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Se siete fan di Buffy l’Ammazzavampiri, dovete recuperare questa commedia horror dimenticata

Alcune serie non smettono mai di fare scuola. Buffy l’Ammazzavampiri è una di quelle: a distanza di anni continua a essere il metro di paragone per qualunque racconto televisivo che mescoli horror, ironia e formazione personale. Non quindi sorprende che molti show abbiano provato a raccoglierne l’eredità, con risultati più o meno convincenti. Tra questi, però, ce n’è uno che più di tutti riesce ad avvicinarsi allo spirito di Buffy, pur restando profondamente diverso: Crazyhead, una commedia horror britannica ingiustamente dimenticata.

Creata da Howard Overman, Crazyhead racconta la storia di Raquel e Amy, due giovani donne che scoprono di poter vedere i demoni nascosti tra gli esseri umani. Non sono prescelte, non esiste una profezia, né un destino glorioso ad attenderle: combattono le creature infernali per rabbia, istinto di sopravvivenza e, nel caso di Amy, per capire se ciò che vede è reale o solo il frutto di una mente instabile. A complicare tutto c’è il suo psichiatra, che non solo è un demone, ma ha tutto l’interesse a farle credere di essere pazza.

L’incontro tra le due avviene in modo casuale, quando Raquel salva Amy da un attacco nel bowling dove lavora. Da quel momento nasce un rapporto che richiama apertamente quello tra Buffy e il suo Osservatore, ma riletto in chiave più ruvida e contemporanea. Raquel assume una funzione quasi da “Watcher”, ma senza il distacco intellettuale di Giles: qui tutto è emotivo, sbilanciato, istintivo.

I parallelismi con Buffy non finiscono qui. Crazyhead costruisce attorno alle protagoniste un microcosmo di personaggi che ricordano da vicino gli archetipi della Scooby Gang: l’amico innamorato e ironico, destinato a essere spesso fuori posto, e una figura femminile che attraversa un arco narrativo tragico e oscuro, capace di evocare quello di Willow. Il tutto immerso in un tono che alterna momenti di sincera tensione horror a esplosioni di comicità surreale.

La vera differenza, però, sta nel tono. Se Buffy bilanciava dramma e ironia con un’eleganza pop, Crazyhead spinge tutto verso un umorismo sporco, crudo e decisamente britannico. Una scena di esorcismo volutamente assurda e anti-spettacolare chiarisce subito le intenzioni della serie: qui non c’è alcuna mitizzazione del soprannaturale. I demoni sono sgradevoli, il combattimento è caotico e il linguaggio è diretto, spesso volutamente sopra le righe. Il cuore dello spettacolo resta il dialogo continuo – e spesso esilarante – tra Amy e Raquel, una coppia che funziona grazie a una chimica immediata e credibile.

Un altro elemento che distingue Crazyhead dal suo illustre predecessore è l’ambientazione esistenziale. Le protagoniste non sono adolescenti o studentesse, ma giovani adulte bloccate in lavori precari, costrette a fare i conti con affitti, solitudine e frustrazione quotidiana. Non hanno poteri straordinari, non studiano antichi grimori: cercano risposte su Google, improvvisano, sbagliano. Se Buffy rifletteva sul passaggio all’età adulta, Crazyhead utilizza il soprannaturale come metafora della salute mentale, del bisogno di essere visti e della paura di restare soli.

Tutto questo viene costruito in soli sei episodi, un tempo sorprendentemente breve per sviluppare un arco emotivo così efficace. Raquel passa da una solitudine autodistruttiva a un legame autentico, mentre Amy si evolve da ragazza fragile e confusa in un’eroina improbabile ma credibile. È proprio questa crescita a rendere ancora più amaro il fatto che la serie non abbia mai avuto una seconda stagione, soprattutto considerando il punto in cui si interrompe.

Eppure, anche nella sua incompiutezza, Crazyhead resta una visione consigliatissima. Perché riesce a catturare ciò che rende Buffy speciale – l’equilibrio tra orrore, ironia e sentimento – declinandolo in una forma più adulta, cinica e contemporanea. Se Buffy l’Ammazzavampiri vi ha segnati, questa commedia horror dimenticata merita assolutamente una seconda possibilità.

Fonte: Collisore

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