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Santanchè, le news: lunedì mozione sfiducia alla Camera. Nordio: “Non mi dimetto per un referendum”

Terremoto nel governo dopo la vittoria a valanga del no alla riforma della giustizia. Via gli indagati, la richiesta di Palazzo Chigi. Il sottosegretario Andrea Delmastro e la capa di gabinetto del Guardasilli Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi, si sono dimessi. Ma alla premier Giorgia Meloni non basta: ieri ha chiesto le dimissioni anche della ministra del Turismo Daniela Santanchè, che per ora resiste: questa mattina, intorno alle 10, è arrivata al ministero del Turismo senza rilasciare dichiarazioni ed è poi uscita dopo pranzo. Le opposizioni presentano mozione di sfiducia nei suoi confronti che approda lunedì nell’aula della Camera. Elly Schlein lancia la sfida: “Pronti alle elezioni anticipate”. E nel centrosinistra si pensa alle primarie. In campo Giuseppe Conte e la segretaria del Pd, disponibile a correre il centrista Ruffini. La sindaca di Genova Silvia Salis si sfila.

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Caso Santanchè, Schlein: “Evidente segnale debolezza Meloni”

“Vi chiedo se è vi mai capitato di leggere, nei vostri Paesi, una nota di un presidente del Consiglio che auspica le dimissioni di un suo ministro… Il segnale di debolezza è evidente”. Lo ha affermato la segretaria Pd, Elly Schlein, parlando del caso Santanchè nella sede della Stampa estera. “Noi abbiamo depositato una mozione di sfiducia. Mi aspetto, dopo le parole di Giorgia Meloni, che la maggioranza la voti”, ha aggiunto.

Schlein: “Leader? Chi prende un voto in più o primarie, ma ora non è la priorità”

Il candidato premier? “Troveremo la modalità insieme, si può fare come fa la destra: chi prende un voto in più, o fare primarie di coalizione, ma non è questa al momento la priorità”. Lo ha detto Elly Schlein alla stampa estera.

Governo, Boccia (Pd): “A prescindere da Santanchè, siamo di fronte a evidente crisi politica. Meloni venga in Parlamento”

“Quello che sta avvenendo è inaccettabile. Siamo di fronte ad un governo la cui riforma costituzionale in materia di giustizia è stata sonoramente bocciata da un referendum che ha visto la partecipazione di circa il 60% dell’elettorato italiano. Il giorno dopo l’esito del referendum si sono dimessi il sottosegretario alla Giustizia Delmastro e la capo di gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi. Ieri la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha invitato alle dimissioni la ministra del Turismo Santanchè. Siamo di fronte a fatti ed avvenimenti che delineano una evidente crisi politica del governo. Al di là di come evolverà la vicenda della ministra Santanchè, nei confronti della quale sono depositate al Senato e alla Camera due mozioni di sfiducia unitarie delle opposizioni, è urgente e necessario che questa crisi sia portata in Parlamento. Giorgia Meloni non può fare finta di niente: venga in aula al più presto a confrontarsi con le opposizioni e a dirci se è ancora in grado di governare e di dare risposte agli italiani: non è facendo dimettere ministri o sottosegretari che si risolvono i problemi del costo della vita, del caro carburanti, della scuola e della sanità”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia.

Nordio: “Non c’è nessuna ragione perché io mi dimetta”

“Non c’è nessuna ragione per cui il ministro della Giustizia abbandoni il suo posto – precisa il ministro della Giustizia Carlo Nordio, rispondendo al question time alla Camera – Nonostante io mi sia assunto ufficialmente la responsabilità politica del fallimento di questo referendum, la fiducia è stata confermata” da parte “del governo e della presidenza del Consiglio”, ha ribadito.

