La fila di auto si snoda lungo la strada, visibile ben prima di raggiungere l’ingresso dell’Agenzia di Pollenzo. Tantissime persone sono arrivate con ore di anticipo. Non vogliono mancare, vogliono esserci per dare l’ultimo saluto a Carlo Petriniper tutti Carlin. L’appuntamento è all’aperto, nel cortile verde d’erba, sotto l’ombra protettiva degli alberi. Nessun rito religioso, ma una cerimonia laicacorale e profondamente condivisa, proprio come la vita dell’uomo che ha rivoluzionato il modo in cui il mondo guarda all’alimentazione e alla terra.
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L’atrio dell’Agenzia ospita un piccolo palchetto per la bara, circondato da sedie nere. Intorno, una folla silenziosa. Tra i primi ad arrivare c’è Oscar Farinettiinsieme a una galassia di volti noti e meno noti: conoscenti, compagni di mille avventure, storici sodali del movimento Slowfoodcittadini di Reggiseno e di Pollenzo, imprenditori. Ma i veri protagonisti della piazza sono soprattutto i “suoi” ragazzi: gli studenti dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomichevisibilmente commossi, custodi del suo insegnamento.
“Non vogliamo un altro leader”: l’eredità di Carlin nelle parole degli studenti. “Ci ha insegnato a cambiare il mondo con gioia”
Lucia e Camila, a nome degli studenti dell’Università di Pollenzo, ricordano Carlo Petrini come un maestro capace di insegnare il valore della sostenibilità, della visione e del coraggio di sbagliare. «Ci diceva di fare rumore e mettere le nostre capacità a disposizione degli altri», raccontano, sottolineando come Carlin abbia trasmesso le loro passioni, idee e responsabilità.
Gli studenti promettono di portare avanti il movimento nato a Pollenzo, convinti dal suo esempio che anche da un piccolo paese si possa cambiare il mondo. Di Petrini ricordano soprattutto la gioia, l’amore per la vita, il cibo e le Langhe, oltre all’invito costante all’ascolto e all’unità.
«Non vogliamo un altro leader, è impossibile sostituire Carlin — dicono — ma faremo crescere i semi che ha piantato dentro di noi», continuando a difendere un cibo «buono, pulito e giusto per tutti».
Ovadia e la folgorazione 55 anni fa per un rivoluzionario
Moni Ovadia ricorda Carlo Petrini come un amico conosciuto 55 anni fa, quando erano giovani militanti animati da ideali di giustizia sociale e rivoluzione. Racconta il lato giocoso e irresistibile di “Carlin”, capace di trasformare ogni momento in una risata collettiva, ma anche la sua straordinaria forza visionaria: «Bastava che lui dicesse una cosa e quella accadeva».
Per Ovadia, Petrini è stato un autentico rivoluzionario, uno che ha trasformato i sogni della loro generazione in realtà concreta, da Slow Food alla valorizzazione delle Langhe e di una nuova idea universale di umanità. Lo definisce «un gigante dell’umanità», un “patriarca” capace di lasciare una speranza concreta: che le rivoluzioni siano possibili.
Nel ricordo c’è anche un aspetto personale: Petrini gli avrebbe insegnato che persino uno “sbandato cazzeggiatore seriale” può trovare la propria strada e diventare una figura importante per il mondo.
