Exclusive Content:

Le news sulla guerra in Iran del 23 marzo 

Ultimatum di Trump all’Iran: “Apra Hormuz in 48 ore o colpiremo le centrali nucleari”. Il presidente Usa però in mattinata ha annunciato di aver rinviato di cinque giorni gli attacchi minacciati contro le infrastrutture energetiche iraniane perché sono in corso “colloqui buoni e produttivi”. Poi, ha annunciato: “Abbiamo l’accordo su quasi tutti i punti”. I colloqui sarebbero guidati per l’Iran dal presidente del parlamento Mohammad-Bagher Ghalibaf (che smentisce, parlando di fake news), e presto potrebbe esserci un vertice a Islamabad. Ma ben diversa è la lettura delle autorità iraniane. “Trump ha fatto marcia indietro temendo la reazione dell’Iran”. E il ministero degli Esteri: La nostra posizione per la fine della guerra non è cambiata.

Punti chiave

Media: “migliaia di Marine in arrivo nella regione venerdì”

Migliaia di Marine sono in arrivo in Medio Oriente venerdì, proprio nel giorno che il presidente Trump ha fissato come scadenza affinché l’Iran riapra lo Stretto di Hormuz. Lo riporta il Wall Street Journal, citando fonti dell’amministrazione Usa. Venerdì, la nave d’assalto anfibio USS Tripoli, la nave da sbarco anfibia USS New Orleans e circa 2.200 Marine della 31 Unità di Spedizione transiteranno nell’area di competenza del Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), responsabile delle forze americane in Medio Oriente. Le unità impiegheranno ancora qualche giorno per raggiungere lo Stretto di Hormuz. Il Pentagono, ricorda il Wsj, ha inoltre ordinato l’invio di un’altra unità di Marine al Centcom: l’11 Unità di Spedizione dei Marine, a bordo del gruppo anfibio d’intervento rapido della USS Boxer. Questa unità partirà tra poche settimane

Politico: “Usa valutano Ghalibaf come possibile leader”

L’amministrazione del presidente Donald Trump sta valutando discretamente lo speaker del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, come possibile interlocutore – e persino come figura di riferimento futura – nel quadro di un possibile negoziato con Teheran. Secondo fonti dell’amministrazione citate in forma anonima da Politico, Ghalibaf, 64 anni, è considerato da alcuni alla Casa Bianca un partner “praticabile” per guidare l’Iran e negoziare nella prossima fase del conflitto. Tuttavia, Washington non intende puntare su un solo nome e sta “testando” diversi potenziali interlocutori alla ricerca di qualcuno disposto a un accordo. “E’ una delle opzioni più forti, ma dobbiamo testarli e non possiamo avere fretta”, ha affermato un funzionario. La ricerca di un interlocutore segnala il tentativo di trovare una via d’uscita dal conflitto, che ha scosso i mercati globali e spinto al rialzo i prezzi del petrolio. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha però sottolineato che si tratta di “discussioni diplomatiche sensibili”. Trump ha lasciato intendere l’esistenza di contatti con figure “molto solide” all’interno dell’Iran e ha annunciato una pausa di cinque giorni nei raid contro infrastrutture energetiche iraniane per favorire i negoziati

Wp: “Improbabile raggiungere la fine regime e lo stop del nucleare in Iran”

I funzionari americani ritengono “improbabile” raggiungere obiettivi quali “il rovesciamento del regime teocratico iraniano e la messa fuori portata delle armi nucleari in modo permanente”. Lo riporta il Washington Post, citando fondi vicine all’amministrazione Usa

Fonti Cbs: “Almeno una dozzina di mine nello Stretto di Hormuz”

Gli Stati Uniti ritengono che nello Stretto di Hormuz siano state posizionate almeno una dozzina di mine sottomarine, secondo valutazioni dell’intelligence americana citate da Cbs News. Funzionari statunitensi, che hanno parlato in forma anonima, indicano che si tratterebbe di mine iraniane dei modelli Maham 3 e Maham 7. Un altro funzionario ha tuttavia precisato che il numero sarebbe inferiore a dodici. Secondo le stesse fonti, la Maham 3 è una mina navale ancorata dotata di sensori magnetici e acustici in grado di rilevare le navi senza contatto diretto e attivarsi a distanza ravvicinata. Più sofisticata la Maham 7, una mina compatta ad alto esplosivo progettata per posizionarsi sul fondale, che utilizza sensori acustici e magnetici tridimensionali per individuare bersagli come navi di medie dimensioni, mezzi da sbarco e piccoli sottomarini. Può essere rilasciata da navi, aerei o elicotteri, anche in acque relativamente basse, ed è progettata per disperdere le onde sonar e sfuggire ai sistemi di rilevamento. Fonti militari statunitensi indicano che le forze americane stanno intensificando le operazioni contro le capacità iraniane: oltre 120 imbarcazioni e 44 unità posamine sarebbero state distrutte, mentre continuano gli attacchi contro depositi di mine e munizioni navali. Nel mirino anche Kharg Island, dove si trovano infrastrutture di stoccaggio e dispiegamento. Secondo valutazioni della Difesa americana, l’Iran dispone di un arsenale compreso tra circa 2 mila e 6 mila mine navali, potenzialmente dispiegabili rapidamente tramite piccole imbarcazioni veloci. Già all’inizio del mese, diverse fonti di stampa avevano riferito preparativi iraniani per minare lo stretto

La portaerei Usa Gerald Ford rientra a Creta per riparazioni

La portaerei USS Gerald Ford, la più della flotta Usa, ha raggiunto lunedì Creta per effettuare una serie di riparazioni. La portaerei si trova nella base navale di Souda Bay, dove aveva effettuato l’ultimo scalo a febbraio per rifornimenti di viveri, carburante e munizioni, prima dell’impiego in Medio Oriente. La nave ha subito danni a causa di un incendio divampato nella lavanderia il 12 marzo, nel contesto della guerra con l’Iran. Con la Ford ora in Grecia, le forze armate statunitensi dispongono ora di una sola portaerei nel conflitto. La Marina Usa ha dichiarato che la Gerald Ford è arrivata a Souda Bay per manutenzione e riparazioni, ma che “rimane pienamente operativa e idonea alla missione”

Ghalibaf: “Il mondo decida se stare con Gaza o con la classe di Epstein”

“L’Iran sta lottando per l’umanità”. Lo ha detto in un post su X il presidente del Parlamento di Teheran, Mohammed Bagher Ghalibaf. “Il mondo o sta dalla parte di Gaza e contro questo regime di terrore coloniale, oppure si schiera con la classe di Epstein e i torturatori di bambini. Non ci sono vie di mezzo”, ha aggiunto. Secondo i media israeliani, Ghalibaf sarebbe la figura iraniana con cui gli Stati Uniti hanno iniziato a trattare – indirettamente – per trovare un accordo che metta fine alle ostilità