Nordio: “La frase sul sistema mafioso al Csm è mio più grande rammarico”

“Ho smentito almeno una cinquantina di volte quella frase sulla para mafiosità del Csm, che non era affatto mia ma era di un magistrato del Consiglio superiore della magistratura di cui ho citato parola per parola la dichiarazione. Quella frase è stata attribuita a me e diciamo costituisce un rammarico, forse il rammarico maggiore di questo momento referendario, forse anche peggiore della riconosciuta sconfitta che abbiamo subito – ammette il ministro della Giustizia Carlo Nordio durante il question time alla Camera – Le dimissioni del ministro della Giustizia dipendono, quando devono essere date, da ragioni di opportunità, non soltanto per ragioni formali. In questo momento la considerazione fondamentale è che la fiducia nel governo e della Presidente del Consiglio è stata riconfermata e quindi non c’è nessuna ragione per cui io mi possa dimettere”.

Nordio: “Quanto prima sceglierò il mio nuovo capo di gabinetto”

“Provvederemo quanto prima alla sua sostituzione, sempre tenendo conto che il nostro obiettivo fondamentale è quello dell’efficienza del nostro ministero e dell’attuazione del programma governativo”, dice sempre il ministro della Giustizia Carlo Nordio, durante il question time alla Camera, rispondendo a una interrogazione di Italia viva sulle ragioni e le tempistiche delle dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro e della capo gabinetto Giusi Bartolozzi.

Pd a Nordio: “Sua la responsabilità politica, faccia un passo indietro”

Nell’aula della camera prende la parola la deputata e responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani e si rivolge al Guardasigilli: “Ministro, lei ha una responsabilità politica enorme rispetto a questo referendum. È lei che ci ha aiutato in questa campagna referendaria per spiegare quali erano gli obiettivi reali di questa riforma. Lei ha citato più volte Churchill, ‘Non arrendersi mai, mai… se non di fronte all’onore e un buon senso’. Ecco, ci sono tante ragioni di onore e buon senso affinché lei faccia un passo indietro”.

Nordio: “Bartolozzi ha lavorato con dignità e onore”

Bartolozzi ha dato ieri le dimissioni e secondo il mio giudizio ha incessantemente svolto le sue funzioni con dignità ed onore e il suo gesto spontaneo dimostra un grande senso di responsabilità e confido che cessino definitivamente le polemiche strumentali che hanno investito la sua persona e tutto il ministero – dice ancora il ministro della Giustizia Carlo Nordio al question time alla Camera sul caso legato alla sua ormai ex capo di gabinetto al ministero – A lei va il più sentito ringraziamento mio per lo straordinario impegno profuso in questi tre anni e mezzo, sia come vice che come capo”. Rispondendo ad un’altra domanda, il ministro aggiunge che le dimissioni di Bartolozzi sono state “spontanee e inattese”, aggiungendo che si è trattato di una “decisione insindacabile”.

Nordio: “Il governo ha confermato la fiducia nei miei confronti”

È il momento del question time del ministro della Giustizia, Carlo Nordio: “Avendo il sottosegretario Delmastro già rassegnato le dimissioni viene meno la materia del contendere e quanto ai chiarimenti si è dichiarato disposto a darli nelle sedi opportune. Non è previsto in nessun ordinamento che il ministro della Giustizia si dimetta a seguito di un esito negativo di un referendum di questo tipo: la fiducia è già stata confermata dal governo e in prima persona dal presidente Consiglio”, dice il Guardasigilli alla Camera sul caso Delmastro e sulle sue eventuali dimissioni.

Schlein: “Il referendum dimostra che inizieremo dall’Italia a battere le destre nazionaliste”

Quella del referendum “è una vittoria popolare straordinaria che arriva bel oltre i nostri confini. È la dimostrazione che inizieremo dall’Italia a battere le destre nazionaliste”, commenta la segretaria del Pd Elly Schlein nel corso di un incontro alla Stampa Estera.

Schlein: “Pronti al voto in qualsiasi momento”

“Se ci saranno elezioni anticipate? Da segretaria della prima forza di opposizione, in qualunque momento ci saranno le elezioni noi ci faremo trovare pronti”, dice la segretaria Pd, Elly Schlein, nel corso di una conferenza stampa alla Stampa Estera.

