Nel 1995 Mario Martone porta al cinema L’amore molestoun’opera destinata a lasciare un segno profondo nel panorama italiano. Tratto dal romanzo d’esordio di Elena Ferrante, allora ancora avvolta nel mistero, il film arriva in concorso a Cannes e conquista tre David di Donatello. Nonostante questo, con il passare degli anni è rimasto ai margini del grande pubblico, oscurato da titoli più celebrati, pur avendo contribuito a ridefinire lo sguardo di una nuova generazione di autori.
La vicenda segue Delia, interpretata da Anna Bonaiutouna disegnatrice che vive a Bologna e che torna a Napoli dopo la morte improvvisa della madre Amalia, trovata senza vita in poco circostanze chiare. Quello che inizialmente appare come un semplice ritorno si trasforma presto in un percorso più complesso e intimo: un’indagine che non riguarda solo le cause della morte, ma che riporta alla luce ricordi rimossi, tra traumi, tensioni familiari e verità mai affrontate.
Il viaggio di Delia assume così i contorni di una discesa nella memoria, in cui ogni luogo diventa un frammento da ricomporre. Martone costruisce il racconto come un mosaico frammentato, in cui passato e presente si intrecciano continuamente. La narrazione procede per suggestioni, alternando realtà e percezione, fino a delineare una verità che non offre consolazione, ma una presa di coscienza dolorosa e inevitabile.
La Napoli che emerge dal film è lontana da qualsiasi rappresentazione stereotipata. È una città cupa, sensuale e opprimente, osservata con uno sguardo che richiama il noir e resa ancora più intensa dalla fotografia di Luca Bigazzi. Il montaggio di Jacopo Quadri accompagna il viaggio interiore della protagonista con un ritmo spezzato e ipnotico, restituendo la sensazione di uno smarrimento continuo, in cui ogni certezza sembra sgretolarsi.
Al centro del film c’è il rapporto tra madre e figlia, vero fulcro emotivo dell’opera. Amalia, interpretata da Angela Luceè una figura viva e ingombrante anche dopo la morte, capace di influenzare ogni scelta di Delia. La sua presenza si riflette nella prova intensa di Bonaiuto, che restituisce una donna segnata ma in cerca di un equilibrio possibile. Nei flashback, Licia Maglietta dà volto alla giovinezza della madre, mentre Gianni Cajafa offre un’interpretazione che gli valse il Nastro d’argento.
Il film affronta senza filtri il tema della violenza patriarcale e delle sue conseguenze nel tempo, mostrando un contesto maschile dominato da sopraffazione e silenzi. Martone non attenua gli aspetti più scomodi della storia, ma li mette al centro, evidenziando come questi meccanismi si trasmettono di generazione in generazione, condizionando identità e relazioni.
A distanza di quasi trent’anni, L’amore molesto conserva una forza rara. Il restauro del 2018 e la crescente attenzione verso l’opera di Ferrante ne hanno favorito una riscoperta, riportando alla luce un film che oggi appare ancora sorprendentemente attuale. Più che un semplice adattamento, è un lavoro capace di attraversare memoria privata e collettiva, confermandosi come uno dei titoli più intensi e sottovalutati del nostro cinema.
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