Onu: “Negoziati portino alla fine immediata del conflitto”

Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, non ha potuto confermare la ripresa dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, ma attraverso il suo portavoce ha dichiarato di aver “accolto con favore” questa ipotesi di cui ha avuto notizia attraverso i media. “Ciò che è importante è che questi colloqui portino a una fine immediata del conflitto”, ha aggiunto

Islamabad: “Pronti ad ospitare i colloqui se le parti sono d’accordo”

Islamabad è “già pronta a ospitare colloqui” tra Iran, Stati Uniti e Israele. Lo ha dichiarato a Cnn un portavoce del ministero degli Esteri pakistano, poche ore dopo che Teheran aveva smentito le indiscrezioni secondo cui Washington e Teheran avrebbero aperto un canale diplomatico nel corso del weekend. “Se entrambe le parti sono d’accordo, il Pakistan è sempre pronto a ospitare colloqui”, ha detto il portavoce Tahir Hussain Andrabi. Nelle ultime ore, alti funzionari iraniani e statunitensi hanno rilasciato dichiarazioni contrastanti riguardo a possibili contatti diretti tra i due Paesi, mentre secondo vari media finora i contatti tra Teheran e Washington sono avvenuti principalmente tramite rappresentanti di altri Paesi, tra cui Turchia ed Egitto, nel tentativo di ridurre le tensioni regionali

Netanyahu vede i leader della coalizione di governo sui negoziati

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, tiene colloqui con i leader dei partiti di coalizione del governo di Tel Aviv in seguito alle dichiarazioni del presidente americano, Donald Trump, sui negoziati con l’Iran

Idf: “Nuovi raid su Beirut, missili da Teheran”

L’esercito israeliano ha annunciato nuovi attacchi su Beirut contro obiettivi di Hezbollah, poco dopo che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha affermato che le operazioni contro il gruppo libanese proseguiranno. Nel frattempo è stato intercettato il lancio di missili dall’Iran contro il Sud di Israele

Wsj: “Migliaia di soldati Usa arriveranno in Medio Oriente venerdì”

Migliaia di soldati americani arriveranno in Medio Oriente venerdì, giorno della nuova scadenza fissata da Donald Trump. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali arriveranno nell’area le truppe della Uss Tripoli, alle quali saranno necessari un altro paio di giorni per arrivare nello Stretto di Hormuz

Nyt: “Il Pentagono valuta l’invio dei paracadutisti per una possibile occupazione dell’isola di Kharg”

Il Pentagono sta valutando l’invio di circa 3.000 paracadutisti della 82 Divisione Aviotrasportata statunitense come forza di pronto intervento per supportare eventuali operazioni in Iran, con l’obiettivo, se necessario, di occupare l’isola di Kharg, principale hub per l’export petrolifero iraniano. Lo riferisce il New York Times, secondo cui la brigata, parte della “Immediate Response Force”, può essere schierata ovunque nel mondo entro 18 ore e potrebbe affiancare, in una fase successiva, le unità dei Marines già dirette nella regione. Secondo fonti militari, i Marines potrebbero intervenire per primi per mettere in sicurezza e riparare le infrastrutture dell’aeroporto dell’isola, danneggiato dai recenti raid statunitensi, consentendo poi agli aerei da trasporto C-130 di portare materiali, rifornimenti e truppe. I paracadutisti della 82 , pur non disponendo di mezzi pesanti, offrirebbero supporto rapido e potrebbero sostituire o rinforzare le unità dei Marines dopo l’assalto iniziale

Reuters: “Netanyahu chiamò Trump poco prima dell’attacco e spinse per colpire Khamenei”

Meno di 48 ore prima dell’inizio dell’attacco israelo-americano all’Iran, Benjamin Netanyahu ha parlato al telefono con Donald Trump riguardo alle ragioni per lanciare la guerra, e sostenne che non ci sarebbe mai stata un’occasione migliore per uccidere Ali Khamenei e vendicare i precedenti tentativi iraniani di assassinare Trump. Lo scrive Reuters online citando tre persone informate sulla telefonata. Secondo quanto riferito, al momento della telefonata, Trump aveva già approvato l’idea di un’operazione militare statunitense contro l’Iran, ma non aveva ancora deciso quando o in quali circostanze gli Stati Uniti sarebbero intervenuti. Le tre fonti informate sulla telefonata hanno affermato di ritenere che essa, insieme alle informazioni di intelligence che indicavano una finestra di opportunità sempre più ristretta per eliminare il leader iraniano, sia stata un catalizzatore per la decisione finale di Trump di ordinare, il 27 febbraio, l’avvio dell’Operazione Epic Fury

Idf: “Raid a Teheran, colpito il quartier generale dei Pasdaran”

L’esercito israeliano ha completato una serie di attacchi “nel cuore di Teheran”, prendendo di mira quello che ha definito il “principale quartier generale della sicurezza” del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. Lo dicono le stesse IDF. Anche il Comando Centrale degli Stati Uniti ha affermato, in un post sui social conferma che le forze statunitensi stanno continuando a “colpire in modo aggressivo obiettivi militari iraniani”

Netanyahu parla con Trump: “L’accordo tutelerà i nostri interessi”

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente americano, Donald Trump, in cui ha affermato che un eventuale accordo con l’Iran “salvaguarderà i nostri interessi vitali”. “Ho parlato oggi con il presidente Trump. Egli crede che ci sia una possibilità di sfruttare i successi militari della guerra per raggiungere tutti gli obiettivi della guerra attraverso un accordo. Tale accordo salvaguarderà i nostri interessi”, ha affermato Netanyahu. Tuttavia il primo ministro di Tel Aviv ha affermato: “Continueremo a dirigere gli attacchi in Iran e Libano per eliminare il programma missilistico e nucleare e le leadership di Hezbollah”

Media: “Nessuna modifica al piano Usa di inviare 2200 marine”

Nessuna modifica ai piani statunitensi per l’invio di ulteriori forze militari in Medio Oriente, nonostante il presidente Donald Trump abbia parlato di negoziati “importanti” con l’Iran, che secondo diversi media potrebbero tradursi in colloqui diretti già nei prossimi giorni. Secondo quanto riferito da fonti a Cbs, una seconda Marine Expeditionary Unit, composta da circa 2.200 Marines e supportata da tre navi da guerra, è partita la scorsa settimana dalla California e potrebbe impiegare almeno tre settimane per raggiungere l’area operativa. Anche una prima unità, proveniente dal Pacifico, è ancora in fase di trasferimento verso la regione. Nel frattempo, elementi della 82 Divisione aviotrasportata restano in stato di allerta per un possibile dispiegamento. Sempre secondo fonti, Trump starebbe valutando l’eventuale invio di forze di terra, anche se non è ancora chiaro in quali circostanze potrebbe autorizzarne l’impiego