Fini: “Ai miei tempi l’auspicio di un leader voleva dire dimettiti”

“Ai miei tempi un auspicio di un leader e presidente del Consiglio era un modo garbato per dire dimettiti”. Così l’ex leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini, parlando con i cronisti in Transatlantico a proposito delle dimissioni della ministra del Turismo Daniela Santanchè, auspicate ieri dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Pozzolo: “Dimissioni di Delmastro? Era meglio darle prima. Solidarietà da parte mia”

Le dimissioni di Delmastro? “Prendo atto che forse era meglio darle prima, comunque gli mando un pensiero di solidarietà, quella che io non ho mai avuto”, risponde così il deputato di Futuro nazionale, ex FdI, Emanuele Pozzolo a Un giorno da pecora, su Rai RRadio1. Lei fu espulso da FdI dopo il famoso ‘caso’ di capodanno. “E Donzelli mi fece una proposta”. Quale? “È meglio che ti distanzi perché ogni volta che Delmastro va in tv si associa a lui la tua vicenda. Vai in Noi moderati”. E lei come rispose? “Io in Noi moderati? Io sono di destra vera, non quella destra omeopatica com’è oggi FdI…”.

Braga (FdI): “Sfiducia a Santanchè? Abbiamo facilitato il lavoro di Meloni”

“Abbiamo facilitato il lavoro della presidente del Consiglio”, commenta la capogruppo Pd alla Camera, Chiara Braga, la decisione della conferenza dei capigruppo di Montecitorio di calendarizzare per lunedì prossimo la mozione di sfiducia nei confronti di Daniela Santanchè.

Ciriani: “Mozione di sfiducia su Santanchè? Penso non sarà necessaria”

“La mozione di sfiducia nei confronti di Santanchè calendarizzata per lunedì alla Camera? Penso che non sarà necessaria”, dice il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, conversando con i cronisti nel Transatlantico della Camera prima del question time.

Santanchè appena uscita dal ministero del Turismo

di Serena Riformato

La titolare del Turismo Daniela Santanchè ha appena lasciato la sede del ministero in macchina. Non ha risposto alle domande dei giornalisti. La ministra era arrivata in ufficio alle 10.

La mozione di sfiducia Santanchè da lunedì in aula Camera

La mozione di sfiducia delle opposizioni alla ministra Daniela Santanchè approderà in aula alla Camera lunedì per la discussione generale. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio come hanno riferito le opposizioni al termine della riunione. Dopo la discussione generale, il seguito dell’esame della mozione di sfiducia presentata da tutte le opposizioni nei confronti della ministra Santanchè, le cui dimissioni sono state auspicate ieri dalla premier Meloni in una nota, riprenderà dopo il decreto Bollette, quindi presumibilmente il voto potrebbe svolgersi nella giornata di mercoledì 1 aprile.

Bartolozzi in ufficio al ministero, le dimissioni formalizzate ieri sera

La vice capo di gabinetto uscente del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, è stata questa mattina negli uffici di via Arenula. Bartolozzi ha formalizzato le sue dimissioni ieri sera dopo un lungo colloquio, durato oltre due ore, nell’ufficio del Guardasigilli Carlo Nordio, anch’egli al lavoro questa mattina. A dare contestualmente le sue dimissioni ieri è stato anche il sottosegretario Andrea Delmastro. Intorno alle 15 il ministro sarà alla Camera per il question time e tre domande che riguardano il caso Delmastro.

Indiscrezioni sulle dimissioni di Santanchè ma lo staff della ministra smentisce

di Serena Riformato

Girano in Parlamento, tra i deputati della maggioranza, indiscrezioni secondo le quali sarebbe imminente un comunicato di Daniela Santanchè per annunciare le proprie dimissioni. Dallo staff della ministra del Turismo però smentiscono: “Non stiamo scrivendo nessuna nota”.

Santanché non partecipa alla presentazione del libro di Convertini

di Serena Riformato

La ministra del Turismo Daniela Santanchè oggi era annunciata tra gli ospiti della presentazione del libro di Beppe Convertini “Il Paese delle tradizioni”, alle 14.30 alla Camera. La partecipazione, pero, è stata cancellata. “Era già deciso da ieri”, fa sapere la portavoce della ministra.

