richiama gli esperimenti del barone Frankenstein, la donna riporta in vita una giovane morta in circostanze misteriose.
Nasce così la Sposauna figura che torna dalla morte senza memoria della sua vita precedente. Da questo momento la storia prende una direzione imprevedibile: inseguimenti, crimini e una relazione amorosa che si muove fuori dalle regole della società.
Il gioco delle citazioni
Uno degli elementi più evidenti del film è il dialogo continuo con la letteratura e con la storia del cinema. Gyllenhaal apre il racconto con un’apparizione quasi spettrale di Maria Shelleycome se l’autrice di Frankenstein fosse tornata per osservare una nuova versione della sua creatura.
Nel corso del film confrontare anche un riferimento insisteva a Bartlebyil personaggio creato da Herman Melville. La protagonista, spesso interrogata sulla propria identità, risponde con la stessa frase dello scrivano: “Preferirei di no”.
Questo elemento letterario diventa una specie di filo conduttore che accompagna la storia, trasformando la Sposa in una figura che rifiuta di adattarsi alle aspettative degli altri.
Un’estetica tra gotico e cinema moderno
Visivamente il film cerca di mescolare atmosfere diverse. L’immaginario dell’orrore classico convive con riferimenti alla New Hollywood e con suggestioni più contemporanee.
La Chicago rappresentata sullo schermo è una città sporca, violenta e dominata dal crimine. In questo scenario la coppia formata da Frank e dalla Sposa diventa quasi una leggenda urbana, inseguita da detective e gangster.
Non mancano momenti surreali. In alcune sequenze il protagonista immagina di trovarsi dentro vecchi musical hollywoodiani, come se il cinema stesso diventasse un rifugio dalla realtà.
Un film che prova a fare molte cose insieme
Il problema principale del film nasce proprio da questa abbondanza di idee. La regista sembra voler raccontare contemporaneamente molte storie: un noir criminale, una riflessione sul mito di Frankenstein, un racconto romantico tra due emarginati e persino un discorso sociale che tocca temi legati all’identità e al femminismo.
Non tutte queste linee narrative riescono a trovare spazio con la stessa forza. Alcuni sottotrame vengono introdotte e poi abbandonate, come se il film preferisce continuare a muoversi verso nuove suggestioni piuttosto che sviluppare fino in fondo quelle già aperte.
Resta però una sensazione di libertà creativa che rende l’opera difficile da incasellare. In certi momenti sembra quasi un esperimento cinematografico più che un racconto tradizionale.
Tutto bene La sposa lascia un’impressione curiosa: non sempre funziona come storia compatta, ma mostra una regista interessata a manipolare un mito famoso senza troppo rispetto delle regole. Il film promette una rivoluzione e non sempre riesce a mantenerla, ma nel suo caos creativo rimane qualcosa che continua a incuriosire anche dopo i titoli di coda.