Fonti di Teheran: “Trasmessi messaggi con Washington via Egitto e Turchia”

Un alto funzionario iraniano ha confermato ad Al Jazeera che negli ultimi giorni “sono stati trasmessi tramite Egitto e Turchia messaggi tra Teheran e Washington, in uno spirito di buona volontà per allentare le tensioni”. Lo stesso funzionario ha aggiunto che gli Stati Uniti avrebbero rifiutato due condizioni poste dall’Iran per porre fine ai combattimenti: il pagamento di risarcimenti e il riconoscimento di un'”aggressione” nei confronti di Teheran. “Il presidente degli Stati Uniti non ha l’autorità per fissare termini definitivi o scadenze nei negoziati”, ha aggiunto

Media: “Washington punta al 9 aprile per concludere la guerra”

Un funzionario israeliano ha affermato che Washington ha fissato il 9 aprile come data obiettivo per la fine della guerra, lasciando circa 21 giorni per la prosecuzione dei combattimenti e dei negoziati. Lo riporta la testata israeliana Ynet, aggiungendo che il funzionario ha affermato che i colloqui tra Iran e Stati Uniti dovrebbero svolgersi entro la fine di questa settimana in Pakistan e che Washington non ha aggiornato Israele sui contatti con il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf. La fine della guerra entro tale data potrebbe consentire a Trump di visitare Israele nel giorno dell’Indipendenza (che quest’anno si celebra il 22 aprile) per ricevere il Premio Israele, ha concluso il funzionario

Idf: “A Dimona e Arad non ha funzionato l’antimissile”

Un malfunzionamento del sistema di intercettazione aerea David’s Sling ha permesso a due missili balistici iraniani di colpire il sud di Israele, ferendo decine di persone durante il fine settimana, come confermato lunedì dall’esercito. Le città di Dimona e Arad sono state colpite sabato sera; si ritiene che la prima ospiti l’arsenale nucleare israeliano non dichiarato. La maggior parte dei feriti è stata colpita da schegge o mentre si dirigeva verso i rifugi, secondo quanto riferito dai soccorritori israeliani. Diversi edifici sono stati danneggiati dagli attacchi. Il quotidiano e sito web finanziario israeliano Calcalist ha riportato per primo la notizia del malfunzionamento del sistema David’s Sling, componente chiave dello scudo di difesa aerea multistrato di Israele, che avrebbe impedito l’intercettazione dei missili balistici iraniani in arrivo. L’esercito israeliano ha confermato che il malfunzionamento ha riguardato il sistema David’s Sling, che prende il nome dalla figura biblica che uccise Golia. Operativo dall’aprile 2017, il sistema di difesa aerea è stato originariamente progettato per contrastare razzi pesanti e missili da crociera

Axios: “Vance ha sentito Netanyahu sull’ipotesi di accordo”

Il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, e il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, hanno avuto oggi un colloquio telefonico nel quale hanno discusso degli sforzi per aprire un negoziato con Teheran. Lo riporta Axios citando una fonte informata. Secondo quanto riferito, i due leader hanno affrontato anche i possibili elementi di un accordo volto a porre fine al conflitto con l’Iran

Trump: “Hegseth è stato il primo a esporsi in favore dell’operazione militare”

Il presidente americano Donald Trump ha rivelato che il primo membro dell’amministrazione a esporsi in favore di un’operazione militare in Iran è stato il capo del Pentagono, Pete Hegseth. “Pete è stato il primo a esporsi e ha detto: ‘Facciamolo. Non possono avere un’arma nucleare”, ha affermato Trump parlando a Memphis, proprio accanto al Segretario alla Difesa

Forti esplosioni avvertite in Barhein

Diverse forti esplosioni e sirene d’allarme si sono avvertite in Barhein. Lo riferisce un giornalista dell’Afp. Si tratta delle prime esplosioni avvertite ne l Golfo da quando il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato l’avvio di colloqui per porre fine alla guerra con l’Iran. “Si invitano i cittadini e i residenti a mantenere la calma e a recarsi nel luogo sicuro più vicino”, ha comunicato il Ministero dell’Interno del Bahrein sui social media

Ghalibaf: “Nessun negoziato con gli Usa, fake news per manipolare mercati”

“Il nostro popolo esige una punizione completa e severa per gli aggressori. Tutti i funzionari sostengono fermamente il loro leader e il loro popolo fino al raggiungimento di questo obiettivo. Non si sono tenuti negoziati con gli Stati Uniti. Notizie false vengono utilizzate per manipolare i mercati finanziari e petroliferi e per uscire dal pantano in cui sono intrappolati Stati Uniti e Israele”. Lo scrive su X il presidente del parlamento iraniano Mohammad-Bagher Ghalibaf, smentendo che siano in corso negoziati con gli Stati Uniti e che lui stesso sia coinvolto nei colloqui.

Teheran insiste: nessun negoziato con gli Usa

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha negato che l’Iran abbia avuto colloqui con gli Stati Uniti, affermando che la posizione di Teheran sullo Stretto di Hormuz e le condizioni per la fine della guerra non sono cambiate. Il portavoce, come riporta l’agenzia Irna, ha affermato che nei giorni scorsi sono stati trasmessi messaggi attraverso diversi “Paesi amici”, a dimostrazione di quello che ha definito l’interesse di Washington per i negoziati volti a porre fine alla guerra. L’Iran, ha aggiunto, ha risposto in linea con le sue “posizioni di principio” e ha avvertito delle “gravi conseguenze” di qualsiasi attacco alle infrastrutture vitali iraniane. Baqaei ha poi sottolineato che qualsiasi azione mirata alle infrastrutture energetiche iraniane riceverà una risposta “decisiva, immediata ed efficace” da parte delle forze armate della Repubblica islamica.

Iran, fonte Israele: gli Usa hanno fissato fine guerra il 9 aprile

A seguito delle dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, una fonte israeliana ha affermato che gli americani hanno indicato il 9 aprile come data per la fine della guerra, lasciando 21 giorni per il conflitto e i negoziati. Lo riporta Ynet. Secondo la stessa fonte, sembra che i colloqui tra Iran e Stati Uniti si terranno questa settimana in Pakistan. “Gli americani non hanno aggiornato Israele sui colloqui con Khalibaf. Porre fine alla guerra il 9 aprile permetterà a Trump di arrivare in Israele per il Giorno dell’Indipendenza e ricevere il Premio Israele”, ha dichiarato la fonte.

