Il calcio italiano non fa ricostruzioni tranquille. Ogni ripristino porta con sé una scia di macerie: dimissioni, calci di rigore, umiliazione che riscrive l’umore nazionale.
Questa estate non è diversa. Gli Azzurri sono senza allenatore fisso, senza un posto al Mondiale e senza una risposta coerente alla domanda che tormenta la Nazionale da quasi un decennio: dov’è, esattamente, la prossima generazione?
La risposta, a quanto pare, potrebbe essere vestirsi di nero e giallo.
La scommessa di Baldini: una squadra costruita per il futuro, non per il presente
Allenatore ad interim Silvio Baldini – portato dopo dal setup Under 21 Gennaro Gattuso si è dimesso in seguito alla sconfitta negli spareggi contro la Bosnia-Erzegovina che ha confermato l’assenza dell’Italia dai Mondiali del 2026 – ha convocato una squadra composta da giovani d’impatto e deliberata intenzione per le amichevoli di giugno contro Lussemburgo e Grecia.
L’età media è di 20 anni e sei mesi. Baldini era inequivocabile riguardo alla sua filosofia: non c’era, secondo le sue stesse parole, “non aveva senso” richiamare il consolidato nucleo azzurro. Questa finestra appartiene al ciclo successivo.
Tre delle inclusioni più intriganti indossano i colori del Borussia Dortmund. Samuele Inacio18 anni, è un attaccante che solo questo mese ha esordito per la prima volta in Bundesliga – e ha segnato, contro l’Eintracht Francoforte, all’esordio. Da allora ha firmato un prolungamento del contratto fino al 2029, un chiaro segnale di quanto il BVB lo apprezzi.
Inacio è il figlio dell’ex attaccante del Napoli e della Serie A Inacio Pià, e ha rappresentato l’Italia dall’Under 15 all’Under 19, ma non ha mai giocato per l’Under 21.
Baldini ha completamente aggirato quella strada. A lui si uniscono dal Signal Iduna Park il difensore centrale Filippo Manè – una scelta di proiezione data la sua stagione interrotta da infortuni – e centrocampista Luca Reggianiun sostenitore della struttura giovanile del Dortmund piuttosto che del suo XI senior.
Tre stelle del Dortmund, velocissime direttamente in Nazionale.


Il progetto FIGC: Valorizzare i Giovani, costi quel che costi
Il mandato affidato a Baldini è esplicito. Queste partite di giugno – 3 giugno a Lussemburgo, 7 giugno a Creta – non sono operazioni di risultato.
Sono esercizi di identificazione, un tentativo deliberato di valorizzare i giovani a livello senior prima che arrivi un allenatore permanente e imponga la propria gerarchia.
IL tensioni con la Grecia per l’approccio giovanile dell’Italia alle partite internazionali non è nuovo; la novità è il modo in cui Baldini l’ha abbracciata completamente come dottrina piuttosto che come necessità.
Gianluigi Donnarumma – il portiere del Manchester City, capitano dell’Italia – è l’unica concessione all’esperienza, presente non come interprete ma come guida.
Intorno a lui: Pietro Comuzzo, Niccolò Pisilli, Marco PalestraE Francesco Pio Esposito come sottile tessuto connettivo della recente esperienza Nazionale, e poi una schiera di autentici esordienti – Davide Bartesaghi del Milan, dell’Atalanta Onesto Ahanor, Francesco Camarda in prestito al Lecce.
L’ampiezza è notevole. Anche la scommessa è implicita: che questi verbali di giugno diranno qualcosa quando finalmente arriverà il TC permanente e dovrà decidere se l’esperimento di Baldini diventerà un modello o una nota a piè di pagina.


Notevole è anche il numero di questi giocatori che risiedono all’estero. Al di là del trio del Dortmund, Fabio Chiarodia opera al Borussia Mönchengladbach e Luca Koleosho gioca a calcio con il Paris FC.
La copertura italiana ha interpretato questo francamente come una tacita ammissione che i club di Serie A sono stati più lenti nel garantire minuti in prima squadra ai teenager, e che le accademie di Bundesliga e Ligue 1 stanno, in questo momento, facendo il lavoro di sviluppo dell’Italia per loro.
Perché il Dortmund sta guardando e cosa rischia l’Italia
La convocazione di Inacio è il momento in cui l’intrigo sportivo si intensifica in qualcosa di più consequenziale. La copertura europea ha inquadrato questo non solo come una promozione di routine ma come una mossa preventiva – l’Italia che afferma la fedeltà ad un giocatore la cui educazione calcistica è stata interamente tedesca.
La decisione del Dortmund di prolungare il suo contratto fino al 2029 e di fargli debuttare in Bundesliga nello stesso mese della sua convocazione in nazionale maggiore non è casuale.
Con il ruolo di allenatore dell’Italia ancora irrisoltola questione su chi modella l’identità di questa generazione – la federazione italiana o l’infrastruttura dei club tedeschi – è viva e irrisolta.
Mané e Reggiani presentano un caso diverso. Nessuno dei due arriva sulla scia di minuti senior prolungati.
Le loro convocazioni sono proiezioni, scommesse su profili fisici e tecnici che hanno impressionato nel calcio giovanile ma non sono ancora stati testati ai massimi livelli.
Questa è la natura di questa squadra: è un mercato dei futures, non una dichiarazione di forza attuale.
La tenuta dell’influenza dell’Italia su questi talenti a doppia idoneità dipenderà da ciò che verrà dopo.
Un allenatore permanente che accantona l’esperimento e torna sui nomi azzurri conosciuti rischia di perdere del tutto la finestra.
Inacio, incastrato al Dortmund, prolungando i contratti, segnando all’esordio in Bundesliga: non ha bisogno che l’Italia creda in lui. L’Italia ha bisogno che lui creda nell’Italia.
E’ questa la tensione nel cuore della squadra di Baldini. La filosofia è giusta. L’urgenza è guadagnata.
Dopo due assenze consecutive ai Mondiali, gli Azzurri non possono permettersi di aspettare che arrivi il talento.
Devono andare a prenderlo. L’oleodotto di Dortmund suggerisce che sappiano dove guardare. Mantenere ciò che trovano è la parte più difficile.