Santanchè chiusa nell’ufficio-fortino, fuori passanti curiosi: “Ma si è dimessa?”

di Serena Riformato

“Ma sì è dimessa?”. “Ma quella quando mai se dimette”. “Non molla, non molla”. Mentre la ministra del Turismo Daniela Santanchè è chiusa nel suo ufficio, davanti alla sede del dicastero in via di Villa Ada a Roma i passanti – incuriositi dai giornalisti in attesa – si fermano per fare domande o commenti. Un uomo in macchina urla: “Dimettiti!”.

Referendum, Renzi rilancia post 2016 di Meloni: “Io sono andato a casa e tu?”

“Per la categoria: Tweet invecchiati malissimo. Io sono andato a casa Giorgia. Tu?”, scrive sui social il leader di Iv Matteo Renzi che rilancia un post scritto da Giorgia Meloni nel 2016: “Caro #Renzi, il #referendum è il banco di prova del #Governo. E se lo perdi vai a casa”, si legge.

Rampelli (FdI): “Santanchè? Se premier lo chiede, devi dimetterti”

Dopo Malan, il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli. “Chi fa parte di una squadra di governo dovrebbe apprezzare le circostanze e rimettere il proprio mandato – dice a “Ping Pong” su Rai Radio 1, sul caso Santanchè – Se questo è ciò che viene richiesto dal presidente del Consiglio mi pare scontato che debba finire così”, ha aggiunto. Sull’ipotesi sfiducia, “sono atti parlamentari affidati al confronto tra maggioranza e opposizione: vedremo”.

Fabio Rampelli al Palazzo dei Congressi durante la manifestazione conclusiva della campagna referendaria ‘Roma per il si’, Roma, 19 Marzo 2026. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Fabio Rampelli al Palazzo dei Congressi durante la manifestazione conclusiva della campagna referendaria ‘Roma per il si’, Roma, 19 Marzo 2026. ANSA/GIUSEPPE LAMI (ansa)

Bignami: “No alle lezioni da chi si inchina alle mafie”. Proteste in aula

Sale la tensione nell’aula della Camera. Il capogruppo di FdI Galeazzo Bignami si rivolge ai banchi delle opposizioni: “Non accettiamo lezioni da chi fiancheggia, chi prende a martellate i poliziotti” o “da chi è andato a inchinarsi ai mafiosi passando davanti alle loro celle mentre andava da Cospito. Se voi aveste un po’ della moralità che ha dimostrato Giorgia Meloni, un po’ della sua schiena dritta forse ci risparmiereste qualche parola”, aggiunge Bignami. Durante il suo intervento si sono levate urla di protesta da alcuni deputati delle opposizioni, ripresi dal presidente di turno. Il deputato dem Federico Fornaro, successivamente in un richiamo al regolamento ha protestato: “Un conto è una dialettica dura, un conto è accusare dei colleghi di essersi inchinati a mafiosi, con riferimento ad una visita dei colleghi del Pd fatta nel diritto delle prerogative parlamentari. Deve fermare queste parole e stigmatizzarle”, ha affermato rivolto al presidente di turno. Proteste dalla maggioranza anche durante l’intervento del dem.

(ansa)

Salvini: “Non parlo di referendum o dimissioni”

“Non parlo di referendum o dimissioni, ma sono contento di aver portato i giornalisti qui così magari parleranno di primo soccorso”, dice il vice premier Matteo Salvini dal palco dell’evento “Proteggere chi viaggia” sul primo soccorso in Campidoglio sulla richiesta di dimissioni per la ministra Santanchè arrivata dalla premier Meloni nella serata di ieri.

Santanché si deve dimettere? Salvini dribbla i giornalisti e non risponde alla domanda



Avs-Pd-M5S chiedono stop dei lavori in commissione Giustizia: “Così non si può continuare”

Con una lettera al presidente della Commissione Giustizia della Camera, Ciro Maschio, i capigruppo di Avs, Pd e M5S, Devis Dori, Federico Gianassi e Valentina D’Orso, chiedono di riorganizzare i lavori della Commissione riprendendoli solo all’esito del nuovo riassetto del ministero della Giustizia. “Stiamo esaminando provvedimenti importanti – si legge in una nota – è impossibile continuare con il terremoto in atto al ministero. Chiediamo pertanto un immediato ufficio di presidenza della commissione per ridefinire l’ordine dei nostri lavori”.