Axios: “Si lavora a incontro Usa-Iran a Islamabad, forse ci sarà Vance”

I paesi che stanno mediando fra Stati Uniti e Iran stanno cercando di organizzare un incontro in settimana a Islamabad fra il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf e altri funzionari di Teheran con gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner. Lo riporta Axios, sottolineando che anche il vice presidente JD Vance potrebbe essere all’incontro.

Media Israele: Trump parla con presidente Parlamento iraniano

E’ il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, la persona che tiene i contatti con l’amministrazione Trump. Il presidente Usa poco fa ha annunciato colloqui positivi con Teheran ad alto livello, ma non con la Guida Suprema Mojtaba Khamenei.

Trump: lo Stretto di Hormuz riaprirà, forse controllato in modo congiunto

Lo Stretto di Hormuz riaprirà molto presto “se questo funziona”. Lo ha detto Donald Trump riferendosi a un possibile accordo con l’Iran. “C’è una vera possibilità di raggiungere un accordo ma non garantisco nulla”, ha aggiunto il presidente aprendo alla possibilità che lo Hormuz sia controllato in modo congiunto, “forse da me” e da chiunque è l’ayatollah.

Trump: accordo su 15 punti, l’Iran ha accettato di non avere l’atomica

Donald Trump ha detto che l’Iran ha accettato di non avere l’arma nucleare. Parlando con i giornalisti prima di partire per Memphis il presidente ha inoltre precisato che è stato trovato l’accordo con Teheran su 15 punti, tra i quali appunto l’arma atomica.

Trump: stiamo parlando con un leader rispettato, non con Khamenei

“Stiamo parlando con un leader rispettato, non con Khamenei. Vogliamo da Teheran l’uranio arricchito”: è quanto ha detto Trump ai media

Trump: abbiamo accordo su quasi tutti i punti. Non voglio che Khamenei venga ucciso

“Abbiamo accordo con l’Iran su quasi tutti i punti fondamentali. Non so dove sia la Guida suprema, ma non voglio venga uccisa”: è quanto ha detto Trump ai media

Trump: “Dopo lo stop ai raid le cose vanno molto bene”

“Le cose vanno molto bene”. Così Donald Trump risponde ad una domanda all’Afp poco dopo aver annunciato su Truth Social che sono in corso colloqui con l’Iran e che per questo ha ordinato uno stop di 5 giorni per i minacciati raid contro impianti e infrastrutture energetiche in Iran.

Media israeliani: “Israele eviterà come Usa raid su siti energetici iraniani”

Israele probabilmente sospenderà, come faranno gli Stati Uniti, i raid aerei sui siti energetici iraniani e le centrali elettriche. Lo scrive il Times of Israel citando una fonte della sicurezza informata sui piani di guerra di Israele. Washington, secondo quanto riferito dalla fonte, ha tenuto gli israeliani al corrente dei colloqui con Teheran. Israele non ha esplicitamente minacciato di colpire i siti energetici iraniani, ma il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato ieri che gli attacchi contro l’Iran e contro “le infrastrutture da cui dipende aumenteranno significativamente”.

Qatar: “Mediazione tra Usa e Iran? Al momento impegnati a difendere nostro Paese”

Nessun coinvolgimento del Qatar in un lavoro di mediazione tra Iran e Stati Uniti. Ad affermarlo, dopo il post su Truth di Donald Trump, è un diplomatico del Qatar interpellato dalla Cnn. “Attualmente – ha detto il diplomatico coperto da anonimato – siamo concentrati sulla difesa del nostro Paese e sulla gestione della situazione conseguente” gli attacchi dell’Iran, scattati subito dopo l’inizio, il 28 febbraio, delle operazioni militari di Usa e Israele contro la Repubblica islamica.

Trump: “Colloqui anche ieri sera, non capisco i media iraniani”

L’Iran vuole un accordo e un’intesa potrebbe esserci in cinque giorni o meno. Lo ha detto Donald Trump in un’intervista a Fox, sottolineando di non sapere esattamente a cosa di riferiscono i media iraniani che hanno smentito trattative con gli Stati Uniti. I colloqui più recenti, ha riferito, sono avvenuti ieri sera fra Steve Witkoff e Jared Kushner con le loro controparti.

Axios: “In corso colloqui indiretti tra Witkoff e Araghchi”

Sono in corso colloqui indiretti tra l’inviato della Casa Bianca, Steve Witkoff, ed il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Lo ha riferito il sito d’informazione Axios, dopo l’annuncio del presidente Donald Trump, che ha parlato di colloqui “molto positivi e produttivi” con l’Iran nelle ultime 48 ore. Una fonte americana citata da Axios ha dichiarato che Turchia, Egitto e Pakistan hanno trasmesso messaggi tra Stati Uniti e Iran negli ultimi due giorni. La fonte ha aggiunto che i ministri degli Esteri dei tre Paesi islamici hanno avuto colloqui separati con Witkoff e Araghchi. “La mediazione è in corso e sta facendo progressi. La discussione verte sulla fine della guerra e sulla soluzione di tutte le questioni in sospeso. Speriamo di avere presto delle risposte”, ha dichiarato una fonte a conoscenza dei dettagli.

Trump: “Determinati a raggiungere accordo, c’è stato cambio di regime”

“Siamo fermamente intenzionati a raggiungere un accordo con l’Iran”. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in una telefonata a Joe Kernen della Cnbc. Parole che arrivano dopo l’annuncio di Trump secondo cui, a seguito di colloqui produttivi con le autorità di Teheran, avrebbe ordinato all’esercito di rinviare per cinque giorni gli attacchi contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane. Parlando con Kernen, il presidente Usa ha affermato che le discussioni con le autorità iraniane “sono state molto intense” e che resta “fiducioso che si possa raggiungere qualcosa di concreto”. Kerner ha poi riferito che secondo Trump quanto sta accadendo in Iran può essere descritto come “un cambio di regime”.

Teheran: “Dichiarazioni Trump per ridurre prezzo energia e guadagnare tempo”

“Le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti fanno parte degli sforzi per ridurre i prezzi dell’energia e guadagnare tempo per attuare i suoi piani militari”. Lo afferma il ministero degli Esteri dell’Iran, che nega i negoziati con gli Stati Uniti, come riferisce il quotidiano statale Iran. “Sebbene ci siano state iniziative da parte dei Paesi della regione per ridurre le tensioni, la risposta dell’Iran è stata chiara: non ha iniziato la guerra e tutte queste richieste dovrebbero essere rivolte a Washington”, si legge.

