La storia di un film, a volte, non è affatto la stessa per tutti gli spettatori. Molto spesso la versione vista in un Paese non coincide con quella distribuita altrove. Può succedere per ragioni di censura, per esigenze commerciali, per una diversa sensibilità dei mercati oppure, più banalmente, per una questione di durata. Alcuni film vengono accorciati per facilitare la programmazione in sala, altri vengono rimontati per renderli più accessibili al pubblico internazionale. Ed è proprio quello che è accaduto a Nuovo Cinema Paradisouno dei titoli italiani più celebri e amati di semprela cui fortuna mondiale passa anche attraverso un taglio che ha cambiato il suo finale.
La vicenda delle diverse versioni del film di Giuseppe Tornatore è infatti più complesso di quanto si creda. Le fonti del tempo concordano sull’esistenza di tre asset principali: una versione lunga da circa 173-174 minuti, una versione italiana d’uscita da circa 155 minuti e una versione successiva da circa 123-124 minuti, diventata poi quella di riferimento all’estero. È quest’ultima a essere indicata anche come la versione premiata agli Oscarquella che ha consolidato la fama internazionale del film e che viene ancora oggi identificata da molti spettatori stranieri come il “vero” Nuovo Cinéma Paradiso.
Il punto decisivo, però, non riguarda soltanto i minuti in meno. A cambiare è il senso stesso dell’epilogo. Nella versione internazionale, più compatta e concentrata sul rapporto tra Totò e Alfredo, viene eliminata la parte in cui Salvatore, ormai adulto, ritrova Elena da grande. Nella versione italiana più lunga, e ancora di più in quella estesa da 173-174 minuti, quel segmento invece resta ed è fondamentale: non solo riporta in scena Elena adulta, ma chiarisce ciò che era accaduto davvero dopo il loro amore giovanile e dopo il mancato appuntamento che aveva segnato la loro separazione. In altre parole, ciò che nella versione internazionale resta sospeso come un rimpianto irrisolto, nelle versioni più lunghe viene almeno in parte spiegato.
È una differenza enorme, perché modifica l’effetto emotivo del film. Nel montaggio internazionale, Elena diventa soprattutto il simbolo di un passato perduto, di una ferita mai davvero chiusa, e il finale assume un tono più netto, più malinconico, più universale. Nella versione italiana, invece, il racconto torna su quella ferita e la riapre, offrendo a Salvatore e allo spettatore un tassello in più, quasi una verità rimasta nascosta. È anche per questo che diversi critici hanno osservato come il montaggio a breve risulterà più equilibrato e più efficace nella sua costruzione narrativa, mentre quello lungo sposta maggiormente il baricentro del film verso la dimensione sentimentale e melodrammatica della seconda parte.
Il paradosso è tutto qui: uno dei film italiani più amati al mondo è diventato un classico globale proprio nella versione in cui il suo vero finale, o almeno quello più esplicito e completo immaginato da Tornatore, era stato tagliato. E forse è anche questo uno dei motivi per cui Nuovo Cinema Paradiso continua a essere discusso ancora oggi: perché dietro la sua leggenda si nasconde un caso esemplare di come il destino internazionale di un film possa passare da ciò che viene lasciato fuori.
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