Salis: “Io leader del centrosinistra? Lusingata ma ora faccio la sindaca”

Nel centrosinistra è iniziata la corsa alle primarie di coalizione per individuare il candidato premier. Silvia Salis, sindaca di Genova, si è sfilata e commenta: “In questo momento mi occupo del ruolo che sto svolgendo: fare la sindaca di Genova al meglio ogni giorno. L’ho detto anche ieri: fa piacere, lusinga ricevere questo tipo di attenzione e considerazione per una carriera politica appena iniziata, ma rappresenta anche una grande responsabilità. Devo dire che tutti i partiti mi hanno sostenuto e continuano a sostenermi con convinzione. A Genova c’è una forte collaborazione. Credo che chiunque possa contribuire al campo progressista debba farlo. Io, anche nel mio ruolo di sindaca, non mi tiro indietro quando si tratta di esporsi su temi importanti: può essere Gaza, come il referendum. Penso che tutti dobbiamo fare la nostra parte, senza sovrapporci gli uni agli altri”, dice a Rtl.

(ansa)

Patuanelli (M5S): “Spettacolo osceno di una premier senza bussola”

Le opposizioni contro Meloni. Scrive sui social il vicepresidente M5S Stefano Patuanelli: “Ragioniamo per paradosso. Perché quasi verrebbe da dire: Santanchè resti al suo posto. Non perché vada difesa – abbiamo già presentato la terza mozione di censura e sono due anni che diciamo il contrario – ma perché il punto oggi non è lei. Il punto è Giorgia Meloni. Perché è Meloni che ha personalizzato tutto, che ha alzato i toni, che ha trasformato ogni passaggio politico in uno scontro identitario. È Meloni che, in campagna elettorale, ha scelto di attaccare la magistratura con parole gravissime – continua PatuanelliÈ Meloni che oggi, dopo una sconfitta politica evidente, prova a cambiare schema. E allora no, non funziona così. Non si può pensare di scaricare tutto su qualcun altro per ripulirsi l’immagine. Non si può prendere ‘i più deboli’ e usarli come capro espiatorio per dimostrare forza. Se c’è qualcuno che deve rispondere oggi, è lei. Per questo il paradosso serve a chiarire: non è il momento di fare finta che basti una testa per chiudere la partita. Non è Santanchè il problema politico di oggi, Santanchè è un problema politico da sempre. Il problema è la Presidente del Consiglio e tutto il governo. Venga in Parlamento”.

Calenda: “Santanchè si dimetterà ma Meloni venga in aula e spieghi fase due”

“Il senatore Malan ci ha confermato che il ministro Santanchè si dimetterà ma credo che in ogni caso sia utile, sia per la maggioranza che per l’opposizione, che il presidente del Consiglio venga in Aula per spiegare che c’è una fase due del governo e come verrà gestita – dice il leader di Azione, Carlo Calenda, intervenendo in aula al Senato – Credo sia un’occasione, dopo questa sconfitta, di spiegarci in che modo vorrà cambiare il suo agire, che insegnamenti ne ha tratti o che modifiche di linea vorrà prendere. Mi pare chiaro dalle dimissioni di Delmastro e Bartolozzi e da quelle che arriveranno della Santanchè, che sia necessario spiegare su quali basi programmatiche il governo andrà avanti”.

Per Santanchè previsti appuntamenti fino al pomeriggio

È iniziata la mattinata di lavoro di Daniela Santanchè al ministero del Turismo a via di Villa Ada. Sono in agenda appuntamenti di lavoro per tutto il pomeriggio. Prima dell’arrivo della ministra c’è stata anche una breve e isolata protesta di un uomo che a bordo di un’auto è passato davanti al ministero suonando il clacson e gridando: “Dimettiti!”.