Ue: “Di Maio nel Golfo per ribadire solidarietà”

L’operato dell’Ue nel contesto della guerra in Iran “non si limita a dichiarazioni: abbiamo anche attivato il nostro Rappresentante speciale dell’Ue per il Golfo, Luigi Di Maio”, il quale si trova nella regione, specificamente nei sei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, “per esprimere la nostra solidarietà ai nostri partner, ma anche per esplorare più da vicino cosa Ue e Ccg possano fare insieme alla luce delle dinamiche di sicurezza regionale che vediamo sul campo”. Lo afferma il portavoce della Commissione europea, Anouar El Anouni, nel corso del briefing giornaliero con la stampa, dopo aver enumerato la serie di incontri ad alto livello tra funzionari Ue e Ccg, i cui Paesi sono “partner di importanza strategica”, nelle ultime settimane.

Idf: “Nuova ondata di attacchi su Teheran”

L’aeronautica israeliana annuncia di aver lanciato una nuova ondata di attacchi su Teheran. Lo riporta il Times of Israel. Le Forze di Difesa Israeliane affermano che gli attacchi aerei sono diretti contro siti infrastrutturali del regime iraniano. Gli attacchi giungono poco dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato che la sua amministrazione ha intrapreso colloqui proficui con l’Iran per giungere a una “risoluzione completa e totale” delle ostilità e annunciato un rinvio dei raid su centrali e infrastrutture elettriche.

Teheran: “Non ci sono stati negoziati e non ve ne sono in corso”

L’Iran ha smentito che vi siano colloqui in corso con gli Stati Uniti, come invece annunciato dal presidente Donald Trump. “Trump ha rinunciato ad attaccare infrastrutture vitali dopo che le minacce militari dell’Iran sono state prese sul serio”, ha detto un alto funzionario della sicurezza citato dall’agenzia Fars. “La pressione dei mercati finanziari e la minaccia delle obbligazioni negli Stati Uniti e in Occidente sono aumentate, e questo è stato un altro fattore significativo in questa marcia indietro”, ha aggiunto. “Dall’inizio della guerra, alcuni mediatori hanno inviato messaggi a Teheran, ai quali la risposta chiara è stata che continueremo a difenderci fino a quando non avremo raggiunto la necessaria deterrenza”, ha chiarito la fonte, “non ci sono stati negoziati e non ve ne sono in corso”.

Netanyahu non risponde alle richieste di commento sull’annuncio di Trump

L’ufficio del primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu non ha risposto alle richieste di commento della stampa israeliana sull’annuncio del presidente americano Donald Trump, che ha parlato di “colloqui positivi con l’Iran” e annunciato il rinvio dei raid sugli impianti energetici. Lo scrive il Times of Israel.

Tv iraniana: “Trump ha fatto marcia indietro dopo avvertimenti”

Dalla televisione di stato iraniana è arrivata la prima reazione di Teheran alla decisione del presidente statunitense Donald Trump di prorogare di cinque giorni il termine per la riapertura dello Stretto di Hormuz. La scadenza era prevista intorno alle 00:00 GMT di martedì ma oggi Trump ha annunciato una proroga di cinque giorni. In risposta alla notizia, la tv ha mostrato scritto sullo schermo: “il presidente degli Stati Uniti fa marcia indietro dopo il fermo avvertimento dell’Iran”.

Araghchi sente Lavrov, “grazie per il sostegno”

Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha avuto una conversazione telefonica con l’omologo iraniano Abbas Araghchi che lo ha ringraziato per “il sostegno della Russia alla Repubblica islamica”. Lo riporta il ministero degli Esteri russo in una nota che riferisce i contenuti del colloquio avvenuto dopo i colloqui annunciati da Donald Trump tra Washington e Teheran. “Le parti hanno discusso della situazione nella regione del Golfo Persico”, si legge nella nota da Mosca. “Lavrov ha affermato la necessità di una cessazione immediata delle ostilità e di una soluzione politica che tenga conto degli interessi di tutte le parti coinvolte, in particolare dell’Iran”, ha poi aggiunto il ministero russo.

Nuove esplosioni a Dubai e Ras Al Khaimah

Esplosioni sono state udite a Dubai e Ras Al Khaimah, nel nordovest degli Emirati Arabi Uniti. Lo riferisce il Tehran Times.

Trump: “Con l’Iran colloqui molto buoni e produttivi negli ultimi giorni, proseguiranno per tutta la settimana”

Gli Stati Uniti rinviano gli attacchi all’Iran dopo colloqui “molto buoni e produttivi degli ultimi due giorni”. Lo afferma Donald Trump su Truth, aggiungendo che “proseguiranno per tutta la settimana”.

Trump: “Stop ad attacchi contro la rete energia per 5 giorni”

Donald Trump annuncia il rinvio dell’ultimatum contro l’Iran, dopo colloqui “produttivi” avuti negli ultimi due giorni. “Basandomi sul tenore e il tono di queste conversazioni approfondite, dettagliate e costruttive, che continueranno per tutta la settimana – scrive in un post su Truth social – ho dato istruzioni al dipartimento per la Guerra di rinviare ogni attacco militare contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane per un periodo di cinque giorni, subordinatamente al successo degli incontri e delle discussioni in corso”.

Berlino, contributo in Stretto Hormuz solo dopo la fine della guerra

“Il governo federale è pronto, dopo la fine della guerra, a dare un contributo alla stabilizzazione della regione. In che modo esattamente questo si concretizzerà, non possiamo dirlo oggi”. Lo ha detto il portavoce del governo tedesco, Stefano Kornelius, in conferenza stampa, rispondendo ad una domanda sulla possibile partecipazione della Germania in una missione Nato per liberare lo Stretto di Hormuz.

Nube tossica su Teheran dopo attacchi a siti petroliferi

Due settimane dopo i bombardamenti israeliani sui depositi di petrolio di Teheran, una nube tossica continua a incombere sulla Capitale, con gravi rischi per la salute degli abitanti. Il fumo dei bombardamenti del 7 marzo su più strutture ha coperto la città con inquinanti che vanno dalla fuliggine alle particelle di olio all’anidride solforosa. Ore dopo, una tempesta di passaggio ha inondato Teheran di pioggia velenosa e piena di petrolio Alcuni residenti, intervistati dal Guardian, hanno riferito di mal di testa, irritazione degli occhi e della pelle e difficoltà respiratorie. Gli esperti hanno avvertito che questi sintomi potrebbero essere solo l’inizio, con rischi a lungo termine di malattie cardiovascolari, deterioramento cognitivo, danni al Dna e cancro.

Allerta mondiale Usa ai suoi cittadini, Iran e proxy potrebbero colpirvi

Il Dipartimento di Stato americano h emesso un “avviso a livello mondiale” rivolto ai cittadini statunitensi residenti fuori dagli Stati Uniti, specialmente nel Medio Oriente, per invitarli ad adottare misure precauzionali nel contesto della guerra in corso con l’Iran. “I gruppi che sostengono l’Iran potrebbero prendere di mira altri interessi statunitensi all’estero o luoghi associati agli Stati Uniti e/o a cittadini americani in tutto il mondo”.

