L’ultima edizione del Derby della Madonnina ha lasciato infuriata la metà azzurra del Milan dopo la sconfitta di misura per 1-0 contro il Milan.
Mentre il gol di Pervis Estupiñán nel primo tempo ha assicurato il diritto di vantarsi ai Rossoneriil discorso post partita è stato dominato da un uomo: l’arbitro Daniele Doveri.
Nonostante il vantaggio di sette punti in testa alla classifica di Serie A, l’Inter di Cristian Chivu si è sentita messa a dura prova da alcune decisioni di alto profilo nelle fasi finali della gara.
Per una partita di questa portata, le conseguenze riguardanti l’arbitraggio raramente sono tranquille, e domenica sera a San Siro non ha fatto eccezione.
Rafa Leandro aveva lanciato un grido di guerra “vincere o morire”. in vista della partita e i suoi compagni milanisti hanno sicuramente risposto.
La pallamano di Samuele Ricci: rigore o posizione naturale?
Il momento più esplosivo si è verificato al 95° minuto di gioco.
Con l’Inter che punta tutto in avanti alla ricerca del pareggio nel finale, la palla colpisce il braccio del centrocampista del Milan Samuele Ricci dopo una deviazione di Denzel Dumfries.
I giocatori dell’Inter accerchiarono subito Doveri, invocando un rigore che avrebbe potuto valere un punto.
Tuttavia, dopo un silenzioso controllo con la sala del VAR, l’arbitro ha annullato il gioco.
La giustificazione?
Il braccio di Ricci è stato giudicato in una “posizione naturale”, con il giocatore che fa un movimento istintivo per evitare il contatto piuttosto che diventare “innaturalmente più grande”.
L’allenatore dell’Inter Cristian Chivu è stato stoico nella conferenza stampa post partita, affermando: “Mi hanno detto che il VAR ha controllato, quindi non ho niente da aggiungere. Sono concentrato sulla prestazione e sui miei errori”.
Nonostante il suo aspetto calmo, la frustrazione all’interno della squadra era palpabile, soprattutto perché il replay suggeriva che il contatto aveva alterato significativamente la traiettoria della palla.
I tempi di recupero e la polemica sul “gol fantasma”.
Al di là del ricorso al rigore, lo staff tecnico dell’Inter – guidato dall’assistente Aleksandar Kolarov – ha espresso incredulità per la quantità di tempi di recupero.
Nonostante numerose sostituzioni, controlli VAR e interruzioni per infortuni, Doveri ha aggiunto solo sei minuti.
La panchina nerazzurra lo ha ritenuto insufficiente vista la fase stop-start della ripresa.
Inoltre, un incidente di “gol fantasma” ha aggiunto benzina sul fuoco. Pochi istanti prima del grido di pallamano, Carlos Augusto ha infilato la palla in rete da calcio d’angolo.
Doveri, però, aveva già fischiato per una colluttazione in area con il pallone ancora sospeso.
Interrompendo anticipatamente il gioco, ha impedito al VAR anche solo di rivedere la porta, una scelta tattica arbitrale che ha fatto infuriare il pubblico di San Siro.
Incoerenza disciplinare: dovevano essere mostrati i cartellini rossi?
I quotidiani sportivi italiani, compresi Corriere dello Sportsi sono affrettati a sottolineare la percepita clemenza di Doveri.
La partita è stata caratterizzata da sfide pesanti che spesso sono rimaste impunite. Nello specifico si sono interrogati riguardo un fallo di Estupiñán su Nicolò Barella e un’interferenza nel finale di Adrien Rabiot su Federico Dimarco.
Molti esperti sostengono che se Doveri fosse stato più severo con i suoi cartellini gialli all’inizio, la partita forse non sarebbe degenerata nella rissa caotica e fisica che è diventata negli ultimi dieci minuti.
La strada da percorrere: l’Inter in testa allo scudetto
Nonostante la sconfitta e le drammaticità arbitrali, l’Inter resta la favorita per lo scudetto.
Con un vantaggio di sette punti e solo dieci partite rimanenti, il Nerazzurri hanno il loro destino nelle loro mani.
Ma questa seconda sconfitta stagionale nel derby serve da campanello d’allarme; quando i margini sono così sottili, una singola chiamata arbitrale può cambiare il corso di una stagione.