Opposizioni depositano anche alla Camera mozione di sfiducia su Santanchè

Una mozione di sfiducia alla ministra del Turismo, Daniela Santanchè, è stata depositata questa mattina alla Camera e sottoscritta da tutte le forze di opposizione. Ecco il testo firmato da Chiara Braga (Pd), Riccardo Ricciardi (M5S), Luana Zanella (Avs), Matteo Richetti (Azione), Maria Elena Boschi (Iv) e Riccardo Magi (+Europa). “La Camera, premesso che: l’articolo 94 della Costituzione attribuisce a ciascuna Camera il potere di revocare la fiducia mediante mozione motivata; la responsabilità politica dei singoli ministri costituisce elemento essenziale del corretto funzionamento dell’esecutivo e del rapporto fiduciario con il Parlamento; considerato che: – la presidente del Consiglio dei ministri, con dichiarazione resa nel tardo pomeriggio del 24 marzo c.a. ha pubblicamente auspicato le dimissioni della ministra del Turismo Daniela Garnero Santanchè; tali dichiarazioni evidenziano il venir meno del rapporto fiduciario tra la presidente del Consiglio e la ministra, determinando una situazione di oggettiva incompatibilità con la permanenza in carica; la mancata assunzione di responsabilità mediante dimissioni volontarie, a fronte di una esplicita presa di distanza del vertice dell’esecutivo, configura una grave anomalia istituzionale; tale situazione compromette la credibilità dell’azione di governo e arreca pregiudizio all’immagine delle istituzioni; visto l’articolo 94 della Costituzione e visto l’articolo 115 del regolamento della Camera dei deputati, esprime la propria sfiducia alla Ministra del turismo, senatrice Daniela Garnero Santanchè, e la impegna a rassegnare le proprie dimissioni”.

Malan (FdI): “Santanchè seguirà le indicazioni della premier”

“Quanto al ministro Santanchè, come tutti i membri del governo seguirà le indicazioni del presidente del Consiglio”, dice il capogruppo di FdI Lucio Malan in aula al Senato.

Santanchè arrivata al ministero e non risponde alle domande

di Serena Riformato

All’indomani della richiesta pubblica di dimissioni avanzata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, resiste ancora Daniela Santanchè. Alle 10 arriva al ministero del Turismo. Come fosse un giorno qualsiasi. Lo aveva promesso ieri sera con una nota: “Sarò regolarmente in ufficio”. E così è stato. Esce dalla macchina al telefono, non risponde alle domande. “Ha appuntamenti al ministero fino a sera”, fa sapere la sua portavoce. Tra gli impegni della giornata ci sono le riunioni per l’organizzazione del Forum internazionale sul Pet Tourism di maggio a Roma e la preparazione in vista del convegno di Assomarinas, domani alle 15.

Santanché al ministero con mezz’ora di ritardo: rifiuta di rispondere ai giornalisti



Conte: “Meloni non riesce a far dimettere Santanchè. Indecoroso”

“Doveva essere il ponte dell’Europa con Trump su dazi e guerra, doveva imporsi a Bruxelles… e invece scopriamo che Meloni fatica a far dimettere la sua ministra e compagna di partito Santanchè. Che situazione indecorosa per le istituzioni! Al danno di immagine di questi anni si aggiunge adesso l’imbarazzo di uno stallo che rivela tutta la debolezza della premier”. Così su Facebook il presidente del M5S, Giuseppe Conte. “Dopo quasi 3 anni passati a salvarla con voti e scudi in Parlamento anche di fronte a una truffa covid ai danni dello Stato, ora la presidente del Consiglio è stata costretta da 14 milioni di voti a implorare Santanchè in un comunicato stampa affinché lasci il governo. E dopo ore e ore ancora non succede nulla. Che balletto indecente! Tutto questo è la conferma che abbiamo avuto in questi anni una premier sotto ricatto politico anche dentro il suo partito. Altro che ‘Fratelli’ d’Italia”, conclude Conte.

Renzi: “Meloni non riesce a farsi ascoltare da Santanchè, dove è la sua forza?”

Continua il leader di Iv Matteo Renzi a MattinoCinque: “Ho l’impressione che nel governo sia iniziata la resa dei conti e sono preoccupato che la presidente del Consiglio non riesca a farsi ascoltare dalla sua ministra e, siccome faccio il tifo per l’Italia, come si fa a credere sia forte se non riesce a farsi ascoltare”, dice commentando la richiesta di dimissioni avanzata da Meloni nei confronti di Santanchè. Renzi, che pure sottolinea di ritenere che la premier “abbia sbagliato e che avrebbe dovuto presentarsi in aula, spiega di provare “un po’ di umana simpatia” nei confronti di Meloni: “Ne perdi una e il giorno dopo tutti ti accoltellano alle spalle”.