Wall Street Journal: “Nei raid sull’Iran danneggiati almeno 7 carceri”

I raid aerei condotti dagli Stat Uniti e da Israele contro l’Iran hanno danneggiato almeno sette strutture utilizzate dalle autorità di Teheran per detenere i prigionieri politici, mettendo a rischio le loro vite. Lo rivela un’inchiesta condotta dal Wall Street Journal che ha esaminato immagini satellitari di decine di carceri, complessi militari e di intelligence noti per la detenzione. Tra i siti danneggiati anche la famigerata prigione di Evin alla periferia nord di Teheran, così come un complesso del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, i Pasdaran, dotato di due centri di detenzione a Kermanshah. Parzialmente danneggiato da un attacco a una stazione di polizia vicina anche il carcere di Marivan, nella provincia del Kurdistan nell’Iran occidentale.

Israele a Sanchez: “Regime iraniano ti ringrazia stampando le tue parole su missili”

“Pedro Sanchez, il regime dei mullah iraniani ti ringrazia stampando le tue parole sui missili che lancia contro i civili in Israele e nel mondo arabo. Come ti senti sapendo che il tuo volto e le tue parole sono su questi missili?”. E’ il messaggio postato dal ministero degli Esteri israeliano su X, allegando un video in cui si vedono attaccate su un missile le parole di condanna di Madrid verso la guerra di Israele e Stati Uniti all’Iran. “Tieni presente – ha aggiunto Tel Aviv – che l’Europa, Spagna compresa, è nel raggio d’azione di questi missili”.

Cremlino: “False le notizie sulla proposta di uno stop allo scambio di intelligence con Iran”

Il portavoce presidenziale russo, Dmitry Peskov, durante un briefing ha dichiarato che la notizia riportata da Politico, secondo cui la Russia avrebbe offerto agli Stati Uniti di interrompere la condivisione di informazioni di intelligence con l’Iran in cambio della cessazione della fornitura di dati analoghi a Kiev, è “falsa”. “Abbiamo certamente visto questa notizia. Rientra nella categoria delle notizie non veritiere, o più precisamente, false”, ha affermato Peskov, citato dal’agenzia Tass.

Attaccata base irachena delle forze di Mobilitazione popolare

Fonti irachene hanno riferito di un attacco aereo statunitense contro il quartier generale della 15 Brigata delle Forze di Mobilitazione Popolare nella zona di Al-Hamra, nella provincia di Salahuddin. Lo riporta l’agenzia Tasnim.

Media, 8 morti in attacchi Usa e Israele in zona residenziale sul nord dell’Iran

Otto persone sono morte e diverse sono rimaste ferite in un attacco di Israele e Stati Uniti contro una zona residenziale a Khorramabad, capoluogo della regione di Lorestan, nel nord dell’Iran. Lo riporta l’agenzia iraniana Mehr.

Starmer convoca una riunione d’emergenza sulle conseguenze economiche della guerra

Il primo ministro britannico Keir Starmer presiederà oggi una riunione d’emergenza sulle conseguenze economiche della guerra in Iran, alla quale parteciperanno anche il cancelliere dello Scacchiere Rachel Reeves e il governatore della Banca d’Inghilterra Andrew Bailey, ha annunciato il governo britannico. Lo scrive il Guardian. I mercati finanziari si preparano ad affrontare un’altra settimana turbolenta dopo che l’Iran ha dichiarato che colpirà i sistemi energetici e idrici dei suoi vicini del Golfo se Donald Trump darà seguito alla sua minaccia di “annientare” le centrali elettriche iraniane qualora non venga completamente aperto lo stretto di Hormuz.

PIzzaballa: “Cancellata processione delle Palme a Gerusalemme”

“La durezza di questo tempo di guerra, che ci colpisce tutti, oggi si fa carico dell’ulteriore peso di non poter celebrare la Pasqua insieme e con dignità. Questa è una ferita che si aggiunge alle tante inflitte dal conflitto”. Il Patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, conferma – dopo notizie trapelate nei giorni scorso – che i riti della Settimana Santa a Gerusalemme hanno subito delle variazioni. Annullata la tradizionale processione della Domenica delle Palme, che dal Monte degli Ulivi sale fino a Gerusalemme. “Al suo posto, si terrà un momento di preghiera per la città di Gerusalemme, in un luogo che verrà comunicato in seguito”, afferma Pizzaballa che annuncia che “la Messa Crismale è rinviata a data da destinarsi, non appena la situazione lo permetterà, possibilmente durante il tempo pasquale. Il Dicastero per il Culto Divino ha già concesso l’autorizzazione necessaria”.

Washington Post: “Khamenei ferito e isolato, non risponde ai messaggi”

La nuova Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, è “ferita, isolata e non risponde ai messaggi che le vengono trasmessi”. Lo scrive il Washington Post citando funzionari della sicurezza americani e israeliani. Secondo fonti israeliane, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche e alcuni religiosi hanno rafforzato il loro controllo sull’Iran. Il sito di notizie Axios ha riportato sabato che la Cia , il Mossad israeliano e altri servizi segreti stanno lavorando per individuare tracce di Khamenei, rimasto irreperibile da quando è stato proclamato nuova guida suprema in seguito all’assassinio del padre.

Media iraniani: “Un morto e sei feriti per raid Usa”

Un raid aereo americano ha colpito diverse abitazioni nella parte settentrionale di Khorramabad, nella provincia del Lorestan, uccidendo sei persone e ferendone altre 43 ferite. Lo scrive l’agenzia iraniana Isna secondo la quale “il bilancio delle vittime aumenterà. Quattro case sono state completamente distrutte e molte altre danneggiate”.

Consiglio difesa iraniana ribadisce: “Si passa da Hormuz solo con nostro ok”

Il consiglio di Difesa ha ribadito che l’unico modo per i paesi non belligeranti di attraversare lo Stretto di Hormuz è attraverso il coordinamento con l’Iran. Lo riporta l’agenzia Isna.

Mosca: “Contrari al blocco di Hormuz, ma situazione va letta nel contesto degli eventi in Medio Oriente”

Il viceministro degli Esteri russo Andrei Rudenko ha affermato che Mosca si oppone al blocco dello Stretto di Hormuz, ma chiede che ‘l’intera situazione venga considerata nel contesto degli eventi in Medio Oriente. “L’Iran, come altri Paesi, ha anche il diritto all’autodifesa, secondo la sua visione. Questo non significa che approviamo tutto ciò che accade lì”, ha detto Rudenko ai media, citato dall’agenzia Interfax. Rudenko ha poi dichiarato che Mosca spera che la leadership statunitense, la quale minaccia di attaccare le infrastrutture energetiche iraniane se Teheran non sbloccherà lo Stretto di Hormuz, “abbia il buon senso di non colpire la centrale nucleare iraniana di Bushehr”. “Immagino che Bushehr non sarà inclusa in queste liste, poiché le conseguenze sarebbero semplicemente catastrofiche per tutti”, ha detto ai media.

Consiglio Difesa iraniano: “Se invasi mineremo il Golfo”

Il consiglio di Difesa iraniano ha minacciato di dispiegare mine navali in tutto il Golfo Persico in caso il Paese sia invaso. Lo riporta l’Associated Press.

Idf: “Nuovo lancio di missili su Israele”

Le forze armate israeliane hanno individuato un nuovo lancio di missili su Israele. Lo riferisce l’Idf.

Libano, distrutto da Idf altro ponte sul fiume Litani

Aerei da combattimento israeliani hanno distrutto il ponte di Jisr Qàqayah sul fiume Litani, nel sud del Libano. Lo riferiscono fonti libanesi. Quello colpito è uno dei cinque ponti principali che collegano le due sponde del fiume Litani, tre dei quali sono già stati distrutti da Israele. Il quotidiano libanese Al-Akhbar, affiliato a Hezbollah, ha riportato che il ponte “è stato completamente distrutto dopo essere stato attaccato alcuni giorni fa”. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz aveva in precedenza annunciato di aver dato ordine di distruggere tutti i ponti sul fiune Litani che venivano usati da Hezbollah per trasportare armi.

Teheran: “Nemmeno Nato avalla bugie di Israele sulla base di Diego Garcia”

Per l’Iran, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, non ha voluto confermare che Teheran abbia preso di mira la base anglo-americana di Diego Garcia. “Il fatto che persino il segretario generale della Nato (notoriamente impegnato a fare pressioni sui membri dell’Alleanza affinché accontentino gli Stati Uniti e sostengano la loro guerra illegale contro l’Iran) si rifiuti di avallare la più recente disinformazione israeliana, la dice lunga: il mondo è ormai esausto di queste trite e ritrite storie di operazioni sotto falsa bandiera”, ha scritto il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baqaei, in un post su X in cui riporta le dichiarazioni di Rutte.

Starmer: “Sconvolgente l’attacco alla comunità ebraica di Londra, non c’è spazio per antisemitismo”

“Si tratta di un incendio doloso a sfondo antisemita profondamente sconvolgente”. Così il primo ministro britannico Keir Starmer su ‘X’ ha condannato l’incendio doloso appiccato ad alcune ambulanze dell’organizzazione ebraica di volontari a nord di Londra. “Il mio pensiero va alla comunità ebraica che si sveglia stamattina con questa orribile notizia”, ha aggiunto Starmer sottolineando che “l’antisemitismo non ha posto nella nostra società. Chiunque abbia informazioni è pregato di contattare la polizia”.

Teheran: “Arrestati decine di “mercenari di Usa e Israele”

Il Ministero dell’Intelligence di Teheran ha dichiarato in un comunicato che 25 “mercenari degli Stati Uniti e di Israele” sono stati arrestati, di cui 23 nella Provincia Centrale e 2 nella Provincia del Golestan. “Gli arrestati avevano legami con la rete televisiva dissidente Iran International e le hanno inviato informazioni sulla posizione di centri militari e forze di sicurezza, oltre ad avere legami con gruppi separatisti che pianificavano disordini di piazza in caso di appelli da parte del nemico statunitense-israeliano”, aggiunge il comunicato, citato da Irna, precisando che a 15 degli arrestati verranno confiscati beni. Nel frattempo, altri “elementi di Iran International Tv” sono stati arrestati a Bojnourd, nella Provincia del Khorasan Settentrionale. Le forze di sicurezza iraniane, in messaggi ai cittadini, hanno minacciato di intervenire contro i membri delle pagine social di Iran International, invitandoli ad abbandonare tali pagine.

Media, caccia Usa precipita in Kuwait

Un caccia americano è precipitato in Kuwait. Lo scrive l’agenzia Mehr citando media iracheni. Secondo l’emittente irachena Al-Ahd, citata dai media iraniani, il caccia americano è stato colpito nei cieli sopra l’Iran ed è poi caduto in Kuwait.

CentCom: “L’Iran prende di mira i civili per disperazione”

Brad Cooper, a capo del Comando Centrale degli Stati Uniti (CentCom), ha affermato che l’Iran ha preso di mira sempre più spesso obiettivi civili nella regione “per disperazione”, a causa del deterioramento delle sue capacità militari, in un’intervista a Iran International, il media d’opposizione basato a Londra. “Stanno agendo in preda alla disperazione… Nelle ultime due settimane, hanno attaccato obiettivi civili in modo molto deliberato, più di 300 volte”, ha dichiarato. Cooper ha inoltre sottolineato che “all’inizio del conflitto si vedevano grandi quantità di droni e missili. Ora non si vedono più. Si tratta di uno o due alla volta”. L’amministrazione statunitense sostiene che la capacità di fuoco dell’Iran si sia drasticamente ridotta. Nella prima settimana di marzo, il Pentagono ha affermato che i lanci di missili erano diminuiti del 90% rispetto al primo giorno di combattimenti e gli attacchi con droni dell’86%.

Gli Emirati contro la Lega araba e l’Oci

Durissima presa di posizione degli Emirati Arabi Uniti contro le organizzazioni islamiche e arabe ree di aver lasciato solo il Golfo durante la guerra. A farsene portavoce è stato Anwar Gargash, potente consigliere del presidente emiratino Mohammed bin Zayed. “Noi, negli Stati del Golfo Persico, abbiamo il diritto di chiedere: dove sono le istituzioni di azione araba e islamica congiunta, prima fra tutte la Lega araba e l’Organizzazione della cooperazione islamica, mentre i nostri Paesi e i nostri popoli sono soggetti a questa brutale aggressione iraniana? E dove sono i principali Stati arabi e regionali?”, ha scritto su X. “In questa assenza e impotenza, non sarà lecito parlare in seguito del declino del ruolo arabo e islamico o criticare la presenza americana e occidentale. Gli stati arabi del Golfo sono stati un sostegno e un partner per tutti nei periodi di prosperità… quindi, dove siete oggi, in tempi di difficoltà?”.

Ultimatum di Trump all’Iran, Israele convoca il gabinetto di sicurezza

Il gabinetto di sicurezza israeliano si riunirà questa sera in vista dell’ultimatum di Donald Trump all’Iran. Lo riferiscono i media israeliani. Il presidente americano ha dato ieri 48 ore a Teheran per riaprire lo stretto di Hormuz o attaccherà le reti energetiche iraniane.