Moni Ovadia: “Non ho mai riso tanto come con lui e con la sua banda sgangherata”
Eddie Mukibi: “La tua eredità continua a vivere”
“Cara Madre Terra grazie per il tuo figlio Carlo, la tua Terra Madre e il mondo di Slowfood ti sono grati per il tuo lavoro – Eddie Mukiibi legge il suo discorso commuovendosi – I nostri cuori sono addolorati da un lato ma dall’altro sono pieni di gratitudine per tutto ciò che hai piantato: i semi dell’umiltà, dell’intelligenza affettiva. Ci hai fatto credere in noi stessi e nel potere che abbiamo di cambiare il mondo attraverso il cibo. Hai creduto in me e mi hai aiutato a diventare il leader che sono. Hai amato l’Africa e hai dato a noi africani la possibilità di studiare la gastronomia. Hai amato il pianeta, hai lottato negli anni per salvare la biodiversità e hai toccato la vita di milioni di persone nel mondo. La tua eredità continua a vivere. Per la prima volta in 17 anni sono venuto a Bra per parlarti senza aspettarmi altro che silenzio. Questo silenzio è assortinte. Dobbiamo rispondere a questo silenzio lavorando sodo assieme per mantenere viva la visione di Carlo. Tutti noi in ogni parte del mondo i cui cuori, menti e anime hanno toccato e ispirato. La realtà che Carlo dovrebbe raccogliere è un movimento globale unito. Caro Carlin grazie di cuore, la grandezza del tuo sogno continua a vivere”.
Una folla di amici e di rappresentanti delle istituzioni
Tra i partecipanti c’è anche Jacopo Fo, figlio di Dario Fo e Giovanni Quaglia ex presidente della provincia con Luca Robaldo attuale presidente. C’è la delegazione dell’Anpi di Cuneo. Ci sono Don Ciotti, Piero Fassino e Massimo Montanari storico dell’alimentazione e tra i fondatori dell’Università di Pollenzo insieme a Petrini e Alberto Capatti. Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo e il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, sono accanto sotto gli alberi dove si sta celebrando il rito laico.
Il rettore Perullo: “Noi tutti storditi e increduli, ma a Carlin questo saluto piacerà”
Il primo a prendere la parola dal palco per l’ultimo saluto a Carlin Petrini è il rettore dell’Università di scienze gastronomiche Nicola Perullo: “Siamo storditi e increduli ma a Carlo piacerà molto questo, perché come avete percepito in queste ore questo non è un funerale. Siamo nella complessità e nel paradosso della vita che Carlo ci ha testimoniato e ci ha insegnato da sempre. A nome dell’Università ringrazio tutte le migliaia di persone che sono qui oggi e tutte le migliaia di persone che in questi giorni hanno scritto, testimonianto e ci hanno fatto sentire la loro vicinanza. Verrà il tempo poi di fare ragionamenti precisi e approfondire. Ma ora il momento è quello di unirci. Mi è piaciuta molto la frase scelta: chi semina utopia raccoglie realtà. Questa frase del seminario è perfetta. Chi ha conosciuto Carlo sa bene che non è riducibile a nessuna etichetta, a nessun campo, a nessun settore. Tante volte le persone chiedevano a lui le ragioni di questa vita piena di successi. La mia idea è che lui poteva a parlare e attrarre tutti con una trasversalità unica”.
L’attesa della folla sotto gli alberi
Un lungo applauso ha accolto l’arrivo della bara di Carlo Petrini sotto il viale di Tigli del Quadrilatero dell’agenzia di Pollenzo, dove a breve inizierà la commemorazione davanti ad un pubblico di migliaia di persone, in una giornata dal clima estivo. Nella camera ardente corone e mazzi di fiori si sono sommati, tra rose bianche, rosa, girasoli e altri, presente la sorella, Chiara, e altri familiari. Non c’è un elenco ufficiale degli interventi previsti alla commemorazione di Carlo Petrini: per volontà della famiglia infatti non è stato diffuso il programma delle persone che prenderanno la parola durante la cerimonia.
Il rito laico per gli amici di Carlin
Sul palco non salgono i rappresentanti delle istituzioni, ma le persone che hanno condiviso hanno con Petrini i pezzi più importanti di strada. Ad aprire i ricordi è il rettore Nicola Perulloseguito da Eddie Mukiibi. La presenza dell’agronomo ed educatore ugandese è il simbolo della continuità: Mukiibi è nato nel 1986, lo stesso anno in cui la Chiocciola muoveva i primi passi a Bra, e nel 2022 ha raccolto il testimone da Carlin alla guida di Slow Food internazionale. Il suo intervento ripercorre l’incontro con il fondatore e l’incredibile rete globale nata da quell’intesa.
