Zerocalcare torna su Netflix con una nuova serie animata per adulti. Il fumettista italiano è uno dei pochi esempi di artista cinematografico in grado di lanciare la serialità per adulti attraverso l’animazione: una tendenza tutta americana.
2 maggio 2026 18:27
Zerocalcare torna su Netflix con una serie animata che segna l’ultimo capitolo di una trilogia iniziata con Strappare Lungo i Bordiproseguita con Questo Mondo Non Mi Renderà Cattivo e conclusa con l’ultima creatura che deve arrivare sui dispositivi Netflix a partire dal prossimo 27 maggio 2026. I protagonisti sono sempre quelli, ma a cambiare le storie ci pensano necessità e virtù di un mondo sempre diverso. Zerocalcare, all’anagrafe Michele Rech, racconta il suo universo fatto di possibilità, legami e tante (forse troppe) paranoie che cerca di dissimulare attraverso la propria coscienza. In tutte le serie è rappresentata dal suo fedele compagno di vita: l’armadillo doppiato da Valerio Mastandrea.
Una chicca ulteriore di un repertorio che mescola con sapienza e abilità arte grafica e cinematografia. L’animazione, a livello di settima arte, ha consegnato capolavori di ogni genere. La serialità per adulti, tuttavia, è una cosa diversa: l’Italia ha provato a farla negli anni, ma non sempre ha attaccato. Ci sono esempi virtuosi, come Adrian, ma non può essere messa a paragone con il lavoro portato avanti dal fumettista romano. In primis perché i tempi di Adrian, scritta e ideata da Adriano Celentano, non erano abbastanza maturi per veicolare messaggi profondi e particolarmente complessi attraverso l’animazione. In secondo luogo perchè il cantautore e attore italiano ha precorso i tempi in maniera eccessivamente frettolosa. Al punto che il pubblico non ha trovato tempo e modo per decifrare questo suo “nuovo” codice comunicativo.
Zerocalcare e la serialità per adulti
Zerocalcare invece è arrivato per gradi alla comprensione collettiva e anche al gradimento di massa. È passato inizialmente attraverso i libri illustrati, quelli che molti banalmente sono fumetti, facendoli diventare una specie di trattato sociale con definizione artistica. Cobane Calling è un particolare prototipo di questo mix tra paradigmi, generi e influenze. Poi, una volta appurato e definito il successo con i libri, è approdato sulle piattaforme definendo ulteriormente in Italia il concetto di serialità animata per adulti. In questo ha preso ispirazione, senza alcuna remora, da I Griffin, prima ancora I Simpson e successivamente South Park.

La differenza principale con questi prodotti sta nella gestione differente della satira: nelle opere di Zerocalcare la componente black humor non esiste. Si ride, anche di gusto, ma non ci sono critiche ai potenti in maniera diretta. Si critica il potere e l’ordine costituito, ma sempre tenendo conto di un fine consolatorio e catartico che riequilibra ogni controversia e ciascuna criticità. In America, invece, avviene l’opposto: l’animazione per adulti è concepita non solo come flusso di coscienza, ma anche come “arma” nei confronti del potere. I Griffin e I Simpson ne sono un esempio, ma esistono anche altri titoli a cui far riferimento. Si può passare da South Park a Bojack Hosemann.
Da South Park a I Griffin
Entrambi sono lavori accumunati dall’esigenza, nelle loro reciproche diversità, di mettere alla berlina i potenti. I padroni che regolano un mondo non sempre a misura di tutti. In questo è molto particolare anche il costante riferimento alla politica americana portato avanti da Papà americanoaltra creatura di Seth MacFarlane. L’uomo che ha portato alla ribalta I Griffin. Zerocalcare per i suoi lavori con Netflix attinge da questa “galassia” di riferimento, ma prende spunto più da un canale specifico che è stato aperto in principio da Raffaello Bob Waksberg.
Il creatore e ideatore di Bojack Horseman che, sempre su Netflix, ha dato vita a un’altra serie ugualmente dirompente dal titolo Long Story Short. Il prodotto è stato indagato e portato sul piccolo schermo le dinamiche sociali che avvengono in famiglia e tra amici con una schiettezza fuori dal comune, attraverso testi pungenti e dialoghi sferzanti. Una serie veloce e particolarmente stuzzicante che somiglia, episodio dopo episodio, a un trattato sociale.
Due Spicci e una lunga storia breve
Zerocalcare cerca di fare la stessa cosa partendo dalla sua esperienza di riferimento che inizia dalla periferia e si evolve, con tutti quelli che sono i caratteri e le sfumature di un ambiente meticcio ma anche inevitabilmente coinvolgente. In grado di trascinarti in un vortice dal quale è difficile uscire. Zerocalcareperò, in Due Spicci (questo il titolo ufficiale dell’ultima serie in uscita su Netflix) è pronto a spiegare, tra un sorriso e un’emozione, che avere un destino segnato non sempre coincidere con la rinuncia a sogni e ambizioni. Aspetto che l’America, seppur arrivando dalla cultura dell’American Dream, non ha ancora bene introiettato.

Ecco perché l’Italia, almeno in questa data le sorti attuali del cinema italiano, continua a fare scuola. La serialità animata per adulti parla anche Italiano, anzi: romano stretto, grazie a un “visionario” di Rebibbia la cui qualità spiccata non è il disegno, né l’immaginazione, ma l’ostinazione di crederci ancora prima che una comunità possa tornare a premere il tasto Play. L’universo Zerocalcare sta per arricchirsi di un nuovo tassello in un mosaico che comincia a essere importante anche lontano dai confini italiani.
Michele Rech e il pubblico internazionale
Due Spicci di Michele Rechinfatti, verrà trasmesso in circa 190 Paesi. Segno che l’Italia può ancora permettersi di parlare al mondo tramite nuovi linguaggi condivisi che passano dall’America per poi superare barriere e confini e giungere al cuore di tutti. O meglio: di coloro che ancora non hanno perso la capacità di ascoltare, capire e meravigliarsi. Peculiarità che valgono “Due Spicci” e restituiscono qualcosa in più. Un patrimonio collettivo difficilmente replicabile soltanto con le parole, ma da difendere comunque in maniera determinata e senza alcun tipo di remora.