Hezbollah: “Abbiamo molte sorprese, soprattutto droni”

Hezbollah ha minacciato di colpire duramente Israele, in particolare con droni. “Abbiamo delle sorprese in serbo, specialmente per quanto riguarda i droni suicidi. Ci siamo preparati per una lunga guerra contro gli occupanti sionisti”, ha dichiarato Wafiq Safa, membro del Consiglio politico di Hezbollah, alla tv di stato iraniana. “Dopo la guerra costringeremo il governo a revocare la sua decisione di vietare le attività militari di Hezbollah e non importa come lo faremo”.

Pasdaran: “Se sarà attaccata la rete energetica risponderemo”

I Guardiani della Rivoluzione iraniani sono tornati a minacciare dure rappresaglie in caso di bombardamenti ai suoi impianti energetici. “Avete attaccato i nostri ospedali noi no. Avete attaccato i nostri centri di soccorso, noi no. Avete attaccato le nostre scuole, noi no. Ma se attaccate la rete energetica, noi attaccheremo reti energetiche: risponderemo a qualsiasi minaccia con la stessa intensità”, si legge in una nota riportata dall’agenzia Isna.

Raid contro la sede di una tv, almeno un morto

Un raid su una sede di un’emittente televisiva nel sud dell’Iran ha causato almeno un morto e un ferito. Lo riporta la televisione di stato di Teheran. “Il trasmettitore AM da 100 kilowatt del centro radiotelevisivo del Golfo Persico è stato attaccato dall’esercito terroristico sionista-americano”, ha riferito l’emittente statale della Repubblica islamica dell’Iran. “In questo attacco, che violava il diritto internazionale, un collega della sicurezza del centro è stato ucciso e un’altra persona è rimasta ferita”.

Due missili balistici lanciati contro Riad

Due missili balistici sono stati lanciati verso Riad. Lo rende noto il ministero della Difesa saudita, sottolineando che uno dei due missili è stato intercettato, mentre l’altro è caduto in una zona disabitata.

Idf: vasta ondata attacchi su Teheran

L’esercito israeliano ha annunciato di aver lanciato “una massiccia ondata di attacchi aerei contro le infrastrutture governative iraniane a Teheran”. Secondo quanto dichiarato dall’Idf, gli attacchi sono diretti contro “infrastrutture legate al regime terroristico iraniano”.

Iran International riferisce che le segnalazioni di forti boati arrivano da cittadini di diverse città iraniane, non solo della capitale. Il sito di informazione spiega che una forte esplosione è stata udita a Teheran intorno alle 3 del mattino. Poco dopo, intorno alle 03:15, sono state segnalate tre forti esplosioni nella zona nord-est di Teheran e nei pressi dell’Università Imam Hossein. Allo stesso tempo, anche i cittadini della zona di Azgol hanno riferito di aver udito una forte esplosione. Si legge, inoltre, che sono state segnalate potenti deflagrazioni anche a Bushehr nei pressi della base aerea e dell’aeroporto.

Capo Aie: “Rischio crisi energetica peggiore da decenni”

La guerra in Medio Oriente potrebbe portare il mondo ad affrontare “la peggiore crisi energetica degli ultimi decenni”. Lo ha affermato Fatih Birol, capo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, definendo la situazione “molto grave”. “Molti di noi ricordano le due crisi petrolifere consecutive degli anni ’70. In quel periodo, in ciascuna delle crisi, il mondo ha perso circa cinque milioni di barili al giorno, e in entrambe insieme, 10 milioni di barili al giorno”, ha dichiarato Birol al National press club di Sydney. “Ad oggi, abbiamo perso 11 milioni di barili al giorno, quindi più di due grandi shock petroliferi messi insieme”, ha affermato. “Nessun Paese sarà immune dagli effetti della crisi – ha aggiunto – l’economia globale si trova oggi ad affrontare una minaccia gravissima e spero vivamente che questo problema venga risolto al più presto, è necessario uno sforzo globale”.

Il Dipartimento di Stato Usa invita gli americani a “maggiore cautela”

Il Dipartimento di Stato americano ha emesso un avviso aggiornato agli americani di tutto il mondo a causa delle tensioni in corso in Medio Oriente. Su X, il dipartimento invita gli americani “in tutto il mondo, e soprattutto in Medio Oriente, a esercitare maggiore cautela”. “Chiusure periodiche dello spazio aereo possono causare interruzioni nei viaggi. Le strutture diplomatiche statunitensi, anche al di fuori del Medio Oriente, sono state prese di mira. I gruppi favorevoli all’Iran possono prendere di mira altri interessi statunitensi all’estero o in località associate agli Stati Uniti e/o agli americani in tutto il mondo”.

Trump conferma la visita in Israele per ricevere un premio

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump visiterà Israele il prossimo aprile. Lo ha affermato lo stesso Trump in una conversazione esclusiva con il media israeliano Channel 14. “Sì, sembra proprio così”, ha risposto Trump quando gli è stato chiesto se fosse previsto il suo arrivo per ritirare il Premio Israele in occasione della cerimonia del Giorno dell’Indipendenza del 22 aprile.

Tel Aviv, mani dipinte di rosso contro la guerra: “Fermate il massacro in Iran”



Gruppo iracheno prolunga lo stop degli attacchi alle ambasciate Usa

Kataeb Hezbollah, un influente gruppo armato iracheno filo-iraniano, prorogherà di cinque giorni la sospensione dei suoi attacchi all’ambasciata statunitense a Baghdad. “La scadenza data all’ambasciata del male americano sarà prolungata di altri cinque giorni”, afferma il gruppo in un comunicato, aggiungendo che risponderà se verrà attaccato.

Telefonata Trump-Starmer: “Essenziale la riapertura di Hormuz”

Il primo ministro britannico Keir Starmer e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si sono sentiti telefonicamente in tarda serata. Un portavoce di Downing Street ha dichiarato: “I due leader hanno discusso della situazione attuale in Medio Oriente e, in particolare, della necessità di riaprire lo stretto di Hormuz per riprendere il traffico marittimo globale. Hanno concordato che la riapertura dello stretto di Hormuz è essenziale per garantire la stabilità del mercato energetico globale. Hanno concordato di risentirsi presto”.

Trump esclude un cessate il fuoco in Iran: “Stiamo annientando la controparte”



Media: missile iraniano colpisce in Libano, è la prima volta

Un missile balistico lanciato dall’Iran contro il nord di Israele poco dopo le 22 avrebbe colpito il territorio libanese. A quanto pare, si tratta del primo missile balistico iraniano a colpire il Libano durante l’attuale guerra. Lo scrive il Times of Israel, citando “valutazioni militari”. Non è chiaro, aggiunge la testata israeliana, se l’Iran stesse prendendo di mira le truppe israeliane dislocate nel sud del Libano o un obiettivo in Israele.

Suggeriti per te

Da non Perdere