Renzi: “Meloni ha perso il primo vero test ed è scoppiato un bel caos”

“Anziché votare nel merito del referendum, si è dato un giudizio sulla presidente del Consiglio”. Così il leader di Italia viva, Matteo Renzi, a ‘Mattino Cinque’, su Canale 5, continua a commentare l’esito del voto e la sconfitta del sì. Alla domanda se Giorgia Meloni si riprenderà, l’ex premier risponde: “Questo non lo sappiamo. Lei ha detto ‘Non mi dimetto e rimarrò’, ma ha visto che quando un referendum viene bocciato dai cittadini, si rompe il giocattolino della presidente. Ha perso il primo vero, grande test ed è scoppiato un bel caos dentro il governo. Ho l’impressione che è iniziata la resa nei conti”. “Siccome faccio il tifo per l’Italia, come si fa a credere che la premier sia forte se non riesce a farsi ascoltare dai suoi?”, sottolinea Renzi con riferimento al caso Santanchè.

Depositata mozione di sfiducia contro Santanchè al Senato

“Abbiamo depositato la mozione di sfiducia contro Daniela Santanchè e ne chiediamo la calendarizzazione urgente. Siamo stati i primi a farlo due anni fa, quando esplosero gli scandali che la riguardavano mentre Giorgia Meloni continuava incredibilmente a difenderla. Serviva evidentemente la sconfitta clamorosa al referendum per scaricare Santanchè – spiega il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini – Chiediamo a Fratelli d’Italia e alla maggioranza di essere conseguenti, dando seguito a ciò che la stessa meloni, con ritardo mostruoso, chiede. Santanchè deve lasciare la poltrona. Subito”.

Santanchè, dalla truffa Covid al falso in bilancio su Visibilia: tutte le inchieste aperte

L’ultimo guaio giudiziario per la ministra Daniela Santanché è diventato di dominio pubblico un mese e mezzo fa: indagata a Milano per bancarotta fraudolenta (anche) per il crac di Bioera, la spa del gruppo del “biofood” fallita poi nel 2024 di cui la senatrice di Fratelli d’Italia è stata presidente fino al 2021. Un’ipotesi di accusa molto simile, difatti, a quella già contestata ancora molto prima alla “pitonessa”, e sempre nella stessa galassia del business dell’alimentazione biologica, per il fallimento di Ki group srl che la ministra, in veste di imprenditrice, ha presieduto dall’aprile 2019 al dicembre 2021. Ma oltre alle due inchieste per bancarotta, nel presente della senatrice piemontese – della quale oggi la premier Meloni ha detto di auspicare le dimissioni – ci sono già un processo in corso e un altro che rischia di aprirsi prossimamente.

Meloni è una furia poi ferma Nordio intenzionato a dimettersi. Ipotesi Malagò al posto di Santanchè

Il giorno nero del melonismo si conclude con una nota di sfiducia pubblica a Daniela Santanché, atto estremo e improvvisato che la premier Giorgia Meloni fa seguire a un pomeriggio perso senza riuscire a ottenere il passo indietro della ministra. Già si ragiona a Palazzo Chigi sui possibili sostituti: al posto della titolare del ministero si ipotizza il nome di Giovanni Malagò.

Santanchè sotto assedio prova ancora a resistere: “Il mio caso è diverso”

Lunedì sera, mentre l’onda del no si abbatteva sul governo, Daniela Santanchè era tranquilla, a passeggio col suo Dimitri per le vie di Milano. Abituata da trent’anni ai marosi della politica, anche a quelli più turbolenti e improvvisi, tutto si sarebbe aspettata, tranne questo. Di venire sacrificata dall’oggi al domani sull’altare del referendum. Di finire insomma a recitare la parte del capro espiatorio più pregiato, per una partita che Giorgia Meloni, e il grosso di FdI, non le hanno nemmeno fatto disputare. Te ne devi andare, oggi stesso, il messaggio che le viene recapitato